Triangolo delle Bermuda: Nuovo colpo alla teoria cospirazionista, ritrovata la nave Cotopaxi scomparsa nel 1925

La SS Cotopaxi, partì dal porto di Charleston, in Carolina del Sud, era diretta all'Avana a Cuba con un carico di carbone. Due giorni dopo la partenza una tempesta tropicale pose fine al viaggio affondando la nave e uccidendo tutti i 32 membri dell'equipaggio.

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SS Cotopaxi

Spesso le teorie della cospirazione sono dure a morire, anzi, quasi sempre molte di esse sopravvivono e vengono rinvigorite per decenni come le teorie sugli UFO, Big Foot o il triangolo delle Bermuda.

Proprio quest’ultima pare abbia subito un ulteriore e duro colpo che la vede vacillare ma che certamente non la scredita totalmente agli occhi dei suoi più accaniti sostenitori.

A infliggere il duro colpo al mistero del triangolo delle Bermuda il ritrovamento di una nave scomparsa in una zona esterna al famigerato triangolo a fine novembre del 1925. La nave prende il nome di un vulcano dell’Equador è la SS “Cotopaxi” varata nel 1918.

La SS Cotopaxi, partì dal porto di Charleston, in Carolina del Sud, era diretta all’Avana a Cuba con un carico di carbone. Due giorni dopo la partenza una tempesta tropicale pose fine al viaggio affondando la nave e uccidendo tutti i 32 membri dell’equipaggio.

Cosi anche la SS Cotopaxi entrò a far parte della leggenda del triangolo delle Bermuda che viene identificato in una zona di mare nell’oceano Atlantico vasta un milione di Km quadrati.

La leggenda Vede la luce nei primi anni 50, 25 anni dopo la scomparsa della SS Cotopaxi, quando Eduard Van Winkle Jones registra le prime scomparse in un articolo per Associated press; due anni dopo il magazine Fate pubblica “Sea Mystery At Our Back Door”, un breve articolo di George X. Sand che riportava la presunta sparizione di numerosi aerei e navi, inclusa la sparizione del Volo 19 e di un gruppo di cinque navi della United States Navy. Proprio la sparizione della pattuglia 19 segna l’inizio del mito.

Negli anni 50 esisteva la convinzione che dal 1800 in poi, navi e, in seguito velivoli, fossero stati inghiottiti da quel tratto di mare che prendeva il nome anche di “triangolo del diavolo”.

La fama “mondiale” del luogo esplose definitivamente grazie a Charles Berlitz che scrisse nel 1974 un libro diventato un “best sellers” dal titolo: Bermuda, il triangolo maledetto. Pare che il sinistro nome derivi da un articolo del 1964, pubblicato su una testata di spiritismo e paranormale: The Deadly Bermuda Triangle (il mortale triangolo delle Bermuda), a firma di Vincent Gaddis.

Un anno dopo l’uscita del libro di Berlitz esce The Bermuda Triangle Mystery: Solved di Lawrence David Kusche, che mette in risalto tutte le imprecisioni e le alterazioni presenti nel libro di Berlitz che nei suoi racconti omette dati importanti o include incidenti avvenuti fuori dai confini del triangolo.

Ancora nel 1975 Mary Margaret Fuller, direttrice di Fate, contatta i Lloyd’s di Londra. Le statistiche parlano chiaro sui mezzi scomparsi nella zona, né più né meno che nel resto delle altre zone di mare.

Nel 1977, il film del regista Steven SpielbergIncontri ravvicinati del terzo tipofa cenno della scomparsa della SS Cotopaxi nel Triangolo delle Bermuda legandola alla attività degli extraterrestri.

Secondo Michael Barnette, Biologo marino, fotografo e sommozzatore che ha identificato il relitto della SS Cotopaxi, le dicerie sul triangolo delle Bermuda non hanno nessun fondamento, in quanto la maggior parte delle sparizioni sono avvenute fuori dai suoi confini.

Barnette ha lavorato con lo storico britannico Guy Walters, e avrebbe risolto il mistero, raccontandolo in una nuova serie di documentari tv intitolata “Shipwreck Secrets“. La SS Cotopaxi non sarebbe scomparsa di punto in bianco, ma due giorni dopo la partenza avrebbe lanciato un MayDay includendo la posizione. Il messaggio sarebbe stato raccolto dalla stazione di Jacksonville, in Florida.

Da questi piccoli indizi, ottenuti solo di recente dagli archivi dei Lloyd’s di Londra che all’epoca assicuravano il mezzo, e da un altro relitto, il “Bear Wreck” situato a circa 35 miglia nautiche al largo della costa orientale di St. Augustine, nel nord della Florida, Barnette e Walters avrebbero fatto una clamorosa scoperta.

Secondo loro, infatti, il Bear wrech non sarebbe altro che la SS Cotopaxi, lo affermerebbero con relativa certezza grazie alla consulenza del locale museo marittimo, del faro di St. Augustine e del sommozzatore Al Perkins, esperto della zona. Studiando dimensioni e orientamento delle macchine e una serie di altri indizi e misurazioni, il biologo è sicuro che il relitto scoperto 35 anni prima ma rimasto sconosciuto sia il Cotopaxi scomparso nel 1925.

La ricerca condotta da Barnette e Guy Walters chiarisce il perché del naufragio. Dopo la scomparsa del Cotopaxi, le famiglie dei membri dell’equipaggio fecero causa alla compagnia proprietaria dell’imbarcazione. Le famiglie avevano trovato il falegname della nave, che aveva testimoniato che la nave aveva rotto i coperchi dei boccaporti che venivano usati per coprire il carbone. Questo ha fatto si che la Cotopaxi affondasse.

Un’ulteriore conferma che la Bear Wrech sia la SS Cotopaxi viene dalla scoperta fatta da un’altro sub che ha ritrovato delle valvole di ottone nel relitto con le lettere SV incise. La conclusione di Barnette è stata che quelle lettere “SV” significano Scott Valve Manufacturing Co., il cui quartier generale del Michigan non è troppo lontano dal sito di costruzione della Cotopaxi.

La storia è stata raccontata il 9 febbraio scorso su Science Channel.

Fonte: https://www.livescience.com/shipwreck-cotopaxi-bermuda-triangle.html