Scoperti dal rover cinese frammenti di mantello lunare all’esterno del cratere Von Karman

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cratere lunare

Come prima missione ad atterrare sul lato più lontano della luna, la cinese Chang’e 4 non ha potuto fare a meno di fare alcune scoperte davvero interessanti. La sua analisi della crosta lunare, tuttavia, sembra proprio aver raggiunto risultati inattesi e, in qualche modo, rivoluzionari.

In una ricerca pubblicata sulla rivista Nature il 16 maggio, gli scienziati degli Osservatori Astronomici Nazionali dell’Accademia delle Scienze cinese hanno rivelato che la composizione della superficie lunare, almeno all’interno del cratere Von Kármán del Polo Sud-Aitken, è un po’ ‘diversa da quanto ci si aspettava.

Una delle ipotesi relative alla formazione del nostro satellite naturale afferma che la Luna non è stata sempre fredda e arida come ci appare oggi. All’inizio, probabilmente, era invece un corpo gigante, caldissimo e pieno di oceani di magma. Questi oceani si raffreddarono gradualmente, depositando nelle sue profondità minerali pesanti come l’olivina di colore verde o il pirosseno a basso contenuto di calcio, riempiendone il mantello. I minerali meno densi si accumularono verso l’altro, formando degli strati geologici evidenti come fosse una cipolla cosmica. La crosta, lo strato più alto, è composta principalmente da silicato di alluminio o plagioclasio.

Comprendere la composizione del manto lunare è fondamentale per verificare se un oceano di magma sia mai esistito, come postulato“, ha detto il coautore dello studio Li Chunlai, in un comunicato stampa. “Aiuta anche a far progredire la nostra comprensione dell’evoluzione termica e magmatica della luna.” La comprensione della composizione del mantello offre agli scienziati planetari una visione più ampia di come gli interni di altri corpi planetari, compresa la Terra, potrebbero evolversi.

Il lander Chang’e 4 è atterrato nel cratere Von Kármán, che si trova sul pavimento del bacino del Polo Sud-Aitken, lo scorso gennaio. Quindi ha inviato un rover, lo Yutu-2, dotato di uno spettrometro che misura la luce riflessa. Studiando la luce riflessa dalla superficie lunare mentre il rover si spostava all’interno del cratere Von Kármán, gli scienziati sono stati in grado di rilevare i minerali e determinare la loro composizione chimica. Piuttosto che vedere, come si aspettavano, un sacco di plagioclasio, il rover ha rilevato una dominanza di olivina e pirosseno.

Poiché ci si aspetta che questi elementi siano comuni molto più in profondità, all’interno del mantello, gli autori suggeriscono che siano stati portati in superficie dall’impatto di una meteora che colpì la superficie lunare. Il rover sta esplorando l’area vicino al cratere di Finsen, lungo 72 chilometri, quindi i minerali potrebbero essere stati espulsi all’esterno nel momento in cui si creò quel cratere.

Sebbene le missioni Apollo della NASA sbarcarono umani sulla luna e la Russia riuscì a recuperare alcuni campioni lunari con una missione automatica durante gli anni ’70, non si era mai potuto effettuare nessuno studio del mantello lunare in precedenza.

La presenza di materiale espulso dal mantello lunare rende la missione cinese particolarmente importante ed interessante, anche se la complessità delle analisi necessarie per studiare i minerali lunari su un corpo planetario a centinaia di migliaia di chilometri di distanza, renderà necessario svolgere molto più lavoro di studio ed analisi per ottenere una comprensione più completa della composizione del mantello.