La cannabis ed i suoi effetti sugli adolescenti

La maggior parte dei ricercatori sottolinea che, nonostante le opinioni della società siano sempre più positive nei confronti della cannabis, l’uso della stessa non è benigno, specialmente nella giovane età.

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La cannabis fa male agli adolescenti?
(FILE) In this Aug. 15, 2019 file photo marijuana grows at an indoor cannabis grow in Gardena, Calif. (ANSA/AP Photo/Richard Vogel,File) [CopyrightNotice: Copyright 2019 The Associated Press. All rights reserved.]

Con la diffusione dell’uso della marijuana legale, molti studiosi voglio capire quali potrebbero essere i potenziali rischi, in particolare negli adolescenti. Finora, non ci sono state risposte definitive sul tema.

Tseng, neuroscienziato presso l’Univerity of Illinois a Chicago, indaga su come i topi reagiscono al THC (tetraidrocannabinolo), il principale ingrediente psicoattivo nella cannabis. Il suo lavoro ha evidenziato che l’esposisizone al THC, o a molecole simili durante una specifica parte dell’adolescenza, ritarda la maturazione della corteccia prefrontale (PFC), una regione coinvolta in comportamenti complessi e nel processo decisionale.

Genitori e insegnanti temono che questi effetti possano rivelarsi di lunga durata”, afferma Tseng. Quando però parla con gli adolescenti, specialmente coloro che fanno già uso di cannabis, ottiene un reazione diversa. “E’ sorprendente ma non sono preoccupati anche se, spesso, vogliono sapere quanta cannabis possono consumare senza danneggiare lo sviluppo cerebrale e quale sia l’età ideale per cominciare a farne uso”.

La questione della sicurezza per la salute dei giovani, ha assunto particolare urgenza negli Stati Uniti dove, dal 2012, undici stati e il distretto di Columbia, hanno legalizzato l’uso della marijuana ricreativa utilizzabile solo dagli adulti. Sebbene rimanga illegale per i minori, sono certamente aumentate le possibilità che i prodotti a base di cannabis possano diventare più accessibili per gli adolescenti.

Molti studi hanno suggerito che l’uso di cannabis da parte dei giovani potrebbe causare danni a lungo termine, tra cui il deterioramento cognitivo e un aumento del rischio di schizofrenia.

La maggior parte dei ricercatori sottolinea che, nonostante le opinioni della società siano sempre più positive nei confronti della cannabis, l’uso della stessa non è benigno, specialmente nella giovane età.

Rimangono però molte domande senza risposta: quali danni specifici ci si può aspettare quando si inizia ad utilizzare questa sostanza nell’adolescenza? Solo alcuni potrebbero essere soggetti a potenziali effetti negativi? Il danno legato alla cannabis è reversibile?

Non sappiamo ancora come il THC influenzi il cervello degli adolescenti. Ci sono molte prove che puntano a risultati negativi, ma è necessario fare ulteriori ricerche”, afferma Jodi Gilman, neuroscienziato presso la Harvard Medical School di Boston, MA.

Molti ricercatori stanno portando avanti un’iniziativa ambiziosa, presso il National istitutes of Health (NIH), MD, per contribuire a colmare questa lacuna. Nel frattempo, si sta cercando di dare un senso ai dati esistenti e di portare avanti la ricerca.

Cosa ci rivelano i dati in seguito agli esperimenti fatti sui topi?

Molti studi sperimentali fatti sull’uomo, dimostrano un legame tra alcuni disturbi e l’uso di cannabis tra gli adolescenti. Tuttavia, questi restano dei risultati insufficienti a causa di alcune variabili, come le circostanze socioeconomiche o la salute mentale o familiare. Per comprendere meglio in che modo la cannabis agisce sul cervello, alcuni ricercatori hanno fatto degli esperimenti sugli animali.

Durante l’adolescenza, il cervello subisce importanti rimodellamenti, specialmente nella PFC (corteccia prefrontale), in quanto è una delle ultime regioni del cervello a maturare completamente. Nell’uomo, quest’area ha il compito di prendere decisioni, controllare gli impulsi, mantenere l’attenzione, pianificare e molto altro ancora. La PFC svolge anche un ruolo nelle definizione delle nostre personalità e ci aiuta a comprendere e rispondere in modo appropriato alle situazioni sociali.

La PFC di un adolescente è un “focolaio” di riorganizzazione sinaptica. Infatti le connessioni neuronali in eccesso vengono eliminate, mentre le altre vengono stabilizzate. Allo stesso tempo, molti sistemi di neurotrasmettitori aumentano o diminuiscono la produzione delle sostanze chimiche di segnalazione e regolano la distribuzione dei recettori in diverse regioni del cervello. Entrambi questi processi aiutano la transizione del cervello da uno stato immaturo a uno stato adulto. Si pensa che, a causa di questa attività, il cervello di un adolescente possa essere particolarmente vulnerabile alle droghe.

Il THC potrebbe essere distruttivo perché si lega al recettore CB1 (situato principalmente nell’encefalo) che ha il compito di rispondere agli endocannabinoidi presenti in natura. Quest’ultimi regolano l’ansia, lo stress, la stanchezza, la paura, l’amore, l’umore, l’appetito e il dolore, e regolano anche la maturazione del cervello in particolare nella giovane età.

Tseng ha scoperto che alcuni degli effetti del THC sullo sviluppo del cervello possono essere limitati a specifiche vulnerabilità. Dare ai topi un cannabinoide sintetico simile al THC durante la prima e la mezza adolescenza, ha interferito con il GABA (acido gamma-aminobutirrico), un importante neurotrasmettitore inibitorio, nella PFC del topo adulto. Di conseguenza, la PFC adulta non è riuscita a sviluppare alcuni schemi di attività elettrica tipici del cervello maturo, suggerendo uno sviluppo cerebrale ritardato. “Ci sono molti disturbi psichiatrici che si verificano quando il cervello sta passando alla maturazione“, afferma Tseng. “In qualche modo, l’esposizione ai cannabinoidi rende quel periodo di maturazione molto più lungo del normale e potrebbe aumentare la suscettibilità all’insorgenza dei disturbi psichiatrici“.

Lo scienziato Laviolette, afferma che c’è qualcosa di unico nel cervello dell’adolescente che lo rende particolarmente sensibile al THC.  Potrebbero esserci anche variazioni genetiche che rendono alcuni adolescenti più sensibili di altri. I meccanismi precisi che stanno alla base degli aspetti della vulnerabilità sono ancora sconosciuti.

Quali sono le cause e gli effetti?

Sebbene gli esperimenti sui topi, abbiano rivelato diversi potenziali meccanismi con cui la cannabis potrebbe essere dannosa, è difficile determinare con precisione come questa possa influire sul cervello degli adolescenti. L’aumento del rischio di disturbi psichiatrici, in particolare della schizofrenia, è una delle principali ipotesi.

In uno studio di riferimento del 1987, i ricercatori hanno riportato un legame tra l’uso di cannabis e il rischio di schizofrenia tra oltre 45.000 coscritti militari svedesi, i quali sono stati esaminati al momento della coscrizione all’età di 19 anni e di nuovo 15 anni dopo. Coloro che avevano usato la cannabis più di 50 volte prima della coscrizione, avevano sei volte più probabilità di avere diagnosticata la schizofrenia entro i 15 anni. Sono stati, però, presi in considerazione anche dei fattori esterni, quali un’infanzia negativa e anche le diagnosi di altri disturbi psichiatrici al momento della coscrizione stessa.

Nei decenni successivi, diversi studi hanno prodotto risultati simili. Lo psichiatra Robin Murray del King’s College di Londra, ha analizzato i dati di un progetto chiamato Dunedin Study. Questi dati riguardavano circa 760 neozelandesi che erano stati seguiti dalla nascita negli anni ’70. Lo studio ha dimostrato che iniziare il consumo di cannabis a 15 anni è associato a un rischio quadruplicato di sviluppare la schizofrenia a 26 anni, mentre a partire dall’età di 18 anni portava solo un piccolo, non significativo aumento del rischio.

Le teorie abbondano ma i dati disponibili sono insufficienti. Dunque i ricercatori ancora stanno facendo degli esperimenti cercando di capire se la cannabis possa direttamente causare la schizofrenia, o se possa accelerare la nascita di questo disturbo in un sottogruppo di persone già predisposte allo stesso.

Lo studio ABCD

Oltre alla schizofrenia e al deterioramento congnitivo, lo studio sull’Adolescent Brain Cognitive Development (ABCD) potrebbe potenzialmente chiarire il ruolo dell’uso di cannabis da parte dell’adolescente in altre condizioni, come la dipendenza o i disturbi dell’umore.

Lo studio ABCD ha completato l’iscrizione nel 2018, reclutando quasi 12.000 bambini di età compresa tra i 9 e i 10 anni seguendoli fino all’età di circa 20 anni. Sono già state raccolte le immagini cerebrali di base, le informazioni genetiche, neuropsicologiche e comportamentali.

Nel corso del tempo, il progetto mira a caratterizzare il normale sviluppo del cervello dell’adolescente e a separare molteplici fattori che possono influenzare tali processi, come il tempo di schermatura, lesioni sportive e, soprattutto, l’uso di sostanze.

Partendo da un’età relativamente giovane e prendendo un campione demografico, geografico e socioeconomico diversificato, i ricercatori intendono acquisire informazioni dettagliate sulle circostanze che precedono l’uso di sostanze e potrebbero influenzare i rischi. Includendo 2.100 persone gemelle, hanno in programma di confrontare molti fratelli che usano la cannabis  per isolare gli effetti di fattori genetici e familiari. Tali confronti potrebbero anche rivelare se alcuni giovani sono più predisposti di altri a usare la cannabis o sono più vulnerabili ai suoi effetti sul cervello.

Ci vorranno anni prima che lo studio ABCD finisca, e anche allora probabilmente sarà improbabile che risolva tutte le controverse questioni legate all’argomento. Molti vedono le dimensioni e la durata del progetto come un grande passo verso la comprensione di particolari importanti.