i pianeti in cui potrebbe svilupparsi vita aliena potrebbero essere meno numerosi di quanto abbiamo pensato finora

Considerando nuovi filtri per stabilire la zona abitabile, molti degli esopianeti scoperti, ad esempio quelli di Trappist-1 non saranno più inseriti tra quelli interessanti per la ricerca della vita

0
66
Con in nuovi filtri considerati per la zona abitabile, i pianeti di Trappist non saranno considerati interessanti per la ricerca della vita

La ricerca e lo studio degli esopianeti comprende anche la ricerca di possibili segni di vita extraterrestre. Fino ad oggi, abbiamo scoperto quasi 4000 pianeti, solo pochi dei quali presentano quelle caratteristiche che potrebbero dimostrarne la compatibilità con la vita come la conosciamo.

Ma dove pensiamo di poter trovare forme di vita extraterrestre, non importa se intelligenti o microorganismi? Quali pensiamo debbano essere le caratteristiche di pianeti compatibili con la vita?

Probabilmente, la vita, almeno quella che conosciamo noi, non è sui pianeti gassosi o la cui atmosfera è intrisa di gas tossici. Un nuovo studio riduce drasticamente il numero di mondi in cui gli scienziati ritengono che sia più probabile trovare la vita in qualche sua forma.

In passato, i ricercatori hanno definito la “zona abitabile” di un sistema stellare in base al tipo di stella e alla distanza del pianeta da essa; i pianeti che, come la Terra, orbitano alla giusta distanza per avere temperature in cui potrebbe esistere acqua liquida sulla superficie planetaria, sarebbero considerati “abitabili“. Secondo i ricercatori, però, questa definizione funziona per microbi basici, unicellulari, non definisce abbastanza l’abitabilità per creature più complesse, come gli organismi che vanno dalle spugne agli esseri umani.

Quando vengono presi in considerazione questi parametri aggiuntivi, necessari per l’esistenza di creature complesse, la zona definibile come “abitabile” si restringe notevolmente. Per esempio, i pianeti con alti livelli di gas tossici, come il biossido di carbonio e il monossido di carbonio, non potrebbero essere compresi tra i possibili candidati ad ospitare la vita.

Per indagare la questione, Lyons e i suoi colleghi hanno creato un modello computerizzato del clima atmosferico e della fotochimica (un campo che analizza il comportamento di diverse sostanze chimiche sotto la luce visibile o ultravioletta) su una serie di pianeti. I ricercatori hanno iniziato osservando i livelli predetti di anidride carbonica, un gas mortale ad alti livelli, ma anche necessario per mantenere le temperature al di sopra del congelamento (grazie all’effetto serra) su pianeti che orbitano lontano dalle loro stelle ospiti.
Per sostenere liquida l’acqua sui pianeti posti intorno ai margini esterni della zona abitativa convenzionale, un pianeta avrebbe bisogno di una concentrazione di anidiride carbonica decine di migliaia di volte più alta che sulla Terra di oggi“, spiega il ricercatore Edward Schwieterman della NASA, che lavora con Lyons. “Sarebbero concentrazione molto oltre i livelli massimi di tollerabilità della vita umana e animale sulla Terra.
Una volta che la tossicità del biossido di carbonio viene inserita nell’equazione, la tradizionale zona abitabile per la semplice vita animale viene tagliata in due, spiegano i ricercatori. Per forme di vita complesse come gli esseri umani, più sensibili agli alti livelli di anidride carbonica, la zona abitabile si riduce a meno di un terzo dell’area tradizionale, hanno scoperto i ricercatori.

La vita complessa (blu) sarà probabilmente situata in una cosiddetta zona abitabile che ha il potenziale per l'acqua liquida. Altre zone non sono promettenti nella ricerca di vita, comprese le regioni con accumulo tossico di anidride carbonica (giallo) e monossido di carbonio (rosso). Queste zone probabilmente inabitabili includono pianeti extrasolari come Proxima Centauri b e i pianeti TRAPPIST-1 e, feg (punti neri).

La vita complessa (blu) sarà probabilmente situata nella cosiddetta zona abitabile che ha il potenziale per mantenere acqua liquida sulla superficie dei pianeti. Altre zone non sono promettenti nella ricerca di vita, comprese le regioni con accumulo tossico di anidride carbonica (giallo) e monossido di carbonio (rosso). Queste zone probabilmente inabitabili includono pianeti extrasolari come Proxima Centauri b e i pianeti TRAPPIST-1 e, feg (punti neri).

Credito: grafica per gentile concessione di Christopher Reinhard / Georgia Tech

Considerando questi nuovi parametri, alcune stelle non hanno zone abitabili per la vita; tra queste, Proxima Centauri e TRAPPIST-1, due delle stelle con pianeti più vicine al nostro Sole. Questo perché i pianeti attorno a questi soli hanno probabilmente alte concentrazioni di monossido di carbonio, dicono i ricercatori. Il monossido di carbonio può legarsi all’emoglobina nel sangue animale, e anche piccole quantità di esso possono essere mortali. (Al contrario, un altro recente studio ha sostenuto che il monossido di carbonio potrebbe essere un segno di vita extraterrestre, ma come dice Schwieterman, “questi [pianeti] non sarebbero certamente buoni posti per la vita umana o animale come lo conosciamo sulla Terra.”)

Le nuove linee guida possono aiutare i ricercatori a tagliare il numero di pianeti in cui cercare segni di vita aliena, una bella scrematura sui quasi 4000 mondi confermati che orbitano intorno a stelle diverse dal sole.

Le nostre scoperte forniscono un modo per decidere quale di questi miriadi di pianeti dovremmo osservare in modo più dettagliato“, così il co-ricercatore Christopher Reinhard, assistente professore di Scienze della Terra e dell’atmosfera al Georgia Institute of Technology. “Potremmo identificare più facilmente i pianeti abitabili scartando a priori quelli che presentano livelli di biossido di carbonio o di monossido di carbonio probabilmente troppo alti per supportare la vita complessa“.

Ovviamente, l’assunto di questo studio è che la vita complessa possa esistere solo come la conosciamo sulla Terra. Questo, se da un lato ci aiuta a filtrare i pianeti possibili candidati per ospitare la vita, dall’altro potrebbe farci scartare l’osservazione di pianeti diversi da quelli ideali, dove potrebbero essersi sviluppate forme di vita diverse da quelle note alla nostra esperienza.

Certo, da qualcosa bisogna pur iniziare.

Lo studio è stato pubblicato online su The Astrophysical Journal.

Fonte: Live Science.