Siamo soli nell’universo?

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La possibilità che esista vita extraterrestre negli ultimi decenni è passata da un’esistenza esclusiva nei libri e nei film di fantascienza ad un’ipotesi scientifica seriamente considerata, oggetto di discussioni e studi specifici. L’idea dell’esistenza della vita aliena ha finito per trasformarsi in un vero e proprio scenario da analizzare.

Questo perché le notevoli scoperte che si sono susseguite in molti campi negli ultimi decenni, dall’astronomia alla biologia, hanno reso la presenza di vita aliena non così inverosimile come sembrava un tempo e la conferma della sua esistenza comincia a sembrare inevitabile e probabilmente imminente.

È solo chimica

La vita è dovuta indubbiamente un tipo speciale di chimica complessa ma gli elementi che vi sono coinvolti coinvolti non sono niente di speciale: carbonio, idrogeno, ossigeno e così via sono tra gli elementi più abbondanti nell’universo. La chimica organica complessa è sorprendentemente comune.

Gli aminoacidi, proprio come quelli che costituiscono ogni proteina del nostro corpo, sono stati individuati nelle code delle comete e i lander ed i rover che abbiamo mandato su Marte hanno trovato diversi composti organici nel suolo del Pianeta Rosso. A 6.500 anni luce di distanza da noi, una gigantesca nuvola di alcool spaziale galleggia tra le stelle.

Anche i pianeti potenzialmente abitabili sembrano essere comuni. Il primo pianeta oltre il nostro sistema solare è stato scoperto nel 1995. Da allora gli astronomi ne hanno catalogati migliaia.

Basandosi su questo catalogo, gli astronomi dell’Università della California, hanno calcolato che solo nella nostra galassia potrebbero esserci fino a 40 miliardi di esopianeti di dimensioni terrestri nella cosiddetta “zona abitabile” attorno alla loro stella, dove le temperature sono abbastanza miti da permettere all’acqua liquida di esistere sulla superficie. E stiamo parlando solo dei pianeti potenzialmente in grado di ospitare la vita come la conosciamo.

C’è persino un mondo potenzialmente simile alla Terra che orbita intorno alla stella a noi vicina più vicina, Proxima Centauri. Posto a soli quattro anni luce di distanza, quel sistema potrebbe essere abbastanza vicino da poterlo esplorare utilizzando la tecnologia attualmente disponibile.   consentirci di utilizzare la tecnologia attuale. I piani per raggiungere questo obbiettivo sono stati avviati nel 2016 da Stephen Hawking che, insieme al miliardario russo Yuri Milner nel 2016 ha lanciato il progetto Breakthrough Starshot.

La comparsa della vita appare inevitabile

Sembra inevitabile che là fuori, da qualche parte debba esistere altra vita, specialmente considerando che la vita è apparsa sulla Terra poco dopo la formazione del pianeta. I fossili più antichi mai trovati hanno 3,5 miliardi di anni, mentre gli indizi nel nostro DNA suggeriscono che la vita potrebbe essere iniziata già 4 miliardi di anni fa, non appena la superficie del nostro pianeta cominciò a solidificarsi.

Insomma, la Terra ha cominciato ad essere abitata non appena è diventata un minimo abitabile; e la definizione di “abitabile” ha dimostrato di essere un concetto piuttosto flessibile. La vita sulla terra ha dimostrato di riuscire ad adattarsi in tutti i tipi di ambienti, anche quelli che sembravano meno adatti per ospitarla. Abbiamo trovato forme di vita

Perfino il nostro Sistema Solare sembra presentare questi ambienti apparentemente ostili ma che la vita è riuscita a colonizzare, qui sulla terra.

Marte, un tempo, era un pianeta caldo e umido e, probabilmente, ebbe un’ambiente adatto alla vita prima ancora della terra. Oggi, Marte ha ancora acqua liquida sotterranea. Un gas fortemente associato alla vita sulla Terra, il metano, è già stato trovato nell’atmosfera marziana, e a livelli che misteriosamente si alzano e si abbassano con le stagioni. (Tuttavia, sulla presenza di metano nell’atmosfera di Marte sono in corso ulteriori analisi perché la presenza di questo gas, per la prima volta rilevata dai sensori del rover Curiosity è stata prima confermata da un orbiter, il Mars express dell’ESA, ma poi questo metano, secondo la sonda TGO (Trace Gas orbiter) inviata appositamente dall’ESA, è scomparso. Tutto sommato questo fenomeno potrebbe ancora essere favorevole all’ipotesi di presenza di vita su Marte e la grande domanda cui i planetologi stanno cercando di are una risposta attualmente è: che fine fa il metano marziano?

L’ESA è molto attiva nella ricerca della vita su Marte e nel 2021 il rover del progetto ExoMars Rosalind Franklin, che sarà dotato di un trapano in grado di scavare fino a due metri di profondità, tenterà di capire se può essersi rifugiata all’interno del terreno, al riparo dalle temperature estreme e dal bombardamento di radiazioni.

Oltre alla Terra e a Marte, almeno altri due posti nel nostro Sistema Solare potrebbero essere abitati. La luna di Giove Europa e la luna di Saturno Encelado. Sono entrambi mondi ghiacciati, ma la gravità dei colossali pianeti intorno cui orbitano è sufficiente a fornire fonti di calore al loro interno, sciogliendo il ghiaccio per creare vasti mari subglaciali.

Nel 2017, i ricercatori dell’università della Tasmania hanno concluso che alcuni microbi dell’Antartico potrebbero sopravvivere su questi mondi. Sia Europa che Encelado hanno bocche idrotermali sottomarine, proprio come la Terra, dove la vita potrebbe aver avuto origine. Quando la sonda Cassini della NASA ha analizzato il materiale presente nello spruzzo di un geyser espulso nello spazio da Encelado, sono state trovate tracce di molecole organiche.

Il miliardario russo Yuri Milner ha detto di voler finanziare una nuova missione su Encelado alla ricerca della vita.

Una seconda genesi?

Una scoperta, quella della vita altrove nello spazio che, se avvenisse, potrebbe sconvolgere il mondo della biologia. Tutta la vita sulla Terra è correlata e discende, in definitiva, dalla prima cellula vivente che emerse circa 4 miliardi di anni fa. Batteri, funghi, cactus e scarafaggi sono tutti nostri cugini e condividiamo tutti lo stesso macchinario molecolare di base: il DNA che produce l’RNA e l’RNA che produce proteine.

Un secondo esempio di vita, potrebbe rappresentare una “seconda genesi“, ed essere totalmente estranea a noi. Forse userebbe un diverso sistema di codifica nel suo DNA. Oppure potrebbe non avere del DNA, ma qualche altro metodo per trasmettere informazioni genetiche. Studiando un secondo esempio di vita, potremmo cominciare a capire quali parti del meccanismo della vita sono universali e quali sono solo gli incidenti particolari della nostra zuppa primordiale.

Forse gli aminoacidi sono necessariamente elementi essenziali, o forse no.

Potremmo persino essere in grado di elaborare alcune leggi universali della biologia, allo stesso modo che per la fisica, per non parlare di nuovi punti di vista sulla questione dell’origine della vita stessa. Un secondo “albero della vita“, indipendente dal nostro, significherebbe che la rapida apparizione della vita sulla Terra non non fu dovuta al caso e che la vita deve abbondare nell’universo.

Aumenterebbero notevolmente le possibilità che, da qualche parte tra quei miliardi di pianeti abitabili nella nostra galassia, ci sia qualcosa o qualcuno con cui, un giorno, potremmo stabilire una comunciazione.

Forse la vita è contagiosa

Se, d’altra parte, scoprissimo microorganismi o forme di vita in qualche modo correlati con noi, dovremmo necessariamente pensare che la vita si contagia da un corpo celeste all’altro non appena esistano le condizioni minime per ospitarla. Quando un grande meteorite colpisce un pianeta, l’impatto può lanciare frammenti di roccia e polvere nello spazio, e questa roccia può quindi cadere su altri pianeti sotto forma di meteoriti.

La vita terrestre probabilmente è già stata portata su altri pianeti, forse persino sulle lune di Saturno e Giove. Molti microorganismi potrebbero sopravvivere al viaggio. Nel 1969, gli astronauti dell’Apollo 12 recuperarono una sonda rimasta sulla Luna per tre anni in condizioni estreme di freddo e vuoto e c’erano ancora batteri vitali all’interno.

Dato che Marte era probabilmente abitabile prima della Terra, è possibile che la vita abbia avuto origine lì prima che facesse l’autostop su una roccia spaziale fino a qui. Forse siamo tutti marziani. Anche se non trovassimo mai altra vita nel nostro Sistema Solare, potremmo trovarla su uno qualsiasi dei migliaia di esopianeti noti.

Abbiamo già tecnologie in grado di guardare la luce stellare filtrata attraverso un esopianeta e dire qualcosa sulla composizione della sua atmosfera; l’abbondanza di ossigeno potrebbe essere un segno rivelatore di vita.

Il James Webb Space Telescope, che sarà lanciato nel 2021, sarà in grado di analizzare alcuni dei mondi simili alla Terra già scoperti. Entro pochi anni arriveranno altri telescopi spaziali in grado, forse, di fotografare direttamente questi pianeti permettendoci di analizzarne l’atmosfera attraverso lo spettro della sua luce, permettendoci di capire la lunghezza del giorno del pianeta, se ha stagioni, se ha nuvole, se ha oceani, forse anche il colore delle sue piante.

L’antica domanda “Siamo soli?” È passata dall’essere pura filosofia a un’ipotesi verificabile. Dovremmo prepararci per la risposta.