Bufale: il cannone solare nazista

Nella variegata collezione di presunte armi in via di sviluppo attribuite agli scienziati nazisti trova posto anche un fantascientifico specchio ustore spaziale

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lo specchio solare spaziale nazista
1.6 L'era solare: l'uomo sta per sfruttare l'enorme torrente di energia luminosa e termica proveniente dal sole. Nel 212 a.C., Archimede incendiò a distanza, per mezzo di "specchi ustori", le navi romane che assediavano Siracusa. Sul medesimo principio si basa il progetto odierno del gigantesco "specchio spaziale" di Herbert Oberth, arma terribile che, da circa 1000 Km di altezza, sarebbe capace di bruciare intere città nemiche. Tratto da: Visto, Vol. VII, n°4, 25 gennaio 1958.

di Oliver Melis

Più di 2000 anni fa, durante la seconda guerra punica (218-210 a.C.) Archimede usò i cosiddetti specchi ustori specchi per raccogliere e concentrare i raggi solari: puntati contro le quinqueremi di legno romane, i raggi riflessi concentrati ne provocarono l’incendio, distruggendo la flotta del console Marcello.

Molti secoli dopo un’arma del genere sarebbe stata pensata per dominare la Terra, stavolta dallo spazio. Una lente di enormi dimensioni, in grado di concentrare la luce del sole sarebbe stata una delle tante fantascientifiche armi segrete studiate dal III Reich. Il progetto della lente orbitale che sarebbe stata capace di colpire la Terra dallo spazio non sarebbe, in realtà, fantascienza ma un progetto risalente al 1923 ad opera del fisico e ingegnere austro-ungarico Herman Oberth, il padre della moderna missilistica.

Dell’arma si iniziò a parlare nel 1945, notizie sul progetto nazista vennero svelate da Life, settimanale americano che rivelò potenzialità e dettagli che avrebbero permesso la sua realizzazione. Life entrò in possesso di tali informazioni grazie agli alleati.
Il progetto venne sviluppato durante la seconda guerra mondiale e prevedeva che lo specchio, una parabola di circa 1600 metri di diametro, una volta realizzato in parti preassemblate, venisse posizionato in un’orbita geostazionaria a 36.000 km dalla Terra. Il costo complessivo stimato per la sua realizzazione sarebbe stato di circa 3 milioni di marchi e il tempo necessario alla realizzazione fu stimato in 15 anni. Un impiego di mezzi e soldi notevole che avrebbe garantito un’arma in grado di tenere sotto scacco i nemici.

Sempre secondo quanto scoperto da Life, la micidiale parabola sarebbe stata solo una parte di un progetto ancora più ambizioso: Oberth e i dirigenti del Reich progettavano di affiancare a questa arma di distruzione di massa una vera e propria stazione spaziale abitata, dotata di giardini idroponici per la produzione di ossigeno e generatori solari che avrebbero garantito la fornitura di corrente elettrica a una squadra di astronauti.

La realizzazione della parabola prevedeva l’utilizzo di un razzo vettore che, una volta in orbita geostazionaria, avrebbe rilasciato sei cavi metallici che sarebbero stati srotolati grazie alla forza centrifuga generata dalla rotazione sul proprio asse da parte del razzo vettore. questi cavi, una volta srotolati, avrebbero formato una sorta di ragnatela dove sarebbero stati assemblati i pezzi che avrebbero composto la grande parabola orbitante.

Il mio specchio”, scrisse Oberth nel suo progetto, “è un po’ come quello utilizzato a scuola dagli studenti per abbagliare i compagni e il professore. E l’abbaglio solitamente provoca reazioni poco piacevoli”.

La storia, fortunatamente, andò in un’altro modo, gli alleati riuscirono a fermare i nazisti e Hitler si suicidò. Il micidiale dispositivo ideato da Oberth non venne mai realizzato e a spartirsi le menti scientifiche tedesche ci pesarono USA e URSS che in seguito iniziarono una guerra tecnologica per la conquista dello spazio.

L’idea di uno specchio posto nello spazio capace di riflettere sulla Terra la luce del Sole è stata esplorata, con intenti pacifici in tempi recenti. Il 4 febbraio 1999 i cosmonauti della stazione spaziale russa MIR avrebbero dovuto dispiegare nello spazio un riflettore da 25 metri di diametro capace di illuminare le zone buie del pianeta con una luminosità pari a 10 volte quella della Luna piena.
L’obiettivo era quello di portare la luce dove si lavora di notte, ma anche nelle zone di guerra o in quelle colpite da disastri naturali.

L’esperimento, con grande gioia degli ecologisti, fallì: il telo riflettente si ruppe durante la fase di apertura e, visti i costi proibitivi, l’idea di provare un secondo tentativo fu abbandonata.

Questa stessa idea è stata recentemente ripresa anche dalla Cina che si propone di effettuare un esperimento simile a quello russo nei prossimi anni.

Fonti: Focus.it; Wikipedia.