Il Modulo lunare LM-1 dell’Apollo

Il primo prototipo del modulo lunare fu lanciato con l'Apollo 5 il 22 gennaio 1967

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il primo volo di test del LEM che avrebbe consentito l'atterraggio sulla Luna si svolse con una missione senza equipaggio in orbita terrestre

Il Lunar Module (LM) o LEM fu realizzato dalla Grumman Corporation a Bethpage, NY, ed era il veicolo destinato a portare due astronauti sulla superficie lunare per poi riportarli sul modulo di comando rimasto in attesa in orbita lunare.

La Nasa, prima di dichiarare la macchina realizzata dalla Grumman Corporation sicura, se ne accertò testando il LM in orbita terrestre e senza nessun uomo a bordo.
La Grumman consegnò la prima unità di volo, chiamata LM-1, al Kennedy Space Center nel giugno del 1967, dove i tecnici lo posero sul suo booster nel mese di novembre.

Per risparmiare peso si decise di portare in orbita il modulo senza dispositivo di atterraggio. Ad operare il lancio fu l’Apollo 5 e il LM-1 doveva simulare i primi passi della missione lunare testando sia i motori dello stadio di discesa che i motori dello stadio di risalita che avrebbe riportato i due membri dell’equipaggio sulla capsula in orbita lunare.

Il lancio ebbe luogo il 22 gennaio 1968, il Complesso di lancio era il 37B di Cape Kennedy utilizzando lo stesso razzo Saturn 1B che avrebbe dovuto portare in orbita l’equipaggio dell’Apollo 1 un anno prima. Il razzo non infatti non venne danneggiato dall’incendio che costò la vita ai tre uomini dentro la capsula.

Una volta entrato in orbita, LM-1 si separò dal secondo stadio del razzo per iniziare la missione lunga ben 11 ore. Dopo un checkout a due orbite dei suoi sistemi, LM-1 era pronto per il suo primo test di volo, quello sul motore che sarebbe stato impegnato nella difficile fase di discesa sul suolo lunare.

Il computer di guida terminò l’ignizione iniziale di 39 secondi del motore di discesa dopo quattro secondi e, per superare il problema, il direttore di volo Gene Kranz e il suo team al Mission Control Center di Houston, adottarono un piano alternativo agendo manualmente sul motore di discesa altre due volte.

Il motore dello stadio di risalita si accese, inizialmente attaccato al modulo di discesa per simulare un atterraggio abortito, la cosiddetta messa in scena “fire-in-the-hole” e ancora per più di sei minuti fino a quando il carburante non si esaurì. Queste prove raggiunsero praticamente tutti gli obiettivi della missione.

Il test di interruzione del lancio è stata la prova più critica della missione e quella che dovevamo compiere con successo prima di provare una missione con equipaggio“, disse all’epoca Kranz.

Alla conferenza stampa del dopo volo, il direttore del programma Apollo Spacecraft George Low commentò che il successo di Apollo 5… era dovuto al fatto che avevamo un buon hardware; è un team di controllo di volo sotto la guida di Gene Kranz eccezionale.”.

Dal momento che il LM non era stato realizzato per tornare sulla Terra, entrambi gli stadi furono lasciati bruciare nell’atmosfera nelle fasi del rientro. Il test fu un successo e la NASA annunciò che non sarebbe stato necessario nessun secondo test senza uomini a bordo. Il secondo lancio del Saturn.1b sarebbe avvenuto con un equipaggio visto che il razzo era ritenuto affidabile.

Questo fu il primo cambiamento significativo del piano del programma Apollo annunciato dalla NASA nel novembre 1967 e portò l’Agenzia un passo avanti verso lo sbarco sulla Luna prima della fine del decennio.

Per molti americani, la missione Apollo 5 fu oscurata da un importante evento di cronaca accaduto altrove nel mondo. Il giorno in cui la missione Apollo 5 terminò, la Corea del Nord sequestrò la USS Pueblo e il suo equipaggio e li tenne prigionieri per 11 mesi L’equipaggio venne liberato a dicembre, mentre l’Apollo 8 si trovava in fase di avvicinamento alla Luna.

Fonte: www.nasa.gov