Bufale: il mito degli scheletri giganti

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le bufale degli scheletri dei giganti

di Oliver Melis

Nonostante le puntuali smentite, i siti che si occupano di mistero e paranormale non smettono di puntare il dito accusatorio contro il mondo scientifico, accusando gli archeologi di occultare una parte della storia che andrebbe contro quanto finora stabilito. L’accusa, se analizzata è totalmente priva di senso oltre che di fondamento. Perché, infatti, gli archeologi dovrebbero nascondere una scoperta piuttosto che un’altra?

Ogni scoperta, oltre a portare conoscenze, è una ricchezza che deve essere sfruttata, ma questo sfugge alle menti che immaginano queste cospirazioni e a quelle che alle cospirazioni credono, in genere per partito preso.

Una delle ipotesi di complotto che ogni tanto torna alla ribalta è quello degli scheletri umani giganti, tema radicato nelle culture e nelle religioni di tutto il mondo che, nonostante le evidenze scientifiche, fatica a essere considerato solo un mito.

La credenza che i giganti popolassero il nostro pianeta all’origine dei tempi si fonda su testi sacri come la Bibbia o il Corano e su alcune opere degli autori classici, ma soprattutto prende ampio spunto dal ritrovamento di grandi scheletri che, solo dalla prima metà del XVIII secolo, grazie ai progressi della scienza, furono finalmente attribuiti a grandi cetacei e a quadrupedi terrestri.

Qualche tempo fa venne pubblicata una notizia riguardante il ritrovamento di resti scheletrici umani di enormi dimensioni durante l’attività di prospezione del gas nella regione sud-orientale del deserto arabo. Questa regione del deserto arabo è chiamata il quarto vuoto, in arabo “Rab-Ul-Khalee“. La scoperta è stata fatta dal team di Aramco Exploration.

Dio afferma nel Corano che Egli aveva creato esseri umani di dimensioni spropositate simili alle quali non ha più creato da allora. Questi erano gli abitanti di Aad, dove fu inviato il Prophet Hud. Erano molto alti, grandi e molto potenti, capaci di mettere le braccia attorno a un tronco d’albero e sradicarlo… Gli Ulema dell’Arabia Saudita credono che questi siano i resti del popolo di Aad.

I militari sauditi hanno messo in sicurezza l’intera area e nessuno è autorizzato ad entrare tranne il personale ARAMCO. La notizia è stata tenuta segreta, ma un elicottero militare ha scattato alcune foto aeree e una delle foto è finita, non si sa come, su Internet in Arabia Saudita. A quanto pare il cordone creato dai militari e tutta la segretezza non è bastato e nell’aprile del 2004 l’immagine e i dettagli dell’incredibile storia vengono riportati dal quotidiano The New Nation del Bangladesh e da alcuni articoli in India conferendo credibilità alla storia.

Nonostante la notizia abbia fatto saltare sulla sedia molti complottisti la realtà è ben diversa.

L’immagine è stata creata nel 2002 da “IronKite“, un membro di Worth1000.com che lo ha presentato come una voce in un concorso fotografico intitolato “Anomalie archeologiche“. Il regolamento del concorso sfidava i partecipanti a “creare una bufala archeologica… Mostrare un quadro di una scoperta archeologica che potesse sembrare abbastanza reale che, se non fosse apparsa su Worth1000, la gente avrebbe potuto prendere la notizia per vera“.

La fonte originale dell’immagine, opportunamente photoshoppata, era una ripresa aerea di un mastodonte emerso durante scavi ad Hyde Park, a New York. La scoperta fu fatta da un team di ricercatori della Cornell University.

Esiste anche una variante della bufala riemersa nel 2007, accompagnata da altre tre immagini di scheletri umani giganti. Queste immagini provengono dallo stesso concorso sulle anomalie archeologiche di Worth1000.

Consigliamo lo studio, condotto da due paleontologi italiani – Marco Romano del Museum für Naturkunde di Berlino e Marco Avanzini del Museo delle Scienze di Trento – pubblicato su Historical Biology che ricostruisce l’origine del mito dei giganti a partire dall’errata interpretazione degli scheletri di vertebrati fossili rinvenuti in passato.

Lo studio rappresenta la prima sintesi ragionata e completa del collegamento fra resti fossili e il mito classico dei giganti“, spiega Marco Romano. “Per la prima volta è stato ricostruito nel panorama italiano il lento cammino che ha condotto all’interpretazione scientifica corretta delle grandi ossa recuperate nel tempo, sulla base dei primi rudimenti di anatomia comparata“.

Fonti: Snopes. Com; National geographic.it