Sunday, 24 Mar 2019

Charles “pazzo volante” Lindbergh

di Oliver Melis

Vent’anni dopo il primo volo a motore dei fratelli Wright, l’aviazione grazie ai progressi tecnologici degli aerei ormai più affidabili e sicuri, utilizzati spesso nel corso della prima guerra mondiale si apprestava a subire un’accelerazione senza precedenti per rispondere a nuove esigenze e rendere più rapidi e sicuri i collegamenti commerciali e civili.

Il futuro dei voli civili era rappresentato dai voli transatlantici e il caso volle che un imprenditore, Raymond Orteig, già dal 1919 avesse deciso di pagare un premio di 25.000$ al coraggioso pilota che avesse compiuto la trasvolata atlantica senza scalo.

Fu Charles Lindbergh, pilota 25enne dell’aeronautica statunitense ad accettare la clamorosa scommessa con una soluzione tecnica, quella di usare un monoplano mono motore che a tanti era sembrato un suicidio annunciato, tanto che Charles venne soprannominato il “Pazzo volante”.

Lindberg era, fortuna sua, benestante, figlio di immigrati svedesi, convinto che quel tipo di soluzione avrebbe permesso di effettuare la traversata con meno problemi dei tradizionali biplani plurimotori, e aveva in mente di far costruire tale aereo, finanziatori permettendo. Dopo qualche tentennamento e qualche rifiuto riusci a trovare un finanziatore, la compagnia californiana Ryan Airlines. Il suo aereo, un monomotore ad ala alta e con 240 CV di potenza, prese il nome di “Spirit of Saint Louis“, in onore della città del Missouri da cui provenivano i finanziatori.

Charles Lindberg decollò con il suo “Spirit of Saint Louis” il venerdì del 20 maggio del 1927 dall’aeroporto Roosevelt Field, nei pressi di New York. Giornali e radio si buttarono a capofitto sulla notizia che divenne un evento mediatico mondiale, l’attesa era grande e la trasvolata venne definita l’impresa del secolo e i bookmakers inglesi registravano migliaia di scommesse sulla riuscita dell’impresa che non era certamente data per scontata come positiva, visti i fallimenti degli aviatori francesi Charles Nungesser e François Coli, partiti l’8 maggio e scomparsi nel nulla.

Charles Lindberg riusci a portare a termine la traversata, infatti, 33 ore e mezza dopo, senza aver chiuso occhio e bevendo cioccolata calda e mangiando dei biscotti (ne aveva con se tre pacchi) la sera del 21 maggio 1927, alle ore 22.24 lo “Spirit of Saint Louis” atterra sulla pista dello Champs de Le Bourget vicino a Parigi.

La mano alzata di Charles Lindbergh che si stacca dalla cloche del suo monoplano conclude la prima traversata in aereo in solitario dell’Oceano Atlantico senza scalo, un’impresa compiuta con coraggio da un giovane al quale il Presidente americano Calvin Coolidge tributa una frase: “Il popolo si unisce alla mia gioia per la brillante conclusione del suo eroico volo” assegnandogli l’onorificenza della Distinguished Flying e nominandolo colonnello della Riserva dell’Aviazione degli Stati Uniti. Il governo francese gli concede invece la Legion d’Onore.

Con il tempo la fama di Lindbergh aumentò portando il pilota a diventare insofferente all’attenzione morbosa riservata dai media a lui e ai suoi cari. Una condizione che raggiunse l’apice con la vicenda del rapimento e l’assassinio del figlio primogenito Charles August, che lo portò a trasferirsi in Europa alla ricerca di privacy e tranquillità.

Charles Lindberg morì a 72 anni, nel 1974 nell’isola di Maui nelle Hawai.

Fonti: Rainews.it; Mondi.it; Wikipedia.

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