Cambiamenti climatici: nonostante l’accordo di Parigi, il mondo continua su una china pericolosa

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Mentre il mondo “corre” per riuscire a mitigare una crisi climatica, purtroppo le nazioni non sembrano andare in questa direzione. Infatti, se non si fa subito qualcosa per frenare l’estrazione dei combustibili fossili a livello globale, gli impegni presi per l’accordo di Parigi, e altri obiettivi nazionali, serviranno a ben poco.

Le Nazioni Unite, stimano che nei prossimi dieci anni il mondo produrrà il 50% in più di petrolio, gas e carbone, di quanto sia necessario per mantenere le temperature al di sotto dei 2°C, e si produrranno combustibili fossili in eccesso del 120% in più rispetto a quanto sarebbe necessario per limitare il riscaldamento globale di 1,5°C.

Il programma Ambientale delle Nazioni Unite (UNEP), ha stilato un rapporto che dichiara “In effetti, sebbene molti governi dichiarino di voler ridurre le proprie emissioni, dalle loro produzioni di combustibili fossili trapela il contrario, visto che sono previsti piani e proiezioni per l’espansione delle estrazioni”.

Quindi, detta in altre parole, le stesse nazioni che combattono la crisi climatica sono anche quelle che la accelerano.

I combustibili fossili, sono la causa del 90% delle emissioni di biossido di carbonio, e nel 2019 è stato raggiunto, a livello globale, il picco più alto di sempre.

Sebbene le alternative ad energia sostenibile al giorno d’oggi sono svariate, purtroppo a livello mondiale oltre l’80% dell’energia globale proviene ancora dal carbone, dal petrolio e dal gas naturale. Infatti, le nazioni continuano ad aumentare la produzione di combustibili fossili, e le proiezioni suggeriscono che, entro il 2030 i paesi pianificano di produrre il 17% in più di carbone, il 10% in più di petrolio e il 5% in più di gas naturale, vanificando cosi il raggiungimento degli obiettivi per salvaguardare il clima.

La produzione di petrolio e gas, solo negli Stati Uniti, aumenterà del 30% fino al 2030, e alcuni analisti prevedono che, fino al 2040, gli investimenti, a livello mondiale sui combustibili fossili, si aggirerà su una quantità monetaria di trilioni di dollari.

Il Rapporto sul gap di produzione redatto nel 2019 spiega Nonostante la crescita rapida di tecnologie energetiche rinnovabili compatibili con il clima, non vi è nessuna garanzia che i combustibili fossili e le emissioni di gas serra (GHG) diminuiscano, per non parlare poi del ritmo necessario per evitare i pericolosi cambiamenti climatici, peggiorati dalla continua produzione di combustibili fossili in tutto il mondo”.

I precedenti rapporti, esaminavano soltanto la riduzione delle emissioni, mentre questa analisi effettuata dall’UNEP valuta il “divario produttivo”.

Questo è un nuovo metodo di valutazione, esso infatti mette a confronto la quantità di combustibili fossili che un paese prevede di produrre, con la quantità che dovrebbe produrre per mantenere gli obiettivi nazionali stabiliti per salvaguardare il clima. Gli autori del rapporto mettono alla luce il “divario di produzione”, chiarificando con esso che c’è ancora molto lavoro da fare.

Il recente rapporto speciale del Panel intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC), che esamina i possibili scenari, valuta che i piani attuali per il futuro continuano verso una strada pericolosa.

I paesi chiave inclusi nel rapporto, che sono la Cina, gli Stati Uniti, la Russia, l’India, l’Australia, l’Indonesia, il Canada, la Germania, la Norvegia e il Regno Unito, hanno tutti superato i piani nazionali e lo scenario di surriscaldamento previsto dei 1,5°C e 2°C.

I paesi prevedono, entro il 2030, di produrre il 150% in più di carbone rispetto a quello coerente con lo scenario previsto di 2°C.

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Gli autori ritengono che il “divario di produzione” esista a causa della totale mancanza di politiche mirate per mitigare la produzione di combustibili fossili. Purtroppo ai paesi risulta difficile, avendo creato l’infrastruttura per questi progetti, rinunciare ai profitti.

Il rapporto conclude dicendo che “In questo scenario anche il petrolio e il gas sono sulla buona strada per superare il bilancio del carbonio, considerando che i paesi continuano ad investire in infrastrutture per i combustibili fossili che bloccano l’uso di petrolio e gas. Gli effetti di questo blocco aumentano il divario produttivo, questo accadrà fino a quando i paesi non limiteranno al 43% in più la produzione di petrolio e al 47% in più di gas entro il 2040, rimanendo cosi coerenti con un percorso mirato a rispettare i 2°C”.

Gli esperti affermano, mettendo da parte un possibile progresso nella tecnologia per l’estrazione del carbonio, che le attuali riserve di combustibile fossile dovranno essere lasciate dove sono, se si vorranno raggiungere gli obiettivi prefissati.

La Norvegia, ad esempio, potrebbe ridurre i costi per raggiungere i suoi ambiziosi obiettivi sulle emissioni entro il 2020 semplicemente riducendo la quantità di denaro che spende per la produzione di petrolio. A tal proposito, molti altri paesi si stanno impegnando a farlo.

Il funzionario delle Nazioni Unite per il Clima, Christiana Figueres, ha dichiarato al “The Guardian” che “Garantire un pianeta vivibile alle generazioni future, significa prendere sul serio l’eliminazione graduale del carbone, del petrolio e del gas. Paesi come il Costa Rica, la Spagna e la Nuova Zelanda, stanno mostrando la via da seguire, applicando politiche che puntano a limitare l’esplorazione e l’estrazione. Si spera che anche altri paesi andranno nella loro stessa direzione, seguendo cosi l’insegnamento di queste nazioni, visto che non è rimasto tempo da perdere“.

Il Rapporto sul “divario di produzione 2019” è disponibile qui.