Una mostra in corso allo Smithsonian National Museum of Natural History di Washington, DC ci avvisa dei rischi che corriamo

La Grande Morte vide scomparire dalla faccia del pianeta il 90% delle specie marine e circa i due terzi di quelle terrestri. Avvenne per l'aumento della concentrazione di diossido di carbonio nell'atmosfera

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la Grande morte del Permiano

Molte tempo fa c’è stato un momento in cui la vita sulla Terra ha rischiato di socmparire completamente. La “Grande Morte“, la più grande estinzione di massa che il pianeta abbia mai visto, fu un evento drammatico che si svolse circa 250 milioni di anni fa e fu, in gran parte, causato dall’improvviso aumento gas serra nell’atmosfera. Ora alcuni scienziati pensano di vedere allarmanti somiglianze tra la Grande Morte e ciò che sta accadendo attualmente nella nostra atmosfera

Gli scienziati stanno evidenziando questa somiglianza in una mostra in corso allo Smithsonian National Museum of Natural History a Washington, DC.

La nuova mostra Deep Time nella Sala dei fossili di David H. Koch presso il Museo Nazionale di Storia Naturale Smithsonian a Washington, DC – Smithsonian

 

Il gioiello della mostra Deep Time è il primo vero Tyrannosaurus rex del museo. Il suo scheletro si erge sopra le ossa di un triceratopo prono, con un piede artigliato che tiene giù uno sventurato erbivoro e le mascelle serrate sulla sua testa, pronto a prendere un enorme morso.

Ci piace dire, ‘Vieni per i dinosauri, resta per tutto il resto‘”, afferma Scott Wing, uno dei curatori della mostra.

Il tema della mostra è in realtà l’interconnessione della vita attraverso il tempo geologico. Dalla mostra si evince, ad esempio, come le piante in fondo alla catena alimentare supportassero tutto, dagli insetti agli apatosauri da 20 tonnellate e come gli insetti aiutassero a modellare il tipo di foreste che si sono evolute e modificate nel corso di milioni di anni.

Scott Wing, geologo e curatore di paleobotanica, nel suo ufficio presso il Museo Nazionale di Storia Naturale Smithsonian. – Ryan Kellman / NPR
È spiegato nella sezione della mostra sulla Grande Morte. Circa 250 milioni di anni fa, un enorme campo vulcanico eruttò in quella che oggi è la Siberia. Vomitava lava che bruciava calcare e letti di carbone e riempiva l’atmosfera di anidride carbonica, polveri e particolato, inquinamento, insomma, e la cosa andò probabilmente avanti per milioni di anni. Tutto questo riscaldò il pianeta, rendendo gli oceani acidi e poveri di ossigeno. Più del 90% delle specie negli oceani si estinse, sulla terraferma accadde ad oltre i due terzi delle specie.

La storia della Terra ha visto altre estinzioni di massa, come quella che spazzò via i dinosauri circa 65 milioni di anni fa, ma questa, alla fine del Permiano, fu causata principalmente da una quantità eccessiva di anidride carbonica che permeò l’atmosfera.

E lo Smithsonian osserva spesso nella sua mostra che l’attuale riscaldamento del pianeta è un déjà vu.

Possiamo imparare dallo studio del passato“, dice Wing. “Sono gli stessi processi che vengono osservati oggi dagli scienziati.”

Una parte della mostra Deep Time è dedicata all’estinzione di massa chiamata la Grande Morte. Più del 90% delle specie negli oceani si estinse, così come i due terzi di quelle a terra. – Smithsonian
Uno degli scienziati preoccupati da quello che succede è Curtis Deutsch, dell’Università di Washington, la cui ricerca ha aiutato a informare i curatori dello Smithsonian. “Le stesse cose che provocarono la Grande Morte stanno accadendo proprio ora nel nostro oceano, come risultato di attività umane“, dice, “non nella stessa misura, ma nella stessa direzione“.
Attualmente, il pianeta si è riscaldato a circa 2 gradi Fahrenheit rispetto alla media delle temperature precedenti alla rivoluzione industriale, sebbene al ritmo attuale potrebbe riscaldarsi di parecchi gradi in più. Durante la Grande Morte vi fu un aumento delle temperature di oltre 4 o 5 volte la situazione attuale, però.
Inoltre, accadde gradualmente. È per questo che Deutsch ha programmato un modello al computer per simulare l’effetto serra che portò alla Grande Morte, un modello che simula il riscaldamento globale e permette di vedere cosa succederebbe alle specie odierne dell’oceano. “La prima cosa che succede è che si inizia a vedere una perdita locale di specie mentre iniziano a migrare in risposta alle modifiche climatiche“, spiega.
Abbiamo anche scoperto qualcosa di sorprendente e nuovo, penso,” racconta Deutsch, “e cioè che l’estinzione era diffusa ovunque, ma agì soprattutto vicino alle parti fredde della Terra, vicino agli oceani polari, piuttosto che negli oceani tropicali più caldi.”

È una cosa che ha senso, sostiene Deutsch. Gli animali che vivono vicino all’equatore possono migrare verso i poli per trovare l’acqua più fredda, ma quelli che già vivono in acque fredde e ricche di ossigeno più vicine ai poli non hanno molti luoghi dove migrare.

Secondo Deutsch il modello computerizzato è una finestra sul futuro, e anche sul presente: le specie marine hanno già iniziato a migrare. E a Deutsch, quella migrazione sembra familiare. “Oggi già possiamo vedere le risposte delle specie marine a quei cambiamenti che assomigliano a quello che pensiamo sia successo alla fine del Permiano“. 

La mostra dello Smithsonian fa espliciti riferimenti alla minaccia dei cambiamenti climatici causati dall’uomo; ha anche ricevuto finanziamenti dall’industriale David Koch, noto per sostenere gruppi che contestano il consenso scientifico sui cambiamenti climatici.

Wing, il curatore, dice che la connessione tra la Grande Morte e ciò che sta accadendo ora è un messaggio che deve essere ascoltato. “Abbiamo superato la cornice della nostra storia“, dice della razza umana. “Poiché oggi siamo così potenti che siamo diventati una vera e propria forza geologica oltre che una forza umana“.

Una forza che sta cambiando le condizioni per la vita sul pianeta.

Fonte: NPR