Saturday, 23 Mar 2019

 Il cavaliere di Bardi

di Oliver Melis

Nell’antico castello di Bardi (Parma), fra il 1400 e il 1500, il prode condottiero Moroello, comandante della guarnigione locale, amava la bella Soleste, la giovane figlia del castellano che, a sua volta, freme per Moroello ma il padre l’ha promessa in sposa ad un feudatario vicino. Un matrimonio che porterà nuove terre ed una solida alleanza.

Solo la balia aiuta Soleste e Moroello e fa di tutto affinché i due ragazzi possano incontrarsi e stare insieme.

Purtroppo la sfortuna sta per accanirsi contro i due giovani innamorati. Moroello dovette partire in battaglia, e ogni giorno Soleste lo attendeva ansiosa e spaventata per la sua sorte. Dopo tanta attesa, finalmente, dall’alto della torre, la giovane vide un manipolo di soldati che cavalcava verso il castello: credette che Moroello stesse per tornare da lei, ma si accorse che quello che sventolava era il vessillo del nemico. Dalla disperazione, Soleste si gettò dal torrione, cadendo ai piedi dell’amato Moroello, che tornava vittorioso sventolando le insegne nemiche sconfitto.

Il Cavaliere, alla vista di lei morta non poté sopportare la tragedia e si suicidò per raggiungere l’amata.

Da allora, si racconta che il castello di Bardi è infestato dallo spirito del condottiero, e forse anche da quello della giovane donna. I visitatori raccontano di gelide correnti d’aria, cerchi di pietre che si compongono da soli, profumi e rumori.

Vent’anni fa circa, verso la fine degli anni 90, alcuni appassionati di paranormale decisero di indagare e durante alcuni sopralluoghi scattarono delle fotografie sia con normali dispositive che con apparecchiature in grado di catturare la traccia a infrarossi di eventuali “presenze”.

In una di queste foto venne immortalata una figura che sembrava quella di “un cavaliere inginocchiato” forse ferito a un braccio in quanto la variazione di temperatura mostrava una zona con un colore diverso all’altezza del braccio. Le immagini all’epoca destarono molto clamore e curiosità e i due ricercatori vennero ospitati in diverse trasmissioni televisive.

Ad onor del vero, anche il CICAP si mosse e condusse alcuni esami sulla foto concludendo che la figura umana diventava apparentemente più chiara e riconoscibile solo dopo essere stata elaborata in falsi colori, la foto originale mostrava solo una macchia informe e indistinta, dimostrando che l’immagine in falsi colori fu interpretata attraverso il fenomeno noto come pareidolia.

Fonte: Queryonline

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