A caccia di sonde aliene nel sistema solare

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il primo oggetto interstellare che abbiamo individuato, Oumuamua

di Oliver Melis

Siamo nel 1999, proprio l’anno in cui comincia è ambientato l’inizio del film “2001 odissea nello spazio” a 31 anni di distanza dall’anno di realizzazione del capolavoro di Kubrick basato su un soggetto di Arthur C. Clarke.

La storia è nota: il dottor Heywood Floyd, presidente del Comitato Nazionale Americano per l’Astronautica, è inviato in missione sulla base lunare Clavius, a bordo di un avveneristico sistema di lancio che lo vede come unico passeggero a bordo, perchè lo scopo della missione è estremamente riservato. Floyd una volta in orbita attracca su una avveneristica stazione spaziale rotante e incontra alcuni scienziati russi che gli chiedono cosa vada a fare sulla Luna, ma Floyd è irremovibile, la missione è segreta. Poco dopo tiene un breve incontro con al scienziati, per poi compiere un volo spaziale per raggiungere il cratere Tycho.

Durante il tragitto si apprende che il motivo della missione è la recente scoperta di un grande monolito nero, sepolto nel suolo lunare circa tre milioni di anni prima. Giunti sullo scavo, nel buio della notte lunare, gli astronauti posano davanti al misterioso oggetto per delle fotografie di rito; all’improvviso il lastrone nero che ha fino ad allora resistito ad ogni tentativo di indagine, viene colpito dai primi raggi dell’alba lunare ed emette un forte segnale radio diretto verso lo spazio profondo. Il monolito, qualsiasi cosa esso sia ha parlato e forse ha chiamato casa dopo essere stato inerte per tre milioni di anni…

Questo è quanto narra 2001 odissea nello spazio, un monolito nero ed enigmatico viene ritrovato sulla, o meglio sotto la superficie lunare, la prova che altri esseri intelligenti hanno calcato il nostro satellite prima di noi lasciando volutamente un congegno, lontanissimo però dall’essere compreso dagli esseri umani.

Abbiamo sempre sperato di trovare qualcosa di alieno sulla Terra o nei dintorni di essa, sulla Luna o su Marte o nello spazio attorno a Giove o un po più lontano, alle porte del sistema solare su o attorno a Plutone ma per ora nulla di artificiale è stato mai rilevato. Non intendiamo parlare di dischi volanti o manufatti antichi attribuiti a visite da parte dei cosiddetti “dei dello spazio“, ma di qualcosa di più semplice, qualcosa che noi siamo in grado di fare e che forse, altre civiltà più vecchie di noi hanno fatto in un lontano passato, senza scomodare troppo la fantascienza o la sfrenata fantasia degli alieni che ci avrebbero creato o che ci visitano in continuazione. Questo qualcosa che potremo provare a cercare sono dei resti di sonde automatiche interstellari che potrebbero essere transitate per il nostro sistema solare finendo catturate dalla gravità del Sole o dei grandi pianeti.

Non sappiamo se effettivamente si è sviluppata la vita su altri mondi extrasolari e non sappiamo se quella vita è sfociata in qualcosa di complesso come sulla Terra, in grado di costruire radiotelescopi e sonde spaziali ma, se la tecnologica delle civiltà extraterrestri fosse comune nella nostra galassia, allora anch’esse dovrebbero aver sviluppato i mezzi e le capacità di inviare sonde automatiche in altri sistemi stellari, ammesso che queste entità intelligenti condividano con noi la curiosità e la voglia di esplorare nuovi territori.

Nel corso dei decenni passati, dalla Terra sono stati lanciati cinque veicoli automatici destinati a vagare per sempre nella galassia: le due sonde Pioneer, la coppia Voyager1 e 2, la sonda New Horizons che ha ormai superato Plutone.

Forse gli extraterrestri potrebbero essere spinti dalle nostre stesse motivazioni e se scoprissero che la Terra è in grado di ospitare la vita potrebbero decidere di progettare un veicolo capace di viaggiare per molti anni fino a raggiungere il nostro pianeta, proprio come alcuni dei nostri scienziati teorizzano di fare. Un recente studio scientifico di Jacob-Haqq Misra e Ravi Kumar Kopparapu, della Pennsylvania State University, ha proposto una nuova analisi del paradosso di Fermi: “Se esistono, dove sono?“, guardando nella direzione della ricerca di manufatti tecnologici alieni nel Sistema Solare.

Gli scienziati si concentrano sulle possibili dimensioni del manufatto, la sonda aliena potrebbe essere piccola come un’automobile, ma non più grande di una piccola casa, a causa delle esigenze di carico utile per effettuare il lancio.
Scoprire un’astronave aliena tra i corpi del Sistema Solare “sarebbe come trovare un ago in un campo da calcio coperto da tre piedi di fieno“, dicono gli autori, occorrerebbe dunque una buona calamita.

Per provare a fare proprio questo, I ricercatori hanno sviluppato un’equazione che potrebbe essere applicata ad una porzione del volume del Sistema Solare per determinare se le ricerche fatte dalle varie sonde sono sufficienti ad escludere la presenza di qualsiasi rottame extraterrestre. Essi concludono: “artefatti extraterrestri potrebbero esistere nel Sistema Solare a nostra insaputa, ma non lo sappiamo semplicemente perché non li abbiamo ancora cercati con sufficiente attenzione. La vastità dello spazio implica che ci vorrà del tempo prima che ogni oggetto celeste vicino possa essere considerato privo di sonde spaziali aliene“.

Come sappiamo, un oggetto interstellare ha di recente attraversato il sistema solare, Oumuamua, che per molti è solo un asteroide o ciò che resta di una cometa ma che Avi Loeb, astronomo ed astrofisico con sede ad Harvard, ritiene, per vari motivi, possibile che fosse quanto resta di una vela solare proveniente dallo spazio esterno al sistema solare. Quando ci siamo accorti del passaggio di Oumuamua, l’oggetto stava ormai dirigendosi fuori del sistema solare dopo avere girato intorno al Sole e non abbiamo nessuna sua immagine reale ma lo strano comportamento tenuto dall’oggetto mentre si allontanava dal Sole ha fatto mettere tra le ipotesi sul tavolo anche quella di un oggetto artificiale di origine extraterrestre.

Oumumua ormai si sta allontanando da noi ad enorme velocità e non sapremo mai la verità ma il suo passaggio ha fatto drizzare le antenne a scienziati seri e cacciatori di alieni che hanno proposto di prestare molta più attenzione alle immagini ed ai dati trasmessi dalle nostre sonde in giro per il sistema solare al fine di individuare eventuali anomalie che potrebbero risultare di origine artificiale. Insomma, l’idea sembra quella di far nascere una nuova branca della scienza, l‘archeologia spaziale.

La sonda più promettente per la ricerca di questi possibili manufatti alieni è il Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO), che ha completato una foto-mappatura della Luna fino a una risoluzione di soli 5 metri.

La Luna potrebbe essere un posto ideale per far approdare una sonda robotica, ma questo comporterebbe un notevole dispendio di energia per la sonda stessa perché i suoi costruttori dovrebbero conoscere bene il sistema Terra-Luna e far si che il loro veicolo dopo un lungo viaggio, probabilmente durato secoli se non millenni, sia in grado di approdarvi. Un altro posto interessante per compiere queste ricerche potrebbero essere i punti di Lagrange ma, per quanto ne sappiamo, quei punti particolari che potrebbero ospitare un oggetto in equilibrio gravitazionale tra la Terra e la Luna non mostrano nulla di anomalo. Un’ipotetica sonda aliena, se ancora in attività, potrebbe emanare calore e quindi sarebbe individuabile.

Non sappiamo se troveremo mai una sonda aliena o quel che ne resta, c’è già stato qualche falso allarme e molte bufale, però la cosa non è del tutto impossibile.

Fonte: http://nemsisprojectresearch.blogspot.com