Ora c’è un radiotelescopio sul lato opposto della luna

L'osservatorio è il risultato della collaborazione tra l'Istituto olandese di radioastronomia (ASTRON) e la China National Space Agency (CNSA).

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satellite relè

La missione Chang’e-4 del programma di esplorazione lunare cinese è stata lanciata nel dicembre del 2018 e, nel gennaio del 2019, il lander e il rover Yutu 2 sono diventati i primi esploratori robotici ad allunare sul lato opposto del nostro satellite naturale. La missione, pur con risultati contrastanti, è stata anche la prima a coltivare delle piante sulla Luna. Un ultimo passo effettuato dalla sonda.

L’ultimo, ma non meno importante sviluppo, riguarda l’Explorer a Bassa Frequenza dei Paesi Bassi-Cina (NCLE) che ha iniziato le operazioni dopo aver trascorso un anno in orbita attorno alla Luna.

Questo strumento, installato sul satellite di comunicazione Queqiao (posizionato  in orbita intorno al punto L2 cosi da garantire comunicazioni stabili con il lander Chang’e-4) è composto da tre antenne monopolari lunghe 5 metri che sono sensibili alle frequenze radio nell’intervallo 80 kHz – 80 Mhz. Con questo strumento ora attivo, Chang’e-4 è entrato nella fase successiva della sua missione.

L’osservatorio è il risultato della collaborazione tra l’Istituto olandese di radioastronomia (ASTRON) e la China National Space Agency (CNSA). ASTRON ha una lunga storia nella conduzione di radioastronomia, che include il funzionamento di uno dei più grandi radiotelescopi del mondo: il Westerbork Synthesis Radio Telescope (WSRT), che fa anche parte della European Very Long Baseline Interferometry Network (EVN).

L’NCLE è il primo osservatorio di questo tipo che verrà utilizzato per portare a termine esperimenti di radioastronomia mentre orbita sul lato più lontano della Luna. Una posizione ideale per effettuare questo tipo di esperimenti perché, grazie alla massa della Luna che si interpone tra il satellite ed il nostro pianeta, tutte le interferenze radio sono schermate. Per questo motivo Queqiao ha dovuto operare da relè di comunicazione con il lander Chang’e-4.

NCLE è capace di svolgere diverse forme di ricerca scientifica, e il suo scopo principale è condurre esperimenti rivoluzionari nella radioastronomia. In particolare, l’NCLE raccoglierà dati nell’intervallo di emissione di 21 cm, che corrisponde ai primi periodi della storia del nostro universo, periodi noti come età oscura e alba cosmica, fino ad ora inaccessibili agli astronomi.

Studiando la luce emessa nella banda dei 21 centimetri gli astronomi potranno rispondere ad alcune domande sullo sviluppo dell’universo, quando si formarono le prime stelle e le galassie nane o che influenza abbia avuto la materia oscura e l’energia oscura nell’evoluzione di queste strutture.

Ecco quanto espresso da Marc Klein Wolt, l’Amministratore Delegato della Radboud Radio Lab e leader del team olandese su universetoday.com: “Il nostro contributo alla missione cinese Chang’e 4 è ora aumentato enormemente. Abbiamo l’opportunità di eseguire le nostre osservazioni durante la lunga notte lunare. La notte della luna è nostra, ora“.

Lo sviluppo delle antenne è costato tre anni di duro lavoro e  questa tecnologia dovrebbe aprire la strada a nuove opportunità per gli strumenti radio nello spazio. Oltre agli scienziati impegnati con ASTRON e CNSA, tanti altri attendono le prime misurazioni che NCLE porterà a termine.

Il professor Heino Falcke, presidente dell’istituto di astrofisica e radioastronomia presso l’Università di Radboud, è anche il leader scientifico del radiotelescopio olandese-cinese.

“Siamo finalmente in affari e abbiamo uno strumento di radioastronomia di origine olandese nello spazio. Il team ha lavorato duramente e i primi dati riveleranno quanto bene lo strumento funzioni davvero”.

Lo strumento si è dispiegato inizialmente con difficoltà e dopo un anno il team ha deciso di utilizzarlo con le antenne parzialmente dispiegate per raccogliere i primi dati per poi valutare se continuare in seguito a dispiegarle completamente.

Oggi lo strumento è sensibile ai segnali provenienti da circa 13 miliardi di anni fa, ovvero, circa 800 milioni di anni dopo il Big Bang. Una volta che le antenne saranno dispiegate per tutta la loro lunghezza, saranno in grado di intercettare i segnali emessi subito dopo il Big Bang.

In questo modo gli astronomi potranno osservare la luce emessa dalle prime stelle.

Fonte: Universe Today