The Moon Hoax: alle origini della teoria complottista

Quando nasce la teoria cospirazionista sul presunto imbroglio dell'allunaggio? L'autore di questa fake news è tutto fuorché un tecnico o uno scienziato...

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Moon Hoax

Una delle più ossessive e reiterate teorie complottiste riguarda la negazione dell’allunaggio della Missione Apollo 11 sulla superficie lunare. Probabilmente però non tutti sanno l’origine di questa fake news che infiamma le chat ed i siti web di migliaia di complottisti in tutto il mondo. The Moon Hoax (l’Imbroglio della Luna) nasce nel 1974, cinque anni dopo l’allunaggio avvenuto il 20 luglio del 1969.

Quell’anno esce un libro We never went to the Moon (Non siamo mai andati sulla Luna) scritto da un, fino allora, sconosciuto cinquantaduenne, tale William Charles Kaysing. 

La tesi del libro è che la tecnologia disponibile nel 1969 non fosse in grado di supportare una missione umana sulla superficie lunare. Ma chi è questo William C. Kaysing che fa scoppiare una così bella “bombetta puzzolente” sulla più straordinaria impresa scientifica ed esplorativa mai compiuta da esseri umani?

Kaysing ha una laurea breve in letteratura inglese. Egli afferma di aver raccolto prove ed indizi di questa colossale mistificazione, dalla sua precedente attività lavorativa presso la Rocketdyne, la ditta che ha progettato e realizzato i razzi che hanno portato le missioni Apollo sul nostro satellite. Il fatto è che il buon Kaysing alla Rocketdyne si occupava della stesura dei manuali tecnici sotto il profilo sintattico e organizzativo e per sua stessa ammissione non non aveva alcuna preparazione specifica in campo ingegneristico.

Come se non bastasse, il nostro aveva smesso di lavorare alla Rocketdyne nel 1963, ben sei anni prima dello sbarco sulla Luna e quindi non poteva neppure essere aggiornato sugli sviluppi tecnologici di quei sei anni che erano stati semplicemente tumultuosi. D’altra parte a Kaysing quest’aspetto interessa poco visto che in un passaggio del suo libro scrive che la sua “verità” si basa su: “una premonizione, un’intuizione; un’informazione da un poco compreso e misterioso canale di comunicazione… Un messaggio metafisico”.

Secondo il libro la NASA avrebbe assoldato il regista Stanley Kubrick obbligandolo a collaborare in questa impresa truffaldina attraverso un sordido ricatto: o ci aiuti ad inscenare questa messinscena oppure tuo fratello Raul, che ha forti simpatie per il partito comunista se la vedrà brutta.

Peccato che Kubrick non avesse alcun fratello minore ma una sorella.

Nonostante le farneticazioni e le assurdità scritte da un ex scribacchino di manuali tecnici la teoria del complotto, del grande imbroglio divampa e tutt’oggi vive e prospera in certi ambienti cospirazionisti del web. Non staremo in questa sede a smontare tutte le pseudo prove portate negli anni a sostegno della teoria della messinscena, ci hanno già pensato autorevoli scienziati e debunker come Paolo Attivissimo, inoltre, su questo sito l’argomento è già stato trattato varie volte, adf esempio, qui e qui; in questa sede ci limiteremo a due considerazioni.

Alla missione Apollo 11 parteciperanno con mansioni e gradi anche enormemente differenti circa 400.000 persone e pensare che un “esercito” del genere possa mantenere un segreto così delicato per oltre 50 anni è semplicemente e statisticamente un’assurdità. Se pensiamo che il super segreto “Progetto Manhattan”, la realizzazione della bomba atomica da parte degli statunitensi nel secondo conflitto mondiale che coinvolgeva circa 120.000 persone, resse soltanto per poche settimane visto che le spie sovietiche ne vennero a conoscenza quasi immediatamente, ci rendiamo conto dell’assurdità di questo assunto.

Infine un’altra banalissima considerazione, l’Unione Sovietica in quel periodo competitor in vantaggio nella sfida per la conquista dello spazio, non ha mai messo in discussione la veridicità dell’allunaggio statunitense e per una superpotenza che fino a quel momento deteneva tutti i record dell’esplorazione spaziale umiliando gli americani, una così clamorosa truffa sarebbe stata un’occasione irripetibile per delegittimare per decenni la credibilità scientifica e tecnologica dei rivali statunitensi.