La Cina ha deciso di bloccare permanentemente il commercio di specie selvatiche

Il governo sembra avere deciso di inasprire, in modo permanente, le norme sul commercio degli animali selvatici, visto il diffondersi del contagio del coronavirus, che si pensa abbia avuto origine in un mercato di animali selvatici a Wuhan.

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Si sospetta che all’origine dell’epidemia di nuovo coronavirus vi siano i mercati di animali selvatici che in Cina sono molto popolari.

Il governo sembra avere deciso di inasprire, in modo permanente, le norme sul commercio degli animali selvatici, visto il diffondersi del contagio del coronavirus, che si pensa abbia avuto origine in un mercato di animali selvatici a Wuhan. Il divieto potrebbe includere il commercio di selvaggina per scopi alimentari.

Il governo cinese, il mese scorso, ha temporaneamente sospeso sia l’acquisto che la vendita di prodotti a base di selvaggina più comunemente utilizzati, pellicce, e medicine tradizionali cinesi. Ma si tratta di una decisione momentanea visto che la misura di emergenza sarà revocata al termine dell’epidemia.

Il comitato permanente del Congresso nazionale del popolo, il più alto organo decisionale del paese, lunedì prossimo, si riunirà per decidere come poter regolare il commercio della fauna selvatica a lungo termine. Il risultato dell’incontro dovrebbe riguardare principalmente la legge sul commercio della fauna selvatica in Cina, che attualmente vieta solo il commercio di alcune specie rare in via d’estinzione, che sarà poi attuata entro la fine dell’anno.

L’epidemia di coronavirus ha attirato l’attenzione pubblica sui possibili rischi per la salute provocati dal consumo di animali selvatici. Il governo ha dichiarato che cercherà di intervenire immediatamente per poter prevenire futuri focolai di malattie che si propagano dagli animali all’uomo, da quanto afferma Li Zhang, biologo della conservazione alla Beijing Normal University.

I mercati che vendono animali selvatici, oltre all’attuale epidemia, sono probabilmente all’origine dell’epidemia del coronavirus sviluppatasi nel 2002, la SARS o grave sindrome respiratoria acuta, anch’essa originata in Cina. Si ritiene che anche il virus Ebola, esploso in Africa, sia scaturito dal consumo di selvaggina.

Si pensa che il comitato lunedì vieterà il consumo di animali selvatici, come serpenti e pipistrelli, ma non è chiaro se tale divieto riguarderà anche gli animali selvatici di allevamento, come il cervo Sika. I ricercatori non credono che la decisione potrà avere ripercussioni sull’utilizzo della fauna selvatica usata per le pellicce o le medicine tradizionali cinesi. Qualunque decisione verrà presa sarà giuridicamente vincolante e entrerà subito in vigore.

Alcuni ricercatori vorrebbero che fosse vietato totalmente il commercio di animali selvatici senza alcuna eccezione, mentre altri affermano che il commercio di alcuni animali selvatici è possibile, visto che ci sono persone che si affidano ad esso per il proprio sostentamento. Vietare totalmente il consumo di animali selvatici potrebbe causare una perdita economica alla Cina di 50 miliardi di yuan (7,1 miliardi di dollari), e far perdere il lavoro a un milione di persone, secondo quanto stimato dalla Società senza scopo di lucro degli imprenditori e dell’ecologia a Pechino.

I legislatori entro la fine dell’anno incontreranno anche il Congresso Nazionale del Popolo, dove verrà presa in esame la revisione della principale legge sul commercio della fauna selvatica del paese e la legge sulla protezione della fauna selvatica. L’incontro annuale del Congresso, che avviene generalmente a marzo per prendere in esame nuovi leggi, potrebbe essere rinviato a causa dell’epidemia del coronavirus.

Li Zhang afferma che la legge sulla protezione della fauna selvatica, che è stata adottata nel 1988 e revisionata nel 2016, proibisce la caccia, l’uccisione, la vendita e l’acquisto di circa 1800 animali rari e in via di estinzione, se non in caso di autorizzazioni speciali. Il pangolino, animale sospettato dagli scienziati per poter essere la fonte di contagio del nuovo coronavirus, è già presente in questo elenco. Inoltre, Li Zhang, afferma che le leggi sono molto ambigue per quanto riguarda alcune specie di animali non presenti nell’elenco, che quindi possono essere scambiate legalmente. L’elenco non viene aggiornato da 30 anni, il che significa che le specie che attualmente sono in pericolo, come ad esempio la stamina dal petto giallo (Emberiza aureola), non sono protette.

Lu Zhi, biologo della conservazione dell’Università di Pechino a Pechino, afferma che qualunque decisione prenderanno lunedì probabilmente riguarderà le modifiche da apportare alla legge.