Nazareno Strampelli e l’illusione del grano italiano

Fu proprio durante il periodo più fortemente caratterizzato per l'autenticità e la supremazia dei prodotti autoctoni che il nostro grano cambiò per mano di un brillante agronomo: Nazareno Strampelli

0
275

Durante i primi anni del regime fascista, il Regno d’Italia importava circa 25 milioni di quintali di frumento, su un consumo totale di 75 milioni di quintali. Questa situazione provocava un pesante disavanzo nella bilancia dei pagamenti del paese, per altro concentrata su un prodotto essenziale e base dell’alimentazione dei cittadini.

Per questo motivo Benito Mussolini, anticipando di qualche anno la politica autarchica, decise di lanciare una grande campagna per l’autosufficienza del frumento che chiamò, pomposamente, la Battaglia del Grano. La “battaglia” venne proclamata durante la seduta notturna della Camera dei deputati del 20 giugno 1925.

Il 4 luglio venne costituito, con regio decreto, il Comitato permanente del grano presieduto dallo stesso Mussolini. All’interno di questo organismo era presente Nazareno Strampelli. Mussolini deve a lui se vinse non soltanto in termini propagandistici la Battaglia del grano. Strampelli era un marchigiano, nato nel 1866, laureatosi con il massimo dei voti in agraria a Pisa nel 1891, aveva insegnato per alcuni anni scienze naturali al ginnasio. Nel 1900   a Camerino cominciò i suoi studi sull’ibridazione delle specie di frumento, pur non essendo ancora a conoscenza degli studi di Gregor Mendel, che all’epoca avevano avuto diffusione ancora limitata.

I suoi primi tentativi si concentrarono sul grano Rieti, coltivato da tempo immemorabile nell’omonimo capoluogo sabino. Era un grano molto apprezzato tanto che nel 1879 veniva venduto a 50 lire il quintale contro le 24-32 lire degli altri grani. Tutti in Italia lo volevano seminare. Il Rieti ha il grosso pregio di resistere a una malattia, la ruggine, ma ha il difetto di essere soggetto all’«allettamento»: per effetto del vento e della pioggia la pianta si ripiega fino a terra diventando difficile da raccogliere.

Strampelli iniziò ad incrociare il Rieti con altre varietà, oltre 250, prelevate da ogni parte del mondo. Uno dei suoi primi importanti successi fu il grano Ardito, ottenuto incrociando il Rieti resistente alla ruggine nera, con il Wilhelmina Tarwe, varietà olandese ad alta produttività, e successivamente incrociando il risultato con l’Akakomugi, un frumento giapponese di scarsa importanza agronomica ma caratterizzato dalla taglia bassa e da una maturazione precoce.

L’Ardito maturava 15-20 giorni prima del Rieti, era alto 80-100 cm, resisteva al freddo e alla ruggine, ed era molto produttivo. Fu grazie a questo e ad altri grani di Strampelli che il regime fascista riuscì ad aumentare la produzione italiana di frumento dai 44 milioni di quintali prodotti in Italia nel 1922 agli 80 milioni di quintali del 1933, quasi senza ampliare la superficie coltivata.

Tra i vantaggi indiretti di questo grano c’era il fatto che l’anticipo di maturazione di circa 20 giorni rispetto al Rieti evitava la raccolta durante il picco di diffusione delle zanzare malariche facendo diminuire il tasso di questa malattia endemica dell’Italia di allora tra i contadini. Qualche anno prima nel 1907 su incarico del deputato Cappelli, Strampelli iniziò effettuare delle semine sperimentali su alcuni campi di proprietà del parlamentare vicino a Foggia.

Come già aveva fatto per il grano tenero, Strampelli selezionò e incrociò grani duri autoctoni del Sud Italia, delle isole e di altri paesi del Mediterraneo. Nel 1915 selezionò una varietà autunnale adatta alla pastificazione dalla varietà autoctona tunisina Jenah Rhetifah. E’ così che nel 1923 nasce il grano Senatore Cappelli (il parlamentare per cui operava nel frattempo era diventato senatore).

Il frumento Cappelli, nonostante fosse alto (circa 150–160 cm), tardivo e suscettibile alle ruggini ed all’allettamento, ebbe grande successo in Italia grazie alla sua larga adattabilità, alla sua rusticità ed alla eccellente qualità della sua semola. L’introduzione di questa cultivar determinò l’aumento delle rese medie da 0,9 t/ha del 1920, ottenute con le vecchie varietà locali ad 1,2 t/ha alla fine degli anni ’30. Nel trentennio dagli anni ’20 agli anni ’50, fino al 60% della superficie nazionale a grano duro era investita a Cappelli, che si diffuse in seguito anche in altri paesi del Mediterraneo.

Nel 1925 Strampelli si iscrisse al Partito Nazionale Fascista. E nel 1929 Mussolini vincendo qualche blanda ritrosia di Strampelli lo nominerà senatore del Regno. L’agronomo e genetista marchigiano sancì la “morte” di molti grani italiani che sostituì con le sue ibridazioni fortemente contaminate da grano estero.