Sunday, 21 Apr 2019

La mummia marziana

di Oliver Melis

Abbiamo parlato spesso del ritrovamento di cadaveri alieni o mummie provenienti dallo spazio, da altri mondi, esseri giunti sul nostro pianeta su strane aeronavi o su dischi volanti che, per cause ignote, sono precipitate sulla Terra finendo in rottami e lasciando l’equipaggio cadavere.

Queste storie a molti sembrano relativamente vicine a noi nel tempo perché gli echi del crash di Roswell si sono appena affievoliti ma vi vogliamo invitare a guardare un po’ più indietro nel tempo, per scoprire che i moderni UFO crash spesso hanno origine da burle architettate già decenni prima.

Oggi vi raccontiamo di una burla nata in Francia, finita su un giornale chiamato Le Pays.
Nella sua edizione del 17 giugno 1864, Le Pays pubblicò un racconto incredibile, sotto forma di una lettera proveniente da Richmond. Al suo interno, l’autore narrava di come un geologo e pochi altri trovarono e ispezionarono un grosso meteorite con una camera cava che conteneva un essere mummificato accompagnato da una lastra incisa con strani geroglifici. Il gruppo riuscì, non si sa come, a decifrare gli strani geroglifici, concludendo che l’essere proveniva dal pianeta Marte e in un lontano passato, non si sa in che modo, era giunto sul nostro pianeta.

Il cadavere mummificato, o fossilizzato, condivideva molte delle nostre caratteristiche biologiche, e questo, secondo il mittente della lettera, poteva significare che la vita su Marte fosse molto simile alla vita sulla Terra, tanto più che molti, in quel periodo, ritenevano Marte un luogo ospitale, che veniva guardato con speranza e ritenuto possibile patria di esseri intelligenti.
Altri giornali francesi furono pronti a raccogliere la notizia con l’accattivante titolo “An Inhabitant of the Planet Mars”.

L’essere misurava circa un metro e venti, il viso e gli arti erano sepolti sotto strati di calcio sedimentari. La testa era quasi intatta; niente capelli, pelle liscia, due buchi spalancati dove erano stati gli occhi, braccia molto lunghe, e “cinque dita di cui la quarta era molto più corta delle altre“. Il giornale dichiarava: È stato trovato “un viaggiatore interplanetario” ma nient’altro, “niente armi o ornamenti“, solo una piccola targa d’argento.

Su di esso, tra gli altri, c’erano disegni del sole e degli altri pianeti. Misurando le loro distanze, gli scopritori capirono che rappresentavano i pianeti nel nostro sistema solare, con Marte molto più in evidenza rispetto agli altri, sicuramente per far capire a chi lo avesse trovato che il pianeta rosso era il suo pianeta natale.

Ma come sempre succede, la bufala ha avuto, fortunatamente, vita breve. Nel 1865 L’Annee Scientifique et Industrielle, la rivista del famoso scienziato francese Louis Figuier, smascherò l’annuncio come una bufala, una beffa: ” Le Pays pubblicò una ridicola bufala di finta origine americana ma che fu effettivamente emessa da un ufficio a Parigi…” In effetti lo era, poiché tutta la storia era nata dalla fantasiosa mente di un giovane editorialista e giornalista scientifico francese, Henri de Parville.

Henri de Parville fu il nome d’arte di Francois Henri Peudefer (1838-1909). Questi, sotto il nome di Parville, ha scritto numerosi articoli su riviste scientifiche, Nature, Scienza illustrata, Revue Scientifique e Journal des Debats. È stato anche redattore capo del Journal Officiel. L’Academie des Sciences francese ha un premio che porta il suo nome.

Fonte: Mysteriousuniverse.org

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