Monday, 27 May 2019

Alterazioni climatiche, il problema c’è, cosa possiamo fare?

Al di là delle opinioni, individuali e della massa, espresse prevalentemente sui social e su alcuni media tradizionali politicamente schierati, che vanno dal catastrofismo più estremo alla negazione completa del problema, gli esperti sono quasi tutti convinti che qualcosa stia cambiando nel clima del nostro pianeta e che esiste un pericolo reale con il quale dovremo confrontarci più o meno a medio o breve termine.

Il proselitismo in corso effettuato dai sostenitori di questa o quella tesi sta, inoltre, contribuendo a spostare il confronto sul piano politico invece che su un più serio e rigoroso piano scientifico. Probabilmente non è vero che, come sostiene la giovane pasionaria svedese Greta Thumberg, siamo a circa dieci anni dal punto di non ritorno e, probabilmente, non è nemmeno così vero che gli unici colpevoli di questa situazione siano le vecchie generazioni visto che non mi sembra di vedere, al di là delle adunate di massa generate prevalentemente da marketing e moda, molti giovani che rinunciano ai gadgets tecnologici per non dire dell’uso di moto, ciclomotori e automobili. Non mi pare nemmeno che siano particolarmente attenti all’inquinamento, basti per tutto vedere la quantità di rifiuti di ogni genere lasciati in terra al termine dei vari comizi (perché tali sono) della giovane Greta.

Allo stesso tempo, al contrario di quanto sostengono i detrattori e gli haters della militante ambientalista svedese, il problema esiste, è molto serio e va affrontato presto e con forza, senza aspettare che debbano occuparsene i nostri nipoti quando si ritroveranno, letteralmente, in mancanza di veri interventi oggi, con l’acqua alla gola.

Il Global Warming ha, quasi certamente, una serie di concause, da un lato pare proprio che il ciclo vitale del nostro pianeta vada effettivamente verso una fase di riscaldamento, per così dire, “naturale“, dall’altro è indubbio che nell’antropocene, emissioni di gas serra, inquinamento, consumo del territorio e danni ambientali di vario genere che ha compiuto, e sta compiendo, il nostro sviluppo tecnologico, stanno contribuendo ad accelerare il problema che presto, non domani, ma presto potrebbe rendere il nostro pianeta meno abitabile di adesso ed innescare davvero un’estinzione di massa (che parzialmente è già in corso) che colpirà principalmente la diversità e la varietà biologica del nostro ambiente e renderà inabitabili, o difficilmente abitabili, anche agli uomini vaste aree del nostro pianeta, vuoi per l’innalzamento del livello dei mari provocato dallo scioglimento dei ghiacciai, fenomeno che, inoltre provocherà una variazione delle concentrazioni dei sali marini con ripercussioni non completamente calcolabili sugli equilibri climatici, vuoi per l’inaridimento e la siccità che già hanno cominciato a colpire alcune aree del nostro pianeta.

Insomma, la verità è che, piaccia o no, la Terra si va riscaldando e che, a prescindere che il fenomeno sia naturale, di origine antropogenica o vi siano una serie di concause, bisogna reagire e trovare se non una soluzione definitiva, perlomeno delle soluzioni tampone che allontanino nel tempo il “punto di non ritorno” nella speranza che gli studi scientifici e lo sviluppo tecnologico ci permettano un giorno di risolvere il problema o di imparare a conviverci.

È vero che la Terra ha affrontato e superato fasi climatiche molto più calde e molto più fredde di quella attuale ma è anche vero che quei cambiamenti si svilupparono nel corso di milioni di anni e indussero estinzioni globali che portarono, in alcuni casi, all’estinzione quasi totale del bioma marino e di superficie del nostro pianeta. Oggi a vulcani, asteroidi, e al Sole si è aggiunta anche la nostra capacità di far danni e influenzare negativamente l’ambiente. I meccanismi tampone naturali che, negli eventi del passato hanno permesso a parte del bioma di avere il tempo per adattarsi, sopravvivere e perpetuare la vita sul pianeta.

Oggi l’efficacia di questi meccanismi tampone naturali è in parte inficiata dall’azione umana sul pianeta. Le emissioni di particolato e gas serra, oggi sono altissime e se è vero che boschi e foreste, oltre all’oceano stesso, contribuiscono a riassorbirne una buona parte, è anche vero che il consumo del suolo dovuto a coltivazioni, allevamenti intensivi e la vasta cementificazione dovuta alla mera presenza umana stanno in gran parte vanificando i normali meccanismi tampone della Terra.

Bene, tutto questo è molto interessante ma, invece di entrare nelle polemiche in corso, cosa possiamo fare in realtà per compensare eventi di portata globale sui quali non abbiamo alcun controllo?

Gli oceani sono più caldi di quanto non siano mai stati nella storia registrata e questo favorisce lo scioglimento dei ghiacciai polari e il conseguente innalzamento dei livelli del mare minaccia molte specie animali ma anche le città costiere e molte economie locali.

Di fronte a questi eventi indubitabili, alcuni scienziati e politici politici suggeriscono che si faccia di più che limitare le nostre emissioni di gas serra: chiedono che si utilizzi la tecnologia disponibile per incidere sul clima .

Il termine tecnico per questo è geoingegneria.

Il concetto evoca immagini fantastiche di satelliti che controllano il tempo, specchi spaziali giganti e tubi di aspirazione del carbonio. Ma alcune tecniche per modificare l’atmosfera terrestre attualmente esistono solo nel regno della fantasia.

In effetti, le discussioni sulla manipolazione dell’atmosfera per raffreddare il pianeta stanno diventando sempre più comuni. Climeworks, una società che si occupa di catturare l’anidride carbonica dall’aria, ha aperto il suo primo stabilimento commerciale in Svizzera nel 2017. Y Combinator, il più grande incubatore della Silicon Valley, ha richiesto proposte da finanziare per le start-up incentrate sulla geoingegneria. Alcuni politici, ad esempio il candidato alle primarie USA Andrew Yang, propongono di incrementare gli studi per acquisire una tecnologia di controllo climatico.

Per fortuna, altri esperti si dichiarano poco convinti sul fatto che intervenire sugli equilibri climatici del pianeta siano una buona idea.

“Gli effetti collaterali possono essere quasi altrettanto gravi della malattia che stai cercando di curare”, ha dichiarato in un’intervista a Business Insider l’autore e attivista ambientale Bill McKibben. Inoltre, ha detto la McKibben, la geoingegneria fa ben poco per affrontare altri problemi derivanti dalle emissioni di gas serra, come l’acidificazione degli oceani.

Ma cosa sarebbe questa geoingegneria? Come opererebbe in sostanza?

Esistono due tipi principali di geoingegneria. Il primo è incentrato sulle tecniche di cattura della CO2 atmosferica.
Esistono due tipi principali di geoingegneria. Il primo è la cattura del carbonio, che comporta la rimozione dell'anidride carbonica dall'atmosfera.
Il fumo sale dalle ciminiere di una centrale elettrica a Shanghai. Aly Song/Reuters

La cattura e lo stoccaggio del carbonio (CSS) è ampiamente accettato come uno strumento sicuro e potenzialmente efficace per combattere il cambiamento climatico. Molte persone lo vedono come un modo per annullare semplicemente i cambiamenti che l’attività umana sta già causando. In alcuni casi, la tecnologia CSS può anche impedire che le emissioni di carbonio entrino nell’atmosfera. In pratica, l’anidride carbonica che si crea quando si genera elettricità viene catturata, quindi trasportata e immagazzinata altrove.

Alcune aziende stanno già sviluppando promettenti tecnologie di cattura del carbonio.

GassNova, un’azienda norvegese leader nel settore della tecnologia di cattura del carbonio, sta facilitando il sostegno finanziario per lo sviluppo, la dimostrazione e gli studi pilota delle tecnologie CCS nel paese. Una start-up di New York, Global Thermostat, utilizza speciali spugne per assorbire il biossido di carbonio direttamente dall’atmosfera e dalle ciminiere. La Carbon Engineering, una società con sede in British Columbia e in parte posseduta da Bill Gates, sta anche cercando di aprire impianti commerciali per estrarre il biossido di carbonio direttamente dall’aria.

Uno dei maggiori problemi con queste tecnologie di cattura del carbonio, tuttavia, è capire dove mettere il biossido di carbonio dopo averlo catturato.

Secondo la Carbon Capture and Storage Association, i pozzi di stoccaggio per il carbonio catturato sono in genere sottoterra nei giacimenti di petrolio e gas esausti. Un tentativo di stoccaggio del carbonio, il progetto di monitoraggio e stoccaggio della CO2 di Weyburn-Midale, ha spostato e iniettato con successo il carbonio accumulato in due campi petroliferi esausti. Nel 2008, un impianto su un’isola nel Mare di Barents ha immagazzinato circa 4 tonnellate di carbonio in un bacino idrico sotterraneo sottosuolo.

Ci sono poi i bioreattori. Una società di Quebec City, in Canada, chiamata CO2 Solution, ha ingegnerizzato geneticamente batteri di E. coli per produrre enzimi che convertono il biossido di carbonio in bicarbonato. Secondo uno studio del 2010, gli stagni di alghe sono molto efficaci nel catturare naturalmente il carbonio attraverso la fotosintesi. Nel maggio 2017, la società Climeworks ha aperto il suo primo impianto commerciale di cattura del carbonio, che comprime il biossido di carbonio catturato e lo trasforma in fertilizzante. Una società chiamata Blue Planet converte l’anidride carbonica in bicarbonato, quindi la usa per fabbricare materiali da costruzione.

Un’altra importante strategia di controllo climatico è la cosiddetta geoingegneria solare, che prevede l’iniezione di particelle o nuvole artificiali in cielo per riflettere la luce solare nello spazio.

Questa tecnologia, per ora puramente teorica, è anche chiamata gestione della radiazione solare o modifica dell’albedo. (Albedo è il termine per la quantità di luce o radiazione riflessa dalla superficie terrestre.)

In definitiva, gli obiettivi della geoingegneria solare sono quelli di aumentare la quantità di radiazione solare che viene riflessa nello spazio dalla Terra per raffreddare il pianeta. Ma nessuna di queste tecnologie è disponibile. In realtà, la maggior parte delle idee proposte sono così controverse che non si è nemmeno provato a testarle.

Una tecnologia che manipola le nuvole è già in uso oggi. In realtà non affronta il cambiamento climatico, ma permette di far piovere quando e dove si vuole. La semina delle nuvole è un modo per far piovere o nevicare facendo cadere gli ioni d’argento nell’atmosfera. Le tempeste di pioggia si verificano quando una quantità sufficiente di umidità si raccoglie intorno alle particelle nell’aria. in pratica, questi ioni forniscono particelle aggiuntive che permettono l’addensamento dell’umidità.

Questa tecnologia è già stata testata dai governi di Cina, Russia e Emirati Arabi Uniti.

Invece di concentrarsi sulle nuvole, alcuni ricercatori stanno cercando modi per fermare lo scioglimento del ghiaccio artico. Le lastre di ghiaccio sono responsabili della riflessione di molta luce solare nello spazio, quindi meno ghiaccio significa meno calore che lascia il pianeta.

Invece di concentrarsi sulle nuvole, alcuni ricercatori stanno cercando modi per risparmiare scioglimento del ghiaccio artico. Le lastre di ghiaccio sono responsabili della riflessione di molta luce solare nello spazio, quindi meno ghiaccio significa meno calore che lascia il pianeta.
Jeremy Potter/NOAA OAR/OER

Uno studio del 2018 ha mostrato che la perdita del 75% del volume di ghiaccio artico che abbiamo visto dal 1979 – e la relativa perdita di superfici riflettenti la luce del sole – ha contribuito in modo significativo al riscaldamento del nostro pianeta. Un recente articolo pubblicato sulla rivista Nature ha suggerito di utilizzare la geoingegneria per preservare le calotte glaciali continentali prendendo di mira i punti in cui il ghiaccio incontra l’acqua oceanica più calda. Una tecnica proposta consiste nell’innalzare delle creste artificiali per proteggere i margini dei ghiacciai. Ma gli scienziati avvertono che un simile progetto potrebbe costare miliardi di dollari.

Oltre a tutte queste opzioni, ricercatori e investitori stanno anche pensando a strategie di geoingegneria che sembrano qualcosa di fantascientifico. Esempi di queste soluzioni di frontiera comprendono lo sviluppo di fitoplancton geneticamente modificato in grado di assorbire il biossido di carbonio attraverso la fotosintesi e allagare i deserti con acqua piena di questo fitoplancton per creare dei laghetti che fungano da pozzi di assorbimento del carbonio.

Un altro progetto proposto è Wilder; un’idea di un gruppo di scienziati scozzesi che consisterebbe nel catturare alcuni asteroidi e sbriciolarli in orbita per creare una nuvola di polvere nello spazio per assorbire parte della radiazione solare. Secondo questi ricercatori, attuare questo progetto ridurrebbe la quantità di luce solare che colpisce la Terra di quasi il 2%, il che sarebbe sufficiente a compensare circa 5 gradi Fahrenheit di riscaldamento.

Inutile dire che non abbiamo ancora una tecnologia adatta per realizzarla.

Molti scienziati sono particolarmente preoccupati per gli esperimenti di geoingegneria solare perché la maggior parte dei modelli prevede che gli effetti saranno percepiti in modo diverso in tutto il mondo, anche in punti lontani dalla posizione iniziale. Ad esempio, se la tecnologia di geoingegneria solare venisse dispiegata nell’emisfero australe, potrebbe influire sulla temperatura dell’oceano e sulla velocità del vento, portando a uragani più frequenti e più forti nell’emisfero settentrionale.

Inoltre, eventuali errori in queste tecnologie potrebbero alterare la chimica dell’atmosfera terrestre in modo irreversibile. Potremmo finire per danneggiare lo strato di ozono, ad esempio, che ci protegge dalle dannose radiazioni ultraviolette.

Insomma, la scienza sembra più presa a baloccarsi con idee la cui realizzabilità è lontana, difficile e pericolosa che con la ricerca di soluzioni pratiche, immediate e relativamente semplici mentre la politica sembra più preoccupata di preservare lo status quo che di intervenire realmente con provvedimenti che potrebbero risultare impopolari. Molte persone, infatti, potrebbero non comprendere o accettare misure che incidano sullo stile di vita cui si è abituati.

Eppure, l’utilizzo di energia prodotta da fonti rinnovabili come il fotovoltaico, l’eolico, il geotermico e, in parte, dall’idroelettrico o dalle maree potrebbe permetterci di ridurre in modo importante le emissioni di CO2, così come la riduzione delle enormi quantità di superficie utilizzate per per le coltivazioni intensive per il nutrimento umano e animale. Ridurre i consumi di carne e ottimizzare le coltivazioni attraverso la bioingegneria permetterebbe di ridurre le superfici coltivate permettendo di restituirle al loro stato naturale, avviando progetti di riforestazione e le foreste sono ottimi sistemi di cattura e stoccaggio della CO2 atmosferica.

Al contempo, sarebbe necessario vietare l’uso della plastica usa e getta, imporre a case e palazzi l’indipendenza energetica tramite il fotovoltaico o l’eolico. Oggi si costruiscono enormi grattacieli energeticamente autosufficienti tramite pannelli solari sui tetti, servirebbero leggi atte a portare queste tecnologie anche sui vecchi palazzi e sulle case indipendenti. Lo stesso servirebbe per l’autotrazione pubblica e privata con il divieto di produrre ancora vetture funzionanti con i derivati del petrolio a favore di quelle elettriche o ad idrogeno di nuova generazione.

Ad un certo punto sarà anche necessario intervenire sulla crescita demografica, un problema ormai ai limiti della sostenibilità per il nostro pianeta. È previsto che nel 2050 saremo 11 miliardi di esseri umani sulla Terra per arrivare a 16 miliardi entro il 2100. Più esseri umani significano maggiori consumi, più gente da sfamare, più spazio necessario per l’urbanizzazione e tutto il resto. Anche qui, il controllo delle nascite è abbastanza complicato da realizzare ma presto sarà un problema non più differibile.

Certo, molti di questi interventi potrebbero essere impopolari se non accompagnati da una nuova formazione culturale della gente e dai giusti incentivi economici. È vero anche che avrebbero pesanti impatti sulla nostra economia, basata in gran parte sull’uso del petrolio e delle sostanze derivate ma, prima o poi, sarà necessario intervenire e più presto verrà fatto più potrà essere graduale l’impatto. Ritardare ancora porterà inevitabilmente alla necessità di dover intervenite con provvedimenti drastici dall’oggi al domani, con conseguenze imprevedibili sul piano sociale ed economico.

Insomma, dietro a Greta Thumberg forse c’è qualcuno che sta sfruttando il fenomeno mediatico e non è chiaro perché la gente dovrebbe sentirsi più sensibilizzata da una sedicenne svedese che dagli avvertimenti che la scienza ci sta dando da decenni ma tutto questo è ormai secondario. Quale che sia la ragione, quali che siano le colpe, il clima sta cambiando e se non ci daremo da fare in fretta noi e, soprattutto, i nostri figli e nipoti, vivremo una stagione davvero difficile.

La cosa importante, ora, è unire le forze e concentrare gli sforzi in un’unica direzione per contenere i cambiamenti climatici e preservare l’ambiente e la biodiversità del nostro pianeta.

Prima che sia troppo tardi.

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