L’ultimo volo su Berlino, Hanna Reisch e il Fieseler Fi 156 “Storch”

La straordinaria impresa di Hanna Reisch, straordinaria collaudatrice di aerei civili e militari e fervente nazista.

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Fieseler Fi 156 “Storch”

Berlino, notte tra il 25 e 26 aprile 1945. Quella che era stata l’orgogliosa capitale del Terzo Reich è ormai agonizzante, praticamente non esiste edificio che non sia stato toccato dalla furia devastatrice della guerra.
Il cielo di giorno è grigio per il fumo delle esplosioni, di notte è rosso per il fuoco vivido degli incendi che rischiarano quella che doveva essere la capitale del Reich millenario. In questa bolgia infernale si consumano gli ultimi violenti scontri tra quello che resta delle armate hitleriane e le preponderanti divisioni sovietiche.

A difendere la città sono qualche migliaio di uomini della Volkssturm, la milizia popolare, per lo più anziani e riformati in grado di portare un’arma, diverse centinaia di giovanissimi appartenenti alla gioventù hitleriana, e qualche reparto superstite delle SS e della Wehrmacht. Per loro non esiste quasi nessuna disponibilità di armi pesanti e la copertura aerea è ormai un lontanissimo ricordo, l’aviazione tedesca non esiste più da tempo.

Eppure poco prima dell’alba, intorno all’Asse Est Ovest, la grande arteria di Berlino che parte dalla porta di Brandeburgo si sente un ronzio insistente mescolato al rumore sordo delle esplosioni, come di un aereo che sta approcciandosi alla discesa per atterrare lungo un percorso stradale per altro costellato da buche e macerie.

Dopo qualche istante, sbuca tra le cortine di fumo degli incendi e delle esplosioni, un piccolo aereo che atterra in pochi metri, in una strada cosparsa di rottami e calcinacci e si ferma vicino ad un gruppetto di persone nascoste in sua attesa.
L’autore di questa impresa ai limiti dell’impossibile è una donna, Hanna Reitsch (1912-1979), straordinaria collaudatrice di aerei civili e militari e fervente nazista, l’aereo che ha fatto atterrare in un fazzoletto di terra è un Fieseler Fi 156 “Storch”.


A bordo del piccolo aereo con la Reitsch c’è il generale Robert Ritter von Greim, che rimane ferito ad una gamba dal fuoco dell’antiaerea. Il generale von Greim è stato convocato da Hitler per essere nominato nuovo capo della ormai inesistente Luftwaffe. La Reitsch tentò inutilmente, in quell’occasione di convincere il Führer a farsi trarre in salvo o di farsi almeno affidare i sei figli di Joseph Goebbels.

Hanna Reitsch raccontò che durante questo incontro Adolf Hitler sentì via radio la notizia dei fatti di Piazzale Loreto e riferì successivamente che il Fuhrer ebbe una crisi di furore verso gli Italiani.
L’aereo che aveva compiuto questo piccolo miracolo il Fieseler Fi 156 “Storch” era stato progettato nel 1935 e la sua entrata in servizio attivo si ebbe a fine del 1937 come aereo da collegamento e osservazione da destinare all’esercito. Per tutta la durata del conflitto ne furono prodotti 2900 esemplari.

Lo Storch era un monoplano dotato di ala alta controventata a struttura composita, piani di coda anch’essi controventati e un pattino caudale d’atterraggio. Ciascuna semiala poteva essere ripiegata all’indietro per consentire una migliore sistemazione e il carrello poteva essere dotato di sci o cingoli per l’impiego in zone accidentate.

Lo Storch poteva sollevarsi in volo in soli 60 metri e atterrare in 20, grazie ai suoi ipersostentatori situati sul bordo d’attacco alare e a quelli a fessura sul bordo d’uscita ed in caso di vento contrario fino a 13 km al secondo, erano sufficienti 50 metri per il decollo e soli 15 per l’atterraggio.

Questo straordinario aereo, sempre in particolari condizioni di vento, era in grado di rimanere fermo su una posizione quasi come un elicottero. Il Fieseler fu impiegato anche nell’Operazione Quercia che portò alla liberazione di Mussolini dal Gran Sasso.

Dopo la fine della guerra Hanna Reistch, fu imprigionata per  diciotto mesi da parte degli Alleati per essere interrogata, successivamente continuò a volare, partecipando a gare internazionali di volo a vela, conquistando medaglie e nuovi record. Nel 1951 scrisse il primo di quattro libri, un’autobiografia dal titolo Fliegen mein Leben.