La realtà romanzesca: Hollywood o Casalpusterlengo

L’indomani mattina, quando la zia va a svegliarla per andare a scuola, una terribile sorpresa: il letto e l’armadio sono vuoti, la ragazza è scappata di casa.

Siamo a Genova, una sera del 1949. Paola e Marisa Biffignandi, zia e nipote, stanno litigando furiosamente.

Paola è un’anziana signorina che vive col fratello scapolo, e Marisa è la sua nipote prediletta: per questo la vuole sempre accanto a sé e la ragazzina ha passato l’infanzia a fare la spola tra la casa dei genitori, a Roma, e quella degli zii.

Da un paio d’anni, inoltre, gli zii si sono offerti di farla studiare a loro spese e Marisa si è quindi definitivamente trasferita a Genova, ma non si trova bene: la zia è malaticcia e bisognosa di cure e di attenzioni, per di più la ragazza è gelosa del fratello e della sorella che, invece, continuano a vivere a Roma coi genitori: si sente messa da parte.

I rapporti in famiglia si fanno sempre più tesi, le liti sono quasi quotidiane e quella sera Marisa si chiude in camera sua sbattendo la porta.

L’indomani mattina, quando la zia va a svegliarla per andare a scuola, una terribile sorpresa: il letto e l’armadio sono vuoti, la ragazza è scappata di casa.

Viene informata la famiglia a Roma, si denuncia la scomparsa, iniziano le ricerche: tutto vano. Marisa non si fa vedere, nessuno l’ha vista, la polizia non la trova. Viene interessata anche l’Interpol: niente da fare.

Passano così tre anni.

È il 1952. Un giorno Silvana, la sorella maggiore di Marisa, scorre distrattamente una rivista vecchia di qualche mese e allibisce: lì, nella pagina della critica cinematografica, c’è Marisa!

È la recensione di un film americano del 1950: So Young, So Bad, distribuito in Italia col titolo più suggestivo di Belle, giovani e perverse. Si tratta di un dramma ambientato in un riformatorio, col famoso attore Paul Henreid (il Victor Laszlo di Casablanca) coPaul Henreid

me protagonista, dove ragazze giovani e belle sono sottoposte ad ogni tipo di maltrattamento da parte di direttrici e sorveglianti sadiche e crudeli… Ma quello che interessa a Silvana è la foto che correda l’articolo, il fotogramma di una scena in cui le prigioniere si ribellano: in primo piano si vede una ragazza che corre e lei riconosce sua sorella.

Corre subito a dirlo ai genitori: il film non è più in circolazione a Roma, ma il padre di Marisa telefona al fratello a Genova: “Se lì da voi danno ancora Belle, giovani e perverse vai a vederlo. Non ti dico altro”.

L’indomani arriva la telefonata dello zio: “Ho visto Marisa!”

Viene avvisata la polizia, che organizza per i familiari una proiezione privata del film. Padre e madre riconoscono la ragazza, non solo nella scena della rivolta ma anche in altre occasioni.

Sorge però un terribile dubbio. Il film era stato girato in un vero riformatorio e, all’uso neorealista, erano state impiegate come comparse diverse ragazze lì recluse: Marisa era una di queste?

Il sospetto era che la ragazza, raggiunti chissà come gli Stati Uniti, per qualche reato fosse stata chiusa in riformatorio.

La polizia si rivolge quindi alla casa di produzione per sapere se, nel ruolino paga delle comparse, risultasse una Marisa Biffignandi, ma questo richiede del tempo e l’ansia dei familiari aumenta.

Intanto, ovviamente, la storia va sui giornali.

Ci spostiamo adesso a Casalpusterlengo, cittadina all’epoca in provincia di Milano. Alcune signore della borghesia locale si riuniscono per giocare a canasta, e una di loro nota su di un tavolino una rivista con un articolo che parla dello strano fatto, con una foto di Marisa fornita dalla famiglia. All’improvviso esclama: “Ma questa è la domestica della signora G., che abita nel mio palazzo!”

La canasta viene subito dimenticata e le amiche al completo vanno dalla signora G. Questa cade dalle nuvole: sì, la sua domestica si chiama Marisa, ma è arrivata a casa sua da Milano e non da Genova: non sa il suo cognome (!) e quella sera la ragazza non c’è, è uscita col fidanzato. Fa però entrare il gruppetto in camera della domestica e sul cassettone fa bella mostra di sé una foto della giovane con dietro la firma: Marisa Biffignandi.

Marisa è stata ritrovata e finalmente racconta la sua vera storia.

Quando era scappata di casa nel 1949 si era guardata bene dal tornare a Roma, sapendo che la famiglia l’avrebbe subito rimandata dagli zii. Aveva quindi preso un treno per Milano dove si era rivolta ad un istituto di suore che aiutavano le ragazze sole, e queste le avevano trovato un posto di domestica a Casalpusterlengo. Si trovava bene, si era anche fidanzata; nel 1950 era stata a Roma per l’Anno Santo ma non le era nemmeno passato per la mente di farsi vedere dai suoi.

I genitori si precipitano subito a Casalpusterlengo e, dopo un bel tira-e-molla, alla fine Marisa torna a Roma con loro. Non si sa quanto volentieri, del resto all’epoca la giovane, che aveva diciannove anni, era ancora minorenne

E la ragazza del film americano, chi era? Non si seppe mai.