La lunga caccia a Neith, la presunta luna di Venere

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storia della ricerca della luna di Venere

di Oliver Melis

Sappiamo ormai che il pianeta Venere non ha satelliti naturali, eppure per diversi anni si è parlato di una misteriosa luna presente attorno a Venere chiamata Neith. La presunta scoperta inizialmente fu di Francesco Fontana, astronomo e costruttore di telescopi.

Fontana sostenne di avere osservato per quattro volte uno o più satelliti nei dintorni di Venere, tra il 1645 e l’inizio del 1646. In seguito il famoso astronomo Giovanni Domenico Cassini, notò un piccolo corpo celeste nei pressi di Venere nel 1672. Cassini però decise di non divulgare la notizia. 14 anni dopo, nel 1686, la osservò nuovamente e diede l’annuncio formale dell’esistenza di un possibile satellite venusiano, dal diametro pari a circa un quarto rispetto a quello del pianeta Venere stesso. In seguito Neith fu confermata in altre osservazioni per poi sparire nel nulla relegata a semplice illusione ottica.

Cassini e Fontana non furono gli unici a pensare di osservare un satellite attorno a Venere, in un lasso di tempo piuttosto lungo altri osservatori sostennero la medesima cosa; sembrava proprio che Venere avesse uno sfuggente satellite naturale. Tra coloro che osservarono il presunto satellite, ricordiamo James Short nel 1740. Short era un ottico che raccontò di aver visto la luna di Venere poco prima dell’alba del 23 ottobre del 1740 mentre guardava Venere con un telescopio da 16 pollici, ripetendo poi l’osservazione con un telescopio da 240X.

Il diametro di Neith sembrava essere circa un terzo del diametro di Venere; la sua luce era ben definita. Short osservò il corpo celeste per un’ora finché non lo perse alla luce del giorno. Non lo vide mai più.

Altri astronomi segnalarono il presunto satellite naturale di Venere. Ad esempio, Andreas Mayer nel 1759; Joseph Louis Lagrange nel 1761 (il quale affermò che Neith seguiva un’orbita perpendicolare all’eclittica); vi furono 18 avvistamenti nel 1761 da parte di 5 diversi osservatori, (tra cui Scheuten, che il 6 giugno 1761 notò un piccolo punto che seguiva Venere in quel momento in transito davanti al disco solare); altri 8 avvistamenti furono effettuati nel 1764 da Christian Horrebow .
L’ultimo avvistamento avvenne il 13 agosto 1892 da parte di Edward Emerson Barnard, che registrò un oggetto di settima magnitudine vicino a Venere.

Altri due astronomi: il tedesco Johann Heinrich Lambert e il belga M. Houzeau sostennero l’esistenza di Neith. Il primo pubblicò gli elementi orbitali del satellite nel Berliner Astronomischer Jahrbuch del 1777: distanza media pari a 66,5 volte il raggio di Venere, periodo orbitale di 11 giorni e 3 ore, inclinazione sull’eclittica di 64 gradi. Il secondo, ex direttore dell’Osservatorio Reale del Belgio, suggerì che il satellite di Venere non fosse affatto tale ma che si trattasse di un vero e proprio pianeta che ruotava intorno al sole con un periodo di 283 giorni e che si trovava in congiunzione con Venere ogni 1080 giorni, come le osservazioni sembravano suggerire.

A Hozeau si deve inoltre il nome Neith dato a questo presunto satellite: nome che deriva da quello della omonima divinità egizia patrona di Sais, località sul delta occidentale del Nilo.

Ma, nonostante l’impegno di famosi astronomi e l’utilizzo di strumenti sempre più perfezionati, altri astronomi contemporanei a quelli che abbiamo citato non segnalarono mai nulla di anomalo attorno a Venere che, come Mercurio, continuava a restare un pianeta privo di satelliti naturali.

Nel 1766 il direttore dell’osservatorio di Vienna, il padre gesuita Maximilian Hell, pubblicò un trattato nel quale dichiarava che tutte le osservazioni del satellite Neith erano solamente illusioni ottiche: secondo lui, l’immagine di Venere era così luminosa che veniva riflessa dall’occhio per poi rientrare nel telescopio e creare una immagine secondaria in scala più piccola.

Nel 1768, neanche il celebre astronomo William Herschel riuscì nella sua osservazione.
Nel 1887, l’Accademia Belga delle Scienze pubblicò una ricerca che analizzava i vari avvistamenti registrati nel tempo. La ricerca sosteneva che la maggior parte degli avvistamenti poteva essere spiegata con la presenza di stelle che si trovavano in prossimità di Venere. Roedkier sarebbe stato ingannato nella sua osservazione dalla sequenza di stelle Orionis, M Tauri, 71 Orionis e Geminorum.

James Short aveva visto una stella poco luminosa che non raggiungeva magnitudine otto. I calcoli orbitali di Lambert si rivelarono sbagliati. Anche l’ultimo avvistamento che si era avuto fino a quel momento, quello di Horrebow del 1768, era da attribuire a una stella, la Librae.

Insomma come il presunto pianeta interno Vulcano, il presunto satellite di venere si è rivelato  un’altro falso allarme che ha finito per diventare una curiosità storica.

Anche i grandi astronomi possono sbagliare!

Fonte: Wikipedia; www.blog-news.it