Tuesday, 21 May 2019

Qualcuno può ‘possedere’ la Luna (o parti di essa)?

Sono parecchie le aziende private che stanno esaminando la possibilità di estrarre dalla Luna acqua e altre materie prime. Chiaramente, questo implica che queste aziende debbano disporre di una concessione che autorizzi  l’estrazione lunare. Quali sono, però, le regole previste per lo sfruttamento minerario della Luna?

Semplicemente, non ne esistono.

Sono passati quasi 50 anni da quando Neil Armstrong è diventato il primo uomo a camminare sulla Luna. “Questo è un piccolo passo per un uomo“, disse l’astronauta statunitense, “un passo da gigante per l’umanità“.

Poco dopo, il suo collega Buzz Aldrin si unì a lui a passeggiare sulla superficie del Mare della Tranquillità e,dopo avere disceso i gradini del modulo lunare Aquila, guardò il paesaggio vuoto e disse: “Magnifica desolazione“.

Dalla missione dell’Apollo dell’11 luglio 1969, pochissimi esseri umani hanno posto piede sul nostro satellite e nessuno dal 1972. Questa, però, è una situazione che potrebbe cambiare presto, con diverse aziende che si interessano all’esplorazione lunare e, possibilmente, all’estrazione di alcune materie prime, a cominciare dall’acqua e dall’Elio3, per arrivare a risorse come l’oro, il platino e minerali di terre rare così tanto utilizzati nell’elettronica e sempre più rari sulla Terra.

All’inizio di questo mese, la Cina ha sbarcato una sonda, la Chang’e-4, sul lato opposto della Luna, ed è riuscita anche ad ottenere la geminazione di un seme di cotone in una biosfera artificiale, dimostrando che la bassa gravità lunare potrebbe non essere un problema per la coltivazione di ortaggi. Purtroppo il germoglio e gli altri semi sono morti a causa di un guasto elettrico che ha impedito il riscaldamento provocando la caduta della temperatura a bordo del modulo a -52 gradi. La Cina intende costituire al più presto una base sulla Luna per la ricerca.

Intanto, l’azienda giapponese iSpace ha in programma di costruire una “piattaforma di trasporto Terra-Luna” per effettuare prospezioni alla ricerca “dell’acqua” ai poli lunari.

E ci sono molte altre aziende private che intendono arrivare sulla Luna a scopi commerciali, siano minerari o turistici. Quindi, quali sono le regole che potrebbero garantire che la desolazione di Aldrin rimanga indisturbata? Oppure il satellite naturale della Terra è destinato ad essere l’obbiettivo di una corsa allo sfruttamento commerciale?

La potenziale proprietà dei corpi celesti è stata considerata un problema fin da quando è inziata l’esplorazione spaziale durante la Guerra Fredda. Mentre la NASA stava pianificando le sue prime missioni lunari con equipaggio, l’ONU ratificò un trattato sullo Spazio Esterno, firmato nel 1967 da paesi come gli Stati Uniti, l’Unione Sovietica e il Regno Unito.

Nel trattato si afferma che: “Lo spazio esterno, compresa la Luna e altri corpi celesti, non è soggetto all’appropriazione nazionale per rivendicazione di sovranità, per mezzo dell’uso o dell’occupazione, o con qualsiasi altro mezzo“.

Grafico lunare che espone ciò che potrebbe essere estratto - acqua, oro, platino e elementi di terre rare

Joanne Wheeler, direttrice della società spaziale Alden Advisers, descrive il trattato come “la Magna Carta dello spazio“. Fa piantare una bandiera sulla Luna – come fecero Armstrong e i suoi successori – “priva di significato“, in quanto non conferisce alcun “diritto vincolante” a individui, società o paesi, aggiunge.

In termini pratici, la proprietà della terra e i diritti minerari per la Luna non erano ritenuti troppo importanti nel 1969. Ma oggi, con lo sviluppo della tecnologia e l’accesso allo spazio di soggetti privati, lo sfruttamento delle risorse lunari a fini di lucro è diventato una prospettiva più che probabile, e nemmeno troppo lontana.

Nel 1979 l’ONU ha produsse un accordo che disciplinava le attività degli Stati sulla Luna e altri corpi celesti, meglio noto come accordo sulla Luna. Questo accordo stabilisce che la Luna e gli altri corpi celesti del sistema solare devono essere usati per scopi pacifici, e che l’ONU deve sapere e approvare preventivamente dove e perché qualcuno pianifica di costruire una base permanente.

L’accordo recita anche che “la Luna e le sue risorse naturali sono patrimonio comune dell’umanità e che dovrebbe essere istituito un regime internazionale “per governare lo sfruttamento di tali risorse quando tale sfruttamento stia per diventare fattibile“.

Il problema con l’accordo sulla Luna, tuttavia, è che solo 11 paesi l’hanno ratificato. La Francia è una, e l’India è un’altra. La anzioni maggiormente impegnate nello spazio, tra cui Cina, Stati Uniti e Russia non hanno mai firmato e ratificato l’accordo. E nemmeno il Regno Unito che pure non è, al momento, particolarmente impegnato in operazioni spaziali ma lo è almeno una azienda privata britannica con grandi ambizioni.

Ad ogni modo, Wheeler sostiene che, non sarà così facile” far rispettare le regole delineate nei trattati.

Atto di proprietà della luna, 1955
GETTY IMAGES

La prof.ssa Joanne Irene Gabrynowicz, ex redattore capo del Journal of Space Law, concorda sul fatto che gli accordi internazionali non offrono “alcuna garanzia“. L’applicazione “è una miscela complessa di politica, economia e opinione pubblica“, aggiunge.

E i trattati esistenti, che negano la proprietà nazionale dei corpi celesti, hanno già dovuto affrontare una sfida negli ultimi anni.

Nel 2015, gli Stati Uniti hanno approvato la legge sulla competitività dei lanci spaziali a scopo commerciale, riconoscendo il diritto dei cittadini di possedere le risorse che riescono a estrarre dagli asteroidi. Non si applica alla Luna, ma il principio potrebbe essere esteso.

Eric Anderson, co-fondatore della società di esplorazione Planetary Resources, ha descritto questa legislazione come “il più grande riconoscimento dei diritti di proprietà nella storia“.

Nel 2017, il Lussemburgo ha approvato un proprio atto, fornendo lo stesso diritto di proprietà alle risorse trovate nello spazio. Il vice primo ministro Etienne Schneider ha dichiarato che questa legge renderà il suo paese “un pioniere europeo e leader in questo settore“.

La volontà di esplorare e fare soldi è lì, con i paesi apparentemente sempre più desiderosi di aiutare le aziende.

Chiaramente l’estrazione mineraria, sia che si intenda importare i materiali sulla Terra, sia che si intenda fabbricare prodotti finiti localmente, è l’esatto opposto del non arrecare alcun danno“, afferma Helen Ntabeni, avvocato di Naledi Space Law and Policy.

Aggiunge che si potrebbe sostenere che gli Stati Uniti e il Lussemburgo si sono “tirati fuori” dalle disposizioni del Trattato sullo Spazio Esterno. “Sono piuttosto scettico sul fatto che le alte nozioni morali del mondo che utopizzavano l’esplorazione spaziale come uno sforzo comune dell’umanità saranno preservate“.

Insomma, stanno per cominciare le guerre commerciali nello spazio, guerre cui si uniranno, a quanto pare con entusiasmo, anche gli ambientalisti di ogni tipo.

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