Il codice Hayes e la censura nel cinema americano

La censura ad Hollywood fu esercitata per molti anni dal codice Hayes. Eccone la storia

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La comparsa del primo codice di regolamentazione ed autocensura del cinema americano, paradossalmente, nasce dopo una sentenza del 1915 della Corte Suprema che definisce il cinema come un “mero divertimento… da non considerare come parte della stampa nazionale… o come organo di formazione dell’opinione pubblica”.

Questa sentenza che lasciava ai singoli Stati eventuali interventi censori spinse progressivamente l’industria cinematografica, gruppi di pressione e mondo finanziario ed imprenditoriale nella ricerca di accordi per evitare che la giungla di disposizioni e divieti su base statale o locale potesse costituire un pericoloso freno all’impetuoso sviluppo di questo business.

A partire dagli anni Venti si procederà per step fino a giungere alla definizione di quello che è generalmente conosciuto come il Codice Hayes che entrerà in vigore negli anni Trenta e costituirà una forma di autocensura centralizzata dell’industria cinematografica americana che verrà superata soltanto alla fine degli anni Sessanta dello scorso secolo, quando sarà sostituito da un modello di classificazione dei film per fasce d’età.

Nel 1922 viene fondata la MPPDA ovvero la Motion Picture Producers and Distributors of America che sarebbe poi diventata la Motion Picture Association of America. Presidente di questa potente organizzazione è Will Hayes, con il favoloso stipendio di centomila dollari l’anno.

Presbiteriano, postmaster general e capo della campagna elettorale del Presidente Harding, intransigente antagonista dell’interferenza statale nella libera iniziativa economica, Hayes possiede le necessarie doti diplomatiche, organizzative e manageriali per accingersi ad un compito difficile quale quello di dotare l’industria cinematografica di un codice di auto-censura che la metta al riparo da invasioni di campo federali o statali.
Il primo successo della MPPDA è la battaglia contro il referendum indetto dallo Stato del Massachusetts per l’introduzione di un sistema di censura statale. L’organizzazione di Hayes investe ingenti risorse in questa battaglia che vince, facendo fallire definitivamente la possibilità che i singoli Stati organizzino propri sistemi di controllo e censura sul cinema.

Nel frattempo il pubblico che affolla le sale cinematografiche cresce impetuosamente passando dai 40 milioni di spettatori a settimana negli anni Venti ai circa 90 milioni dei primi anni Trenta.

Hayes capisce, però, che coloro che osteggiano una totale autonomia della settima arte vanno coinvolti e cooptati per evitare che possano saldarsi in un fronte che metta in pericolo la gallina dalle uova d’oro. Si rivolge cosi ai leader di gruppi di opinione laici e religiosi ed organizza nel 1922, un grande convegno, con oltre 2.000 delegati al Waldorf Astoria. Da questa assise nasce il Commettee on Public Relations comprendente rappresentanti di 70 diverse organizzazioni con fini educativi e culturali.

Al centro delle preoccupazioni di queste organizzazioni ci sono ovviamente i contenuti dei film ma anche i timori per il ruolo sociale del cinema in quanto generatore di miti e di comportamenti legati al divismo.

Nel 1924 la MPPDA redige un primo elenco di divieti in 13 punti con l’obbligo di comunicare in anticipo per gli studios la trama e gli adattamenti del progetto cinematografico.

Tra il 1929 ed il 1930, anche per corrispondere alle aspettative di Wall Street, si arriva a definire un codice molto più complesso ed articolato di divieti e prescrizioni. Protagonisti di questa accelerazione, oltre ad Hayes sono Martin Quigley, importante editore cattolico di una rivista specializzata per gli esercenti, padre Daniel Lord, un prete cattolico che era stato per lungo tempo consulente religioso per Hollywood e George Reid Andrews, capo di una serie di organizzazioni protestanti. E’ però indubbio che a svolgere un ruolo fondamentale per l’introduzione di un codice di auto-censura fu la Chiesa Cattolica da sempre in prima linea per il controllo morale e sociale della gioventù.

LA MPPDA promulga il Codice Hayes il 31 marzo 1930. Il Production Code era diviso in due sezioni: The Reasons, un’introduzione etico-sociologica scritta da Quigley e Lord (fondamentalmente quindi dalla componente cattolica) e The Code le prescrizioni di divieto vere e proprie.
I tre principi generali su cui poggiava il Codice erano:

1) Non sarà prodotto nessun film che abbassi gli standard morali degli spettatori.
2) Saranno presentati solo standard di vita corretti, con le sole limitazioni necessarie al dramma e all’intrattenimento.
3) La Legge, naturale, divina o umana, non sarà mai messa in ridicolo, né sarà mai sollecitata la simpatia dello spettatore per la sua violazione.

Naturalmente poi sulle relazioni umane, affettive e sessuali, si concentravano numerosi specifici divieti come ad esempio:

– l’adulterio che non doveva essere giustificato, mai trattato in modo esplicito e suggestivo ed ammesso solo se parte essenziale della trama
– le scene passionali non dovevano essere rappresentate (dai baci troppo infuocati alle semplici posture)
– seduzione e stupro, dovevano soltanto essere suggeriti quando strettamente necessari al racconto filmico ma mai mostrati esplicitamente.
– le relazioni sessuali fra bianchi e neri erano rigorosamente proibite cosi come le perversioni sessuali, nella cui categoria rientrava ovviamente l’omosessualità.

Il codice fu ulteriormente inasprito anche attraverso un’applicazione più rigida quando a capo della neonata Production Code Administration fu eletto Joseph I. Breen.

Il primo intervento che coinvolse una major cinematografica fu nella pellicola del 1934 Tarzan e la compagna, nella quale una breve scena di nudo dell’attrice Maureen O’Sullivan venne eliminata dal negativo del film.

Le produzioni hollywoodiane lavorarono sempre al limite dei dettami del Production Code fino ai tardi anni cinquanta, nei quali ebbe termine l’epoca d’oro di Hollywood, quando il cinema dovette affrontare l’avvento della televisione che provocò un forte rimescolamento anche nella diversificazione dei contenuti fruibili dal pubblico.

Nella pratica quotidiana però più che intervenire a posteriori attraverso sanzioni o negando il visto necessario per la distribuzione del film, la Production Code Administration si caratterizzerà per un’opera di negoziazione spesso molto dura con il produttori già in fase di progettazione e realizzazione delle pellicole.

Il caso più eclatante fu probabilmente il lungo carteggio tra Breen e David O. Selznick per Via col Vento (1939) nel quale il potente produttore cinematografico cercò di difendere le parti più succulente del film tratto dal romanzo della Mitchell dalle pressioni di Breen, in particolare la scena dello stupro maritale di Rossella da parte di Brett o quelle del parto di Melania(cosa assolutamente vietata da rappresentare secondo il Codice Hayes).

La fine del Codice Hayes viene sancita da una sentenza dell Corte Suprema USA del 1968, Interstate versus Dallas, nella quale si raccomanda fortemente l’introduzione di sistemi di classificazione dei film per fasce d’eta.

Il nuovo rating entrerà in vigore nell’ottobre di quell’anno, mandando in pensione l’applicazione integrale del Codice Hayes.