La caduta del Cosmos 954: detriti radioattivi dallo spazio

L'annuncio iniziale della Tass del 24 gennaio assicurò l'assenza di pericoli sottolineando che il reattore nucleare era "una piccola unità nucleare non esplosiva intesa come fonte di energia per gli strumenti a bordo" e che "è stato progettato in modo tale da essere pienamente distrutto e bruciato entrando negli strati densi dell'atmosfera".

Il satellite Cosmos 954 US-A era un satellite da ricognizione lanciato dai sovietici il 18 settembre 1977 con un razzo Tsyklon-2 decollato dal cosmodromo di Baikonur in Khazakhstan. Qualche mese dopo, a dicembre, le manovre orbitali del veicolo spaziale diventarono irregolari e i funzionari sovietici ne persero il controllo prima che fossero stati in grado di distaccare il nucleo del reattore nucleare nella sua “orbita cimitero designata“. Il 24 gennaio 1978, il satellite rientrò in atmosfera precipitando sul Canada, spargendo i suoi detriti su un’ampia fascia del paese lunga 600 km.

Il veicolo spaziale dal peso di 5 tonnellate fu posto in un’orbita alta di 240 chilometri. Era un satellite per la ricognizione oceanica, progettato per coprire gli oceani del mondo dall’Artico all’Antartico, tracciare i movimenti delle navi e trasmettere via radio le informazioni raccolte alle stazioni terrestri sovietiche. Gli americani lo definirono un “satellite spia” navale, progettato per tracciare i movimenti della flotta americana.

Il Cosmos era alimentato da un reattore nucleare contenente 30,5 kg di uranio-235. La maggior parte di questi andò bruciata al rientro, alcuni dei materiali, però, sopravvissero e si schiantarono nei desolati e disabitati Territori del Nord-Ovest del Canada. Venne organizzata una ricerca per i resti nucleari, e il 30 gennaio 1978 fu fatta la prima identificazione positiva dei detriti.

Sulle cause della caduta del Kosmos 954 gli specialisti di Washington fecero alcune speculazioni, forse il motore a razzo del satellite, normalmente utilizzato per spingerlo su un’orbita più elevata, aveva avuto un guasto, anche se non esistevano conferme. Il 4 febbraio del 1978 venne data una spiegazione ufficiale molto autorevole quando l’accademico Leonid Sedov, uno dei maggiori specialisti spaziali sovietici, disse a un intervistatore della Tass:

Il 6 gennaio di quest’anno, per motivi non ancora chiari, si è verificata un’improvvisa depressurizzazione del satellite oltre la zona di visibilità delle nostre strutture per il tracciamento di oggetti spaziali. Poiché il processo di depressurizzazione è stato rapido, si può presumere che il satellite si sia scontrato in volo con qualche altro oggetto di origine naturale o artificiale. Di conseguenza, i sistemi di bordo del satellite sono andati fuori servizio, hanno perso l’orientamento e hanno iniziato una discesa incontrollabile. Purtroppo i ripetuti tentativi di riportarlo sotto controllo non hanno prodotto risultati”.

Questa spiegazione non venne ritenuta soddisfacente dagli specialisti dello spazio e, il 25 aprile, Kenneth W. Gatland, scrittore spaziale per il Christian Science Monitor, scrisse da Londra: “Ciò che è realmente accaduto al satellite è ancora oggetto di congetture”.

Qualunque fosse stata la causa, gli effetti erano allarmanti. La preoccupazione si rivolse sul reattore nucleare a bordo e sul pericolo che comportava per la contaminazione radioattiva. Funzionari americani e sovietici fecero grandi sforzi per alleviare le ansie sollevate dall’incidente. L’annuncio iniziale della Tass del 24 gennaio assicurò l’assenza di pericoli sottolineando che il reattore nucleare era “una piccola unità nucleare non esplosiva intesa come fonte di energia per gli strumenti a bordo” e che “è stato progettato in modo tale da essere pienamente distrutto e bruciato entrando negli strati densi dell’atmosfera“.

Anche funzionari statunitensi tentarono di trasmettere il messaggio che questo “evento drammatico” non doveva essere causa di grande preoccupazione.

Gli Stati Uniti scoprirono il decadimento orbitale del Kosmos 954 il 19 dicembre e il 12 gennaio condussero inchieste ufficiali con i Sovietici. Durante i successivi 12 giorni, fino alla disintegrazione del satellite, gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, con le parole “The New York Times avevano aderito a uno sforzo cooperativo segreto volto a ridurre al minimo la possibile contaminazione radioattiva e ad evitare il panico pubblico“.

I russi non furono subito inclini alla collaborazione e gli americani decisero di fare il primo passo per capire cosa stava succedendo al Kosmos 954 e per scoprire quali pericoli correva la Terra. Il silenzio dei sovietici portò James Reston del New York Times a concludere che i sovietici “non erano davvero molto utili” e che l’ambasciatore Anatoliy F. Dobrynin, una volta informato, fornì semplicemente assicurazioni generali di non pericolo.

I sovietici risposero il 13 “con insolita rapidità, ma senza dettagli adeguati“, secondo Murrey Marder, corrispondente diplomatico del Washington Post. Un’ulteriore inchiesta del 17 gennaio portò “risposte più complete” il 19, secondo fonti informate. “Non ci hanno fornito una quantità enorme di informazioni“, disse la fonte, ma “non abbiamo chiesto molto“.

Il presidente Carter parlò di questi fatti in un’intervista il 27 gennaio, 3 giorni dopo l’annuncio dell’incidente del Kosmos 954. Al presidente venne chiesto di spiegare se era soddisfatto della risposta sovietica sulle informazioni e cooperazione sul problema Kosmos 954. Il Presidente diede una risposta lunga, contorta, ma che mostrava il suo desiderio di non creare nessuna tensione con i russi.

Il satellite con il suo carico di uranio impattò la superficie terrestre, per pura fortuna, in una regione del Canada nord-occidentale scarsamente popolata spargendo detriti radioattivi e contaminando un’area di 124.000 chilometri quadrati, tra il Grande Lago degli Schiavi e il Lago Baker.

Dopo l’incidente, il governo canadese e quello americano intrapresero un massiccio sforzo di risanamento delle radiazioni chiamato “morning light”, riuscendo tuttavia a recuperare e smaltire meno dell’1% dei detriti. In base agli accordi internazionali di quegli anni, ancora oggi vigenti, le nazioni che lanciano in orbita satelliti artificiali sono responsabili di eventuali danni che potrebbero derivare dal loro rientro nell’atmosfera. Il governo canadese chiese all’Unione Sovietica un risarcimento di 6 milioni di dollari.

L’URSS in un primo momento si difese, sostenendo la propria mancanza di colpa nella caduta del satellite, che era stato progettato e lanciato in orbita con la massima scrupolosità. Sostenne di non dover pagare nessun risarcimento, dal momento che la caduta si era verificata non per propria colpa, ma per cause di forza maggiore.

Il Canada rispose sostenendo che bastava il lancio del satellite a generare in capo alla nazione proprietaria, quindi all’Unione Sovietica una responsabilità oggettiva. Dopo ulteriori reticenze, i sovietici versarono la somma di soli 3 milioni di dollari invece dei 6 milioni richiesti, sostenendo che il risarcimento fosse dovuto, non per un obbligo giuridico, ma per gentile concessione.

Fonte: https://sites.google.com/view/spistoriapoliticainformazione/due-mondi/kosmos-954https://robindesbois.org/en/les-retombees-du-cosmos-954/