Nuovo coronavirus, la Cina ha pesanti responsabilità ma c’è un concorso di colpa

Per comprendere come mai queste zoonosi- Infezioni umane di origine animale - sembrano emergere più spesso negli ultimi decenni capire capire le forze che mettono questi virus sul nostro cammino.

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Tutte le prove raccolte finora suggeriscono che gli ormai famosi “mercati umidi” cinesi – luoghi che vendono animali vivi e morti per il consumo umano – offrono ai coronavirus l’opportunità di saltare facilmente dagli animali alle persone. È successo con il virus Sars-CoV nel 2002 ed è successo di nuovo con il suo parente stretto, il nuovo coronavirus Sars-CoV-2.

Ma per comprendere come mai queste zoonosi Infezioni umane di origine animale – sembrano emergere più spesso negli ultimi decenni capire capire le forze che mettono questi virus sul nostro cammino.

Sono principalmente ragioni politiche ed economiche. Hanno a che fare con l’aumento dell’agricoltura su scala industriale in Cina e la conseguente emarginazione di milioni di piccoli agricoltori. Questi, per sopravvivere, si sono convertiti nella caccia e l’allevamento di specie selvatiche esotiche, animali che una volta venivano mangiati solo per sussistenza, delle quali si nutrono e di cui vendono le carni o gli animali interi, vivi o morti.

Il problema sta nel fatto che l’avviamento delle grandi coltivazioni su scala industriale hanno spinto questi contadini verso zone poco o male coltivabili, nei pressi di foreste ed aree dove vivono e si nascondono molti animali selvatici come i pipistrelli che sono veri e propri serbatoi di coronavirus. Poi ci mette la mano anche il caso che fa incontrare questi pipistrelli con altri animali in qualche modo sensibili ai coronavirus, come i maiali ed i pangolini, questi ultimi probabili intermedi da cui il nuovo coronavirus ha potuto fare il salto di specie verso gli umani.

Non sono solo le industrie che producono il nostro cibo a creare le condizioni in cui emergono nuove zoonosi. Anche il disboscamento, l’estrazione mineraria, la costruzione di strade e l’urbanizzazione rapida stanno contribuendo obbligando sempre più spesso gli animali selvatici ad una pericolosa coabitazione con gli umani, e anche i profitti di questi sono condivisi a livello internazionale. “Abbiamo creato un ecosistema globale, dominato dall’uomo, che funge da parco giochi per l’emergere e il passaggio di host di virus animali“, ha scritto Morens et al. Le malattie risultanti inizialmente si diffondono localmente, come si capisce dai loro nomi – malattie virali da virus Ebola e Zika e febbre emorragica boliviana, solo per citarne tre – ma l’ironia è che alcuni di loro, come l’HIV e Covid-19, sono diventati globali.

Nel 2015, l’Organizzazione mondiale della sanità ha pubblicato linee guida su come nominare le malattie, in base alle quali tali nomi non dovrebbero individuare particolari popolazioni, luoghi, animali o alimenti.