Il quanto della vita?

Una "teoria del tutto" biocentrica potrebbe riportare le origini della vita agli inizi dell'universo.

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Numerosi articoli scientifici recenti, alcuni dei quali sono elencati nella sezione “riferimenti” in fondo alla pagina, hanno affrontato il concetto di universo vivente. Immaginiamo per un momento che abbiano ragione. 

Cosa significherebbe per la prospettiva dell’astrobiologia sull’origine e la natura della vita e per la sua esplorazione?  

La nostra capacità di caratterizzare la natura si basa sulla nostra capacità di metterla in discussione, cosa che dipende in parte dalla tecnologia disponibile. Si basa anche sulla mente umana, che è notoriamente povera nel cogliere prospettive olistiche e migliore nel dividere gli oggetti di indagine in partii intellettualmente affrontabili. Troppo spesso, trascuriamo che i nostri limiti, non la natura, generano contenitori, definizioni e confini isolanti.

Con il tempo, i contenitori diventano l’intero paesaggio pur essendo pensate semplicemente per essere pezzi di un puzzle che si connettono tra loro. Queste scatole modellano e sfidano il nostro approccio alle domande scientifiche, lo sviluppo di quadri intellettuali, l’audacia delle nostre ipotesi e le nostre prospettive. Stabiliscono confini artificiali su dove trovare le risposte, ma anche sulla loro natura e portata.

La ricerca dell’origine e della natura della vita incarna questa sfida. È l’ultimo esperimento mentale, quello in cui siamo completamente immersi, come gocce d’acqua che si interrogano sull’oceano, lottando per definire i nostri confini, quando potrebbe non essercene nessuno. Potrebbe essere che la definizione di una goccia sia variabile, la risposta potrebbe risiedere più nella mutevole natura dell’oceano in un dato momento che in una vera separazione della parte dal tutto. Forse la goccia è la capacità dell’oceano di cambiare forma all’infinito.

L’assenza di un consenso per la definizione di vita è un riflesso di limiti metodologici e tecnici, quadri intellettuali vincolati o entrambe le cose?

La scienza è, senza dubbio, sempre più brava a caratterizzare ciò che la vita fa ogni giorno che passa, ma porta relativamente meno progressi nell’identificazione di cosa sia la vita e come abbia origine. A tale proposito, l’attuale esplorazione della questione della vita potrebbe essere paragonata ad un impianto idraulico: chi gestisce le tubazioni, si preoccupa delle interazioni tra l’acqua e le tubazioni ma non tocca l’origine e la natura dell’acqua.

È perché la risposta risiede su scale e risoluzioni che la tecnologia non può ancora raggiungere, o è che la vita è il risultato di processi fisico-chimici esotici ancora da scoprire – o nessuna di queste cose? 

Forse il problema non risiede molto qui, ma piuttosto nel modo in cui affrontiamo la domanda stessa, che è il risultato di come siamo condizionati a pensare. Può darsi che la vita sia effettivamente ciò che fa la vita, che la risposta è sempre stata di fronte a noi, così ovvio che non la riconosciamo perché le nostre strutture intellettuali non ci consentono lo spazio per vederla.

L’astrobiologia esprime questa sfida nella sua visione strategica attraverso domande chiave: cos’è la vita? Come ci accorgeremo di averla trovata? Possiamo tracciare un confine tra chimica prebiotica e vita? 

Le prime due domande parlano della natura fondamentale della vita e della nostra capacità di riconoscerla oltre la Terra quando non possiamo ancora definirla chiaramente con la nostra esperienza. L’ultima indaga sulla separazione tra vivere e non vivere, aprendo uno spazio per discutere se il passaggio dalla chimica prebiotica alla vita sia una transizione o uno spostamento stocastico.

Due concetti principali aiutano ad affrontare queste domande. 

L’abitabilità considera gli ambienti che possono favorire un’origine della vita e la sua sostenibilità. Fornisce i confini fisico-chimici per la vita e considera i processi abiotici, prebiotici e biotici. 

La coevoluzione è ciò che accade dal momento in cui la vita nasce. Questo concetto prevede interazioni spazio-temporali tra vita e ambiente e come si modificano a vicenda. È una relazione sistemica che si svolge attraverso circuiti e meccanismi di feedback ed è misurata da cambiamenti e adattamento. Questi due concetti sono fondamentali per le nostre opinioni sulla vita nell’universo e su come esploriamo, ma non sono i soli.

Con l’ipotesi di Gaia, la coevoluzione diventa una relazione simbiotica tra vita e ambiente, che si evolvono insieme come un unico sistema autoregolante che mantiene le condizioni per la vita sulla Terra. Gaia è un sistema di feedback cibernetico gestito inconsciamente dal biota. Abitabilità, coevoluzione e Gaia si avvicinano all’origine della vita e alla sua evoluzione dal punto di vista astronomico, planetario ed ecologico.

Opere recenti che collegano biologia, neuroscienze, cosmologia e fisica quantistica trasformano queste prospettive. Tra questi, il biocentrismo propone una “teoria di tutto” unificante e si avvicina alla vita da un punto di vista cosmologico, in cui la coscienza crea la realtà e la vita non è un prodotto finale ma una forza che è la chiave per la comprensione dell’universo.

Le teorie della coscienza e il modo in cui la coscienza si collega ai sistemi neurali/omologhi si stanno sviluppando nei campi della fisica, delle scienze cognitive e della teoria dell’informazione. Sebbene la loro prospettiva sia diversa dal biocentrismo, forniscono percorsi per esplorare l’interazione tra vita, ambiente e universo e la relazione tra vita e coscienza. Con la consapevolezza che modella la nostra percezione dell’ambiente e dell’universo, integrando le informazioni, organizzando e interagendo con esso, e possibilmente trasformandolo, alcune di queste teorie, incluso il biocentrismo, portano l’origine e la natura della vita al livello quantico.

Sebbene debbano ancora essere dimostrate falsificabili, tali teorie ci invitano a spostare la nostra percezione e considerare cosa accadrebbe alle domande dell’astrobiologia se affrontate da questo punto di vista

Se verificata, una “teoria del tutto” porta l’origine della vita all’inizio dell’universo. Poiché comporta interazioni a livello quantico, può anche significare una teoria ovunque, in cui la separazione tra vivere e non vivere non è una differenza fondamentale della natura tra loro, ma una differenza nella quantità di energia e complessità delle informazioni che vi sono integrate, organizzate, archiviate, trasformate e scambiate in qualsiasi momento. Ciò che separa la vita dal non vivere è solo il limite della nostra consapevolezza di queste interazioni.

In quel quadro di riferimento, Gaia non sarebbe più un sistema di feedback cibernetico gestito inconsciamente dal biota ma una simbiosi cosciente su scala planetaria. La coevoluzione non è ciò che accade quando nasce la vita. Definisce semplicemente la soglia della nostra consapevolezza della capacità della vita di modellare l’universo.

Per secoli, la nozione di universo cosciente è stata solo un esercizio di filosofia (panpsichismo). Questi recenti lavori basati su osservazioni ed esperimenti scientifici sfocano i confini tra discipline umanistiche, biologia, informatica, scienze cognitive e cosmologia. Ancora più importante, spostano il quadro di riferimento per l’esplorazione.

La ricerca della vita oltre la Terra non è più una ricerca se tutto ciò che siamo, su cui viviamo, interagiamo e osserviamo è vivo. Piuttosto, si trasforma in un’esplorazione di espressione della vita della diversità e non complexity-in nell’universo, ma per l’universo, e una ricerca su come connettersi e scambiare informazioni con essa.

Eppure l’aspetto più profondo di queste recenti opere potrebbe essere che riposizionano noi umani non più come osservatori esterni ma come membri di una simbiosi universale. Questa prospettiva è un’ipotesi finale per l’astrobiologia, un cambiamento di paradigma che cambia radicalmente la nostra relazione con il nostro pianeta, la nostra biosfera e il nostro universo.

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