I coloni marziani muteranno molto velocemente

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come muteranno gli umani su Marte?

Presto sarà possibile portare esseri umani su Marte e forse anche iniziare a trasformare il pianeta rosso per renderlo più adatto ad ospitarci. Il CEO di SpaceX Elon Musk intende inviare umani su Marte per fondare una colonia e la  NASA prevede di mandarci astronauti dopo essere tornata sulla Luna.

Insomma, a prescindere dalle tempistiche sembra che, prima o dopo, arriveremo davvero sul Pianeta Rosso ma, nonostante vi siano parecchie risorse dedicate a questo obbiettivo, non comprendiamo ancora le implicazioni evolutive che avrà sul corpo umano l’abitare su Marte. In una  intervista pubblicata su Inverse, il biologo evoluzionista e professore della Rice University, Scott Solomon, spiega che secondo lui vale la pena cercare di capire cosa succederà ai coloni di Marte nel lungo termine, intendendo le generazioni successive alle prime, perché ritiene che il pool genetico degli umani su Marte inizierà a mutare rapidamente per adattarsi alle nuove condizioni. “Come biologo evoluzionista sono particolarmente interessato a capire cosa succederà nel corso delle generazioni alle persone che vivranno sulle colonie marziane“.

Nel gennaio 2018, Solomon tenne un discorso che delineava i cambiamenti evolutivi che probabilmente i primi coloni marziani sperimenteranno. Dopo circa due generazioni, pensa che le loro ossa saranno meno robuste di quelle degli umani cresciuti sulla terra, avranno bisogno di occhiali per correggere la miopia dovuta alla deformazione dei bulbi oculari, il sistema immunitario funzionerà male, la gravidanza e il parto saranno significativamente più pericolosi, e l’esposizione alle radiazioni – più di 5.000 volte la quantità che ricevono gli umani sulla Terra, potrebbe portare ad aumento dei tumori.

Soprattutto, dice Solomon, i coloni marziani non dovrebbero riprodursi con esseri umani cresciuti sulla Terra.

L’evoluzione è più veloce o più lenta a seconda di quanto sia vantaggioso avere una determinata mutazione“, Spiega Solomon. Quindi, se gli umani su Marte avranno una mutazione adattativa che aumenta le loro possibilità di sopravvivenza, sarà una buona cosa ed i loro geni si trasmetteranno ad un tasso molto più alto del normale.

Il contatto con i terrestri potrebbe persino diventare mortale per i marziani – e viceversa. Marte non ha microrganismi che trasmettano malattie e tutte le malattie infettive sarebbero eliminate in queste colonie. La promiscuità con altri umani provenienti dalla Terra potrebbe scatenare vere e proprie epidemie.

NON tutte le mutazioni sono negative. Ogni nuovo bambino sulla Terra nasce con 60 nuove mutazioni, un numero che, secondo Salomon, salirà a migliaia su Marte. Con le mutazioni, gli umani su Marte potrebbero ottenere benefici essenziali, per far fronte alle condizioni ostili del Pianeta Rosso. Alcune di queste mutazioni potrebbero comprendere, ad esempio, un maggiore spessore della pelle per protezione dalle radiazioni, un’emoglobina più efficiente per compensare la minore disponibilità di ossigeno, ossa più dense per contrastare la perdita di calcio durante la gravidanza.

Solomon suggerisce anche che potremmo usare la tecnica  CRISPR per progettare in modo più mirato queste utili mutazioni.

Certo, è ironico. Si parla di colonie spaziali e di rendere gli uomini una specie interplanetaria per preservarla dall’estinzione e, probabilmente, l’unico modo per garantire la sopravvivenza a lungo termine della specie umana potrebbe essere di diventare una specie completamente diversa.

Se alla fine arriveremo ad abitare più mondi all’interno del sistema solare, nel tempo, potremmo assistere all’evoluzione di una pletora di nuove specie umane“, conclude Salomon. “Dobbiamo essere coscienti che i nostri discendenti, tra molte generazioni, saranno molto diversi da noi, al punto che potremmo non riconoscerli“.