Passport to Magonia, folklore e dischi volanti

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di Oliver Melis

Ci sono dei casi UFO molto famosi (o famigerati) tra i tanti che sono stati raccontati, il caso Roswell del 1947 è forse quello di cui più si è detto e scritto ma se torniamo indietro nel tempo di pochi decenni un altro crash (o presunto tale) era già stato raccontato, l‘UFO crash di Aurora, quando all’epoca gli UFO si mostravano (o venivano avvistati) sotto una forma all’epoca più congeniale, le aeronavi misteriose.

Quei casi, come altri raccontati negli anni hanno visto segnalati alle cronache il ritrovamento di reperti di svariata tipologia, parti di dischi volanti, rottami informi o in alcune circostanze la denuncia del ritrovamento di corpi alieni nascosti dal governo per ricavarne forse un vantaggio tecnologico sulla Terra da contrapporre ai nemici terrestri o ai misteriosi e sfuggenti visitatori.

Nonostante tutte queste voci di ritrovamenti nei più svariati luoghi della Terra, nascosti poi in ameni hangar, nessuno si mostra mai per avvalorare questa ridda di voci che potrebbero, in definitiva, avvalorare decenni di racconti.

Storie ancora più inverosimili, come quella dei coniugi Hill che raccontarono di essere stati rapiti da degli alieni e di aver subito una serie di analisi mediche, oltre ad aver visto una sala con tanto di schermo e mappa stellare poi ricostruita dagli ufologi o la vicenda di Antonio Villas Boas, anch’essa raccontata su Reccom Magazine alcuni mesi fa, un brasiliano che sostenne di essere stato rapito dagli alieni e poi sedotto da una vivace aliena con la quale ebbe un fugace rapporto prima di essere portato a spasso nella nave spaziale. Antonio ha raccontato anche di avere visto “tre membri dell’equipaggio… Seduti su sedie girevoli, schermi, macchinari, e un congegno che cercò anche di rubare.

Andando avanti, molti anni fa, lo scrittore e ricercatore Ufo, Timothy Green Beckley, ha raccontato di un incontro con un UFO che si è verificato ad Arko, nello Utah. Il testimone era uno studente, un certo Robert McCallister, che quel giorno vagava nei boschi quando si imbatté in un congegno di forma circolare, che si librava a circa sei metri da terra in una radura isolata. All’improvviso apparvero tre uomini alti e dall’aspetto insolito, come pure un personaggio dai capelli argentati, seduto in cima a una sedia galleggiante, che invitarono McCallister a fare un giro nel compatto disco volante.

L’alieno, secondo il racconto, sembrava affascinato da una penna a sfera che spuntava dalla tasca di McCallister, che il ragazzo offrì in seguito alla figura enigmatica come un dono. L’alieno a sua volta, diede a McCallister in regalo un tubetto di plastica nera. Poi, a McCallister fu fatto cenno di lasciare il velivolo e mantenere una certa distanza – cosa che fece – cosi l’oggetto volante ben presto svanì nel cielo.

Solo in seguito McCallister si rese conto che l’inestimabile artefatto era misteriosamente svanito dalla sua tasca. Come è capitato a tanti altri, anche lui non ha potuto all’ultimo momento mostrare prove concrete della realtà dell’incontro.

Vale la pena ricordare le parole dell’autore Jacques Vallee, scritte nel suo libro, Passport to Magonia: From Folklore to Flying Saucers, che: “… il folklore plurisecolare è pieno di storie di persone che affermavano di aver visitato il regno delle fate e chi ha provato a portare con sé un souvenir, solo per essere sventato, in una forma o nell’altra, dal farlo all’ultimo minuto.”

Che siano draghi, fate, elfi o alieni, nei secoli poco è cambiato nei misteri inafferrabili della fantasia umana.

Fonte: mysteriousuniverse.org