La NASA intende inviare un lander automatico sulla Luna entro quest’anno

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Dopo decenni di abbandono, la NASA (ma forse è più l’amministrazione Trump che desidera un successo eclatante in vista delle elezioni presidenziali) è improvvisamente ansiosa di tornare sulla superficie della luna.

A novembre, l’agenzia ha selezionato nove aziende americane idonee per presentare offerte per la consegna di carichi robotici della NASA sulla Luna, tramite i cosiddetti contratti CLS (Commercial Lunar Payload Services). Giovedì (14 febbraio), funzionari della NASA hanno annunciato che il primo “ordine operativo” per una consegna di questo tipo probabilmente uscirà entro un mese e che si aspettano che l’azienda selezionata possa ottemperare al contratto in tempi relativamente brevi.

“Se dipendesse da noi, vorremmo avere una missione già in questo anno solare”, ha detto Thomas Zurbuchen, amministratore associato della direzione missioni scientifiche della NASA, durante una webcast dal titolo “tavola rotonda dei media” tenutosi presso la sede dell’agenzia a Washington. “Ci interessano molto delle tempistiche, vogliamo cominciare subito a raggiungere gli obbiettivi stabiliti”, ha spiegato, sottolineando che la NASA fornirà alle compagnie ammesse incentivi finanziari per essere operative più rapidamente. La NASA è disposta a prendere alcuni rischi nei primi tempi per contribuire a stimolare lo sviluppo del programma CLPS e del business delle missioni lunari commerciale nel complesso, ha detto, aggiungendo: “Non ci aspettiamo che ogni lancio e allunaggio avranno successo.”

Le nove società NASA selezionate a novembre sono Astrobotic, Deep Space Systems, Draper, Firefly Aerospace, Intuitive Machines, Lockheed Martin Space, Masten Space Systems, Moon Express e Orbit Beyond

Queste aziende competeranno per aggiudicarsi missioni in cui  trasporteranno una grande varietà di carichi utili nei prossimi mesi e anni, ad esempio, alcuni lanci porteranno strumenti scientifici destinati a risolvere alcuni dei misteri della Luna, mentre altri trasporteranno attrezzature per la ricerca di risorse e altre dimostrazioni tecnologiche progettate per spianare la strada alla colonizzazione umana.

La principale risorsa lunare da sfruttare, almeno inizialmente, è l’acqua. La superficie lunare ne ha molta, depositata in forma di ghiaccio nei crateri polari permanentemente in ombra. Questa acqua sarà fondamentale per la creazione di insediamenti lunari e ulteriori esplorazioni ulteriore, e non solo per soddisfare la sete degli astronauti. L’acqua può anche essere scissa nei suoi costituenti, idrogeno e ossigeno, che possono essere utilizzati come propellente per i razzi.

Il programma CLPS è solo parte del vasto piano di esplorazione della luna della NASA, che dà la priorità a un’architettura aperta che incoraggia la cooperazione con molti partner commerciali e internazionali. (In effetti, la NASA vuole essere il primo, ma non il solo, cliente dei partner commerciali).

La parte più critica ed onerosa del piano della NASA per il ritorno sulla Luna è la realizzazione di una piccola stazione spaziale, chiamata Gateway, in orbita cislunare, i cui lavori di costruzione partiranno nel 2022. Il Lunar Gateway sarà un hub per l’esplorazione lunare, da cui, in attesa della costruzione di una base permanente sulla superficie, fungerà da base per missioni di esplorazione robotiche o con equipaggi umani. Secondo il piano, se tutto andrà bene e non ci saranno intoppi, gli astronauti della NASA rimetteranno piede sulla Luna nel 2028, 56 anni dopo che i membri dell’equipaggio dell’Apollo 17 lasciò le ultime impronte umane sulla superficie lunare.

Questa volta, però, hanno più volte ripetuto i principali responsabili della NASA, non ci si limiterà a qualche orma e qualche bandiera, questa volta gli Stati Uniti torneranno per restare. 

L’obbiettivo a lungo termine della NASA resta, comunque, quello di acquisire la maggiore esperienza possibile nel testare tecnologie che dovranno sfociare in una missione umana su Marte nei prossimi vent’anni.