Saturday, 23 Mar 2019

L’Hangar 18

di Oliver Melis

Ne avrete certamente sentito parlare, questo hangar è molto conosciuto in ambito “complottista” e spesso viene nominato come sacro Graal dell’ufologia in quanto alcuni hanno sempre alluso alla sua esistenza per giustificare affermazioni sull’esistenza di dischi volanti recuperati dai militari in varie parti del mondo e portati in segreto nel misterioso hangar per essere analizzati, studiati, smontati e riutilizzati come spesso narrano le cronache di avvistamenti UFO nei pressi dell’installazione che ospita l’hangar.

Luci misteriose, velivoli circolari o triangolari dalle capacità incredibili verrebbero testati nei pressi dell’hangar ormai da decenni; almeno cosi raccontano i fervidi resoconti ufologici che spesso vengono pubblicati da noti ufologi, o raccontati nei più disparati canali youtube che prosperano nel mare dei Sargassi internettiani.

Non mancano gole profonde che raccontano di aver prestato servizio al suo interno dove raccontano di aver visto anche i corpi dei piloti dei dischi volanti recuperati nei vari crash o addirittura raccontano di aver collaborato con alieni o gruppi di essi che in combutta con il governo americano rapirebbero e studierebbero migliaia di terrestri ignari, almeno fino a quando qualcuno non vuota il sacco.

Non mancano fughe di notizie e racconti di presunti rapiti, fin dagli anni 60, quando l’ufologia era agli inizi ma in tanti avevano capito che la “materia” poteva diventare una vera e propria miniera e soprattutto a partire dagli anni ’70, quando in tanti iniziarono l’ennesima corsa all’oro nel nuovo Klondike che, per molti affabulator, si è rivelata una corsa vincente.

Ma l’Hangar 18 è solo un edificio della base aeronautica di Wright-Patterson a Dayton, Ohio.

Cosa nasconde, dunque, l’aeronautica militare americana davvero nell’Hangar 18?

Durante la guerra fredda, l’US Air Force avviò un programma chiamato Foreign Technology Division. Il lavoro della FTD consisteva nello studio e nel reverse engineering di aerei russi catturati o di qualsiasi altro oggetto estraneo che potesse essere caduto nelle loro mani; Con la reverse ingineering o “ingegneria inversa” si cercava di capire il funzionamento dei velivoli catturati,

Il programma denominato FTD aveva anche altre sedi, una vicino alla base aeronautica di Nellis in Nevada (sede della nota Area 51) per testare le caratteristiche di volo di questi aerei.
La base di Wright-Patterson e la notissima area 51 sono diventate famose e note al grande pubblico grazie a tante bufale raccontate da diversi personaggi sulla presenza nel sito di navicelle spaziali aliene, i famosi UFO o dischi volanti precipitati a terra e recuperati dai militari che avrebbero avuto modo di recuperare anche i misteriosi occupanti, i piloti degli UFO, detti anche EBE o entità biologiche extraterrestri alcune delle quali vive. Ricordiamo anche il famoso e mai tramontato caso Roswell con i rottami e i corpi degli alieni che vengono portati con un volo a Wright-Patterson come tanti sceneggiatori Hollywoodiani hanno raccontato nei molti film ispirati ai famosi casi, nati in parte dalla penna di diversi divulgatori di notizie ufologiche, infatti, quando gli sceneggiatori cercavano un luogo in cui occultare il proprio disco volante, citavano la Divisione Tecnologia Straniera e il famigerato hangar 18, luogo perfetto.

E così, Hangar 18 è diventato una parte della mitologia UFO.

Hangar 18 ha ispirato anche il titolo di un film di fantascienza del 1980 in cui il presunto disco volante alieno che si è schiantato a Roswell venne trasferito a Wright-Patterson per essere studiato, dove vi è stato collocato.

Anche il gruppo Heavy metal dei Megadeth ha dedicato una canzone all’edificio detto hangar 18 dove per molti appassionati vengono tenuti gelosamente nascosti i rottami degli UFO e i corpi dei piloti alieni, insomma le bufale in un modo o nell’altro sono entrati e restano nell’immaginario collettivo grazie alla musica, ai libri ed ai film e, grazie a questi, oggi con la complicità anche di internet, dove i siti web e, soprattutto i social media, sono un fertile terreno per le bufale diffuse ad arte, attraverso le quali alcuni furbi vivono e prosperano grazie all’ingenuità, l’ignoranza e la credulità.

Fonte: Skeptoid.com

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