L’astronauta Leland Melvin parla di “Ad Astra”

"Alle stelle, piccola, alle stelle."

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Ad Astra

Leland Melvin, ex astronauta della NASA, ha riflettuto profondamente sul futuro dell’umanità nello spazio e sul modo in cui è raffigurato sul grande schermo in film come il recente thriller fantascientifico “Ad Astra“.

Mentre agenzie spaziali come la NASA e compagnie come SpaceX e Boeing lavorano per riportare gli umani sulla Luna e giungere su Marte, è interessante riflettere su come la fantascienza si abbina ai progressi del mondo reale.

Di recente, durante un evento mediatico presso Spaceport America che celebra l’uscita in DVD e Blu-ray di “Ad Astra“, Melvin ha condiviso le sue opinioni sul film e su come si allinea alle realtà del volo spaziale umano e agli effetti psicologici dei viaggi nello spazio.

Il nostro futuro nello spazio

Ad Astra“, dipinge un ritratto di un futuro in cui l’umanità ha costruito elaborate basi lunari, complete di franchising aziendali e una complessa base marziana sotterranea. E, se ancora siamo lontani da questi traguardi nella realtà, secondo Melvin non sono poi così lontani.

“Insomma, si sta parlando del 2024 come data in cui la prima donna, ed un uomo, toccheranno il suolo lunare e penso che con questa energia, con questo sforzo per farlo, [una base lunare] potrebbe essere realtà entro il 2030“, ha detto Melvin a Space.com durante l’evento, riferendosi al programma Artemis della NASA, che mira a far sbarcare la prima donna e il prossimo uomo sulla luna entro il 2024.

L’ex astronauta ha confermato che pensa che esseri umani avranno soggiorni prolungati sulla superficie lunare entro il 2030.

Portare esseri umani su Marte, tuttavia, secondo Melvin richiederà un po’ più di tempo.

Alcune persone dicono 2030, alcune persone dicono 2025. Realisticamente, forse ce la faremo verso la metà degli anni 2030; non penso che costruiremo un habitat lì, ma penso che ci saranno più persone, con una stazione spaziale, che scenderanno, faranno esplorazione e risaliranno. Dipende dai soldi, dipende dai soldi “, ha detto.

Melvin pensa che, mentre immaginiamo di lanciarci sulla luna e viaggiare verso Marte (o anche oltre), è importante tenere conto della salute mentale e della protezione planetaria. In “Ad Astra“, il personaggio di Brad Pitt, Roy McBride, soffre degli effetti psicologici negativi del volo spaziale mentre viaggia verso le parti più lontane del sistema solare.

Isolata in un veicolo spaziale, la stabilità mentale di McBride inizia a vacillare, come si vede nel suo comportamento e nei regolari controlli psicologici che completa usando un dispositivo di monitoraggio a incastro.

Melvin ha descritto le sue esperienze di volo spaziale in missioni di breve durata e ha sottolineato che è importante che gli astronauti abbiano accesso a Internet, in modo che possano parlare con i loro cari sulla Terra. “Penso che il supporto psicologico della tua famiglia sia fondamentale per superare i momenti più difficili“, ha detto Melvin a proposito dei momenti difficili che possono sorgere per gli astronauti nello spazio.

Penso che sia stato il problema più grande, era da solo“, ha commentato Melvin sull’esperienza solitaria di McBride nel film.

Oltre a tenere presente il benessere mentale dei futuri astronauti, Melvin ha anche osservato che le agenzie spaziali stanno prendendo in considerazione il modo in cui dovremo trattare gli altri mondi su cui andremo. Ha notato che, quando atterreremo sulla Luna e su altri pianeti, le agenzie spaziali dovranno assicurarsi che non li distruggeremo, che non porteremo i nostri problemi terrestri nello spazio e li scaricheranno su altri mondi.