Le grandi epidemie del Medio Evo

Ripercorriamo brevemente le principali epidemie che falcidiarono la popolazione dell'Europa medioevale

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Cattiva alimentazione, igiene insufficiente, promiscuità, arretratezza della scienza medica furono tutti fattori che hanno fatto del Medio Evo uno dei periodi più nefasti per quanto riguarda la diffusione di epidemie che falcidiavano intere popolazioni. In questo articolo affronteremo brevemente le principali malattie epidemiche che interessarono quelli che vengono definiti come i “secoli bui” della storia dell’occidente.

L’ergotismo era un’intossicazione causata da alcuni alcaloidi presenti in un fungo (Claviceps purpurea) parassita di alcune graminacee, comunemente noto come “segale cornuta”. I sintomi erano nausea, vomito, diarrea, difficoltà respiratorie, convulsioni che potevano degenerare in coma. In alternativa, l’ingrossamento e l’infiammazione delle estremità portava alla cancrena e alla loro perdita.

Ecco come il cronista Sigiberto di Genbloux descrive la virulenta epidemia che nel 1089 infestò la Francia: “A molti le carni cadevano a brani, come li bruciasse un fuoco sacro che divorava loro le viscere; le membra, a poco a poco rose dal male, diventavano nere come carbone. Morivano rapidamente tra atroci sofferenze oppure continuavano, privi dei piedi e delle mani, un’esistenza peggiore della morte; molti altri si contorcevano in convulsioni.”

Il vaiolo che ricopriva il corpo di pustole e cicatrici era praticamente sconosciuto in epoca romana in Europa. Probabilmente fu importato in Occidente dagli Arabi tra il VII e l’VIII secolo, ma fino al periodo delle crociate i fenomeni di contagio rimasero piuttosto circoscritti e marginali. Dopo il 1100 con la ripresa demografica della popolazione ed un aumento della mobilità, dovuto a commerci e pellegrinaggi, il vaiolo si diffuse sensibilmente. A essere colpiti erano soprattutto i bambini che nel 30% dei casi non riuscivano a sopravvivere. Chi contraeva la malattia e guariva, però, ne portava i segni deturpanti per tutta la vita.

Il tifo invece si diffondeva soprattutto durante le guerre, veicolato dai soldati, ed i sintomi erano caratterizzati da febbre alta, esantemi, dolori diffusi, nausea e vomito.

Il morbo di Hansen meglio conosciuto come lebbra colpiva la pelle e i nervi delle mani e dei piedi, gli occhi e le mucose nasali, i reni e i testicoli, causando deformità degli arti e cecità. Pur essendo conosciuta sin dall’epoca più remota, la sua massima diffusione in Europa si registrò nel Duecento. Una delle menzioni più antiche, per quanto riguarda il Medioevo, risale ancora una volta all’editto di Rotari nel 643.

I malati venivano isolati in specifici edifici posti ai margini di città e villaggi: i lebbrosari. Qui vivevano, segregati, della carità pubblica, circondati da paura e sospetto. La malattia era vista come la “giusta” punizione da parte di Dio per questi “deviati”. Queste superstizioni non impedirono la morte di vittime illustri come il giovane Baldovino IV di Fiandra, re di Gerusalemme e valoroso combattente durante le crociate, che morì devastato dalla lebbra a soli ventiquattro anni.

Il principe dei flagelli, l’autentico terrore delle genti fu, però, l’epidemia di peste. L’ultima pandemia si era verificata all’epoca di Giustiniano tra il 441 e il 542 e.v. ed aveva decimato soprattutto le popolazioni dell’Europa orientale. Da allora i focolai di questo morbo letale erano stati sporadici e limitati, fino al 1347 quando la peste si riaffacciò alle porte dell’Europa con una virulenza tale da sconvolgerla. Manifestatosi negli anni Venti del Trecento in estremo Oriente, il bacillo dilagò attraverso le steppe russe per giungere in Crimea. Da qui passò a Costantinopoli e poi, attraverso i commerci, giunse nei porti di Marsiglia e Messina.

Da qui dilagò in tutto il continente, raggiungendo in meno di tre anni anche la Scandinavia. Si trattava di peste polmonare, praticamente letale quasi al 100%, ma anche di forme di peste bubbonica. Il contagio avveniva attraverso le pulci dei topi o i morsi di questi animali ma anche per via aerea attraverso starnuti e tosse.

Si calcola che la Grande Peste Nera – come fu chiamata con macabro realismo – uccise in soli quattro anni da un terzo a un quarto della popolazione europea, con intere zone che furono letteralmente spopolate ed uno spaventoso abbassamento dell’aspettativa di vita.