Bufala: il teschio di Calaveras

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finto teschio del pliocene

di Oliver melis

Il 25 febbraio 1866, un gruppo di operai fecero una macabra scoperta: trovarono un teschio umano sepolto a una profondità di circa 40 metri in una miniera a Bald Mountain nella contea di Calaveras, in California. Il cranio si trovava sotto uno strato di lava. Il teschio finì nelle mani del proprietario della miniera, James Mattison, che lo consegnò a un mercante che, a sua volta, lo passò a un medico locale finché arrivò ad un certo JD Whitney, geologo statale della California e professore di geologia all’Università di Harvard.

Whitney determinò che il teschio apparteneva a un uomo del Pliocene, rendendolo il ritrovamento umano più antico nel Nord America. Questo implicava che gli esseri umani vivessero nelle Americhe da molto più tempo di quanto si pensasse, forse nella stessa epoca in cui vivevano in Europa.

Queste affermazioni furono però contestate da altri studiosi e ne nacque una diatriba intorno alla quale si coagularono due distinti schieramenti; il primo sosteneva che il cranio fosse stato posto nella miniera di proposito mentre il secondo che affermava che il cranio era effettivamente antico.

Trascorsero diversi anni senza che poter stabilire chi avesse ragione, finché si scoprì che il cranio era falso, avendo fattezze troppo moderne per appartenere all’età del pliocene. Inoltre, il sedimento ad esso collegato non proveniva dal deposito della miniera, a indicare che era stato introdotto da qualcuno, forse dai minatori stessi per fare uno scherzo. Solo tre anni dopo, nel 1869, un giornale di San Francisco dichiarò: “Crediamo che l’intera storia degna di nessuna credenza scientifica… Un ministro… ci ha detto che i minatori gli avrebbero liberamente confidato di aver intenzionalmente armato l’intera faccenda per fare uno scherzo al Professor Whitney.”

Lo Scienziato dello Smithsonian W.H. Holmes sottolineò che il sedimento trovato sul il cranio era di tipo moderno. Anche il teschio sembrava moderno. Inoltre, molti scienziati erano turbati dal fatto che un ricercatore qualificato non avesse avuto la possibilità di esaminare il cranio in situ. Nonostante i dubbi espressi sulla reale età del cranio, Whitney continuava a dirsi convinto che il teschio fosse autentico. Alla fine fu sostituito ad Harvard da F.W. Putnam, anche lui convinto dell’autenticità del reperto.

Nel 1890 il cranio era ancora accettato come genuino dalla comunità accademica, ma stava diventando evidente che non si adattava alla crescente documentazione fossile sull’evoluzione dell’uomo. Così, nel 1901, Putnam decise di determinare, una volta per tutte, se il teschio fosse autentico. Mentre era in California, fece alcune ricerche e apprese che nel 1865 un certo numero di teschi indiani era stato dissotterrato da un vicino luogo di sepoltura. Uno di questi teschi era stato portato nella miniera di Bald Mountain in modo che i lavoratori lo trovassero.

Nonostante fosse venuto a conoscenza di questa storia, Putnam non era ancora pronto a dichiarare il cranio come un falso, pur ammettendo che “Potrebbe essere ormai impossibile determinare con soddisfazione dell’archeologo il luogo in cui il cranio è stato effettivamente trovato“.
Per confondere la questione, un attento confronto del cranio con le descrizioni del cranio stesso nel momento in cui era stato originariamente trovato, portò i ricercatori a concludere che il cranio al momento sotto esame, non era lo stesso ritrovato nella miniera. In altre parole, tra il momento in cui era stato dissotterrato e il tempo in cui era entrato in possesso di Whitney, il teschio era stato sostituito.

Ora sembra chiaro che né il cranio trovato nella miniera, né il teschio posseduto da Whitney, erano veri e propri teschi antichi. I teschi erano semplicemente di carattere troppo moderno per essere dell’età pliocenica, inoltre il sedimento ad essi collegato non proveniva dal deposito della miniera, a indicare che erano stati messi nella miniera di proposito.

Lo storico Ralph Dexter concluse: “Il desiderio da parte dei minatori di giocare uno scherzo, l’ansia degli archeologi di dimostrare l’esistenza dell’umanità del Nord America in tempi insospettabili, le ferme convinzioni e la buona fede di coloro che sono coinvolti in un errore onesto, e il la confusione derivante da un mix di teschi, ha portato a questa lunga controversia, unica negli annali dell’archeologia americana. ”

Dexter, Ralph W. “Historical Aspects of the Calaveras Skull Controversy.” American Antiquity. 51, no.2 (1986): 365-69.

Fonte: http://hoaxes.org