Monday, 21 Jan 2019

Missioni DART ed HERA, fu l’evento di Chelyabinsk ad avviarle

L’evento di Chelyabinsk fu l’esplosione di un piccolo asteroide, grande più  o meno come un edificio di sei piani, sopra la città di Chelyabinsk, in Russia, il 15 febbraio 2013. L’esplosione fu più forte di un’esplosione nucleare, e fu rilevata dalle stazioni di monitoraggio di mezzo mondo. L’onda d’urto generata provocò la frantumazione dei vetri alle finestre di tutta la città ed il ferimento di circa 1200 persone. Secondo alcuni scienziati, la luce dell’esplosione potrebbe avere brevemente sovrastato quella del Sole.

L’incidente di Chelyabinsk suonò la sveglia negli uffici delle agenzie spaziali di tutto il mondo. Fino a quel momento, l’idea che un asteroide abbastanza grande da fare danni molto gravi potesse davvero impattare con il nostro pianeta era considerata solo un’eventualità teorica. Quanto avvenuto nei cieli di Chelyabinsk, invece, fece capire a tutti l’importanza di monitorare i piccoli e grandi corpi nello spazio le cui traiettorie potrebbero portarli a rappresentare una minaccia per la Terra.

Nello stesso giorno in cui avvenne l‘incidente di Chelyabinsk, il Comitato Scienza, Spazio e Tecnologia della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti schedulò un’audizione per discutere dei pericoli rappresentati dagli asteroidi e come prevenirli ed assegnare alla NASA il compito di dedicarsi anche a questa attività.

Dopo Chelyabinsk, la NASA ha istituì un Ufficio di Coordinamento per la Difesa Planetaria che prende i dati dal programma di osservazione degli oggetti Near-Earth dell’agenzia. Le responsabilità dell’ufficio includono il monitoraggio e la caratterizzazione di oggetti potenzialmente pericolosi, la comunicazione di informazioni su di loro e il coordinamento di una risposta da parte del governo degli Stati Uniti in caso di minaccia. (Finora non sono state rilevate minacce imminenti).

Secondo gli scienziati, l’esplosione dell’asteroide sopra a Chelyabinsk fu tra le 30 e le 40 volte più forte della bomba atomica che gli Stati Uniti lanciarono su Hiroshima, in Giappone, durante la seconda guerra mondiale. Chelyabinsk, tuttavia, non ha prodotto gli effetti devastanti provocati a Tunguska, in Siberia, nel 1908, presumibilmente dall’esplosione di un asteroide o una piccola cometa. L’esplosione di Tunguska rase al suolo 2.137 km quadrati di foresta. Sebbene fosse un’esplosione più piccola, la polvere dell’impatto di Chelyabinsk è  rimasta nell’atmosfera per mesi.

Nel febbraio 2014, un anno dopo l’impatto, diversi scienziati affermarono che  il pericolo rappresentato dai piccoli asteroidi era ora il più importante nella mente di molti funzionari pubblici. Funzionari dell’agenzia federale per la gestione delle emergenze parteciparono ad una conferenza sulla difesa planetaria e l’amministrazione Obama chiese al Congresso 40 milioni di dollari in fondi aggiuntivi per la NASA per l’identificazione degli asteroidi pericolosi.

In realtà, la NASA è alla ricerca di oggetti potenzialmente pericolosi da decenni; la soglia per il rilevamento di questi corpi celesti, tuttavia, è ancorata a una dimensione molto più grande di quella del bolide di Chelyabinsk. Nel 2005, il Congresso chiese alla NASA di individuare il 90 percento degli oggetti vicini alla Terra con un diametro superiore a 140 m. Nel 2018 si è calcolato che  è probabile che circa tre quarti degli asteroidi potenzialmente pericolosi debbano ancora essere identificati.

Il rilevamento degli asteroidi sarà probabilmente molto migliorato con il completamento del Large Synoptic Survey Telescope (LSST) in Cile, che analizzerà il cielo per identificare le minacce in arrivoSi prevede che LSST inizi a lavorare negli anni ’20 e continui a funzionare per almeno un decennio, secondo il sito web LSST.

Diverse agenzie spaziali osservano da vicino asteroidi e comete per capire meglio come l’energia del sole influisce sui loro percorsi nello spazio. Un esempio è la missione NASA OSIRIS-REx (Origins, Spectral Interpretation, Resource Identification, Security-Regolith Explorer), che ha raggiunto l’asteroide Bennu verso la fine del 2018. Bennu è considerato un oggetto potenzialmente pericoloso, e con il veicolo spaziale, gli astronomi stanno catalogando attentamente il suo percorso orbitale per seguirne meglio i movimenti.

L’astronave raccoglierà anche un campione di Bennu per tornare sulla Terra, aggiungendolo a un piccolo catalogo di campioni provenienti da altre missioni. Conoscere la composizione di un asteroide può aiutare gli scienziati a escogitare tecniche di deflessione, qualora dovesse rappresentare una minaccia. Contemporaneamente, il Giappone sta conducendo la missione Hayabusa2, sull’asteroide Ryugu.

Altre due missioni atte a capire come difenderci al meglio dalla minaccia degli asteroidi partiranno nei prossimi anni, precisamente la missione DART e la missione HERA.

DART, o Double Asteroid Redirection Test, è una missione programmata dalla NASA nei prossimi due anni e consisterà in una sonda che, raggiunto il sistema binario di asteroidi Didymos e Didymoon, effettuerà una serie di esami e test per poi scagliarsi contro Didymoon, il più piccolo dei due asteroidi per provocare una piccolissima deviazione nella sua orbita atta a deviare, grazie alla sua lieve attrazione gravitazionale, anche il corpo principale Didymos. Il sistema Didymos non presenta alcun rischio di collisione con la Terra.

HERA, è una missione dell’ESA che seguirà a distanza di un paio di anni la missione DART e fa parte di un’azione combinata tra le due agenzie spaziali nell’ambito del progetto internazionale di difesa planetaria e avrà lo scopo di verificare l’effettiva deviazione provocata da DART. Nell’ambito di queste due missioni verranno anche testate alcune nuove tecnologie atte ad affinare i sistemi di sorveglianza e difesa planetaria.

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