Saturday, 23 Mar 2019

Molecole d’acqua, sotto forma di vapore, si spostano sulla superficie lunare durante le ore calde del giorno

Secondo una nuova ricerca, durante il giorno lunare le molecole d’acqua presenti nel suolo lunare si spostano da un punto all’altro man mano che la superficie si scalda e si raffredda. Lo studio si basa sulle osservazioni raccolte dal Lunar Reconnaissance Orbiter della NASA, che studia il nostro satellite dal 2009. Un recente aggiornamento a uno strumento a bordo dell’orbiter chiamato Lyman-Alpha Mapping Project (LAMP) ha permesso agli scienziati di tenere d’occhio le zone della superficie lunare dove appaiono segni della presenza d’acqua.

Si tratta di un importante risultato relativamente allo studio dell’acqua lunare, ancora più importante ora che gli Stati Uniti tornano a concentrarsi sull’esplorazione lunare“, ha dichiarato in un comunicato della NASA Kurt Retherford, un co-autore della nuova ricerca, del Southwest Research Institute in Texas.

La presenza dell’acqua su corpi planetari come la Luna, sarà importante per la loro esplorazione, in quanto permetterà agli astronauti di limitare il carico di acqua da portarsi dalla Terra, ma sarà una risorsa preziosa anche come combustibile per le future esplorazioni robotiche, poiché dall’acqua si può ricavare combustibile per razzi.

Fu solo nel 2009 che gli scienziati poterono confermare la presenza di ghiaccio d’acqua sulla superficie lunare. La nuova ricerca ha, però, permesso di tracciare come le singole molecole d’acqua si legano e si liberano dalla regolite rocciosa mentre le temperature cambiano nel corso del giorno lunare che, sappiamo, dura circa un mese.

Secondo le osservazioni dei ricercatori, le molecole d’acqua rimangono attaccate alla superficie per tutta la mattinata lunare. Mentre la superficie si riscalda intorno al mezzogiorno lunare, alcune delle molecole si sollevano sotto forma di vapore nell’impercettibile atmosfera lunare e si spostano fino a che non incontrano un punto abbastanza freddo che le faccia condensare e ricadere sulla superficie.

È necessario più lavoro per tenere pienamente conto delle complessità della superficie lunare, ma i risultati attuali mostrano che [questo] lavoro vale sicuramente la pena farlo!” Ha dichiarato in una nota Michael Poston, co-autore della nuova ricerca e ricercatore del team LAMP al Southwest Research Institute.

La ricerca è stata descritta in un documento pubblicato il 21 febbraio sulla rivista Geophysical Research Letters.

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