L’homo erectus e le implicazioni della sua evoluzione

Gli erectus hanno prosperato per oltre 1,5 milioni di anni diffondendosi in Asia e Indonesia. Con altre specie, gli erectus hanno quasi certamente portato all'evoluzione di noi sapiens.

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Secondo un nuovo studio pubblicato su Science, la specie umana ancestrale “Homo erectus” è più vecchia di quanto ritenuto finora, lo dimostrerebbe il pezzo di un cranio rinvenuta in Sudafrica che suggerisce che la nascita di questa specie debba essere retrodatata di almeno 100 mila anni.

Questa datazione mostra inoltre che l’Homo erectus ha convissuto con altre due specie di ominidi che però non appartenevano alla specie umana. Il cranio o meglio, la sua parte superiore apparterrebbe a un bambino, il reperto è stato datato tra 2,04 e 1,95 milioni di anni. Anche altri resti di ossa del cranio, appartenenti a un’altra specie di ominidi, il Paranthropus robustus, sono stati rinvenuti negli stessi depositi e presentano la stessa datazione. I fossili sono stati rinvenuti nel sito di Drimolen, uno dei più importanti siti paleoantropologici sudafricani, conosciuto come la Culla dell’umanità.

Lo studio, guidato da Andy Herries dell’Università di Johannesburg, si è avvalso di una collaborazione internazionale che ha coinvolto ricercatori dell’Università di La Trobe in Australia e dell’Università di Washington a St. Louis.

Questa scoperta ha molte importanti implicazioni antropologiche. Il cappuccio cranico del giovane erectus siglato DNH 134 è la più antica prova mai rinvenuta che homo erectus è il gruppo umano di maggior successo mai esistito.

Gli erectus hanno prosperato per oltre 1,5 milioni di anni diffondendosi in Asia e Indonesia. Con altre specie, gli erectus hanno quasi certamente portato all’evoluzione di noi sapiens. Secondo l’antropologa Susan Anton della New York University, che non era coinvolta nello studio, gli autori “forniscono i resti più antichi del Sud Africa, e aggiungono più di 100.000 anni alle prime datazioni della comparsa del … H. erectus e rivelano che H. erectus era un gruppo inizialmente nomade”.

La scoperta di questi resti confuta la teoria che vuole l’Asia come luogo di nascita della specie erectus, infatti prima della scoperta avvenuta in Sudafrica i più antichi resti fossili conosciuti erano quelli provenienti dal sito di Dmanisi in Georgia, risalenti a 1,8 milioni di anni fa, e dal sito di Koobi in Kenya, risalenti a 1,7 milioni di anni fa.

Sapevamo già che la specie Homo erectus era dedita a lunghi spostamenti, e se il nuovo studio ne fissa la nascita in Africa 2 milioni di anni fa, gli erectus si sono diffusi a nord fino alla Georgia, a nord est della Turchia solo 200 mila anni dopo. Passati altri 700 / 500 mila anni la specie erectus arrivò a Java.

DNH 134 è il primo frammento di cranio di H. erectus trovato in Sudafrica, risalente agli inizi dell’età della pietra. “Fino ad ora, abbiamo sempre ipotizzato che l’Homo erectus fosse originario dell’Africa orientale“, ha dichiarato Stephanie Baker, ricercatrice e dottoranda presso l’Università di Johannesburg, in un comunicato stampa. “Ma DNH 134 mostra che l’Homo erectus, uno dei nostri antenati diretti, forse viene dall’Africa meridionale. Ciò significherebbe che in seguito essi si spostarono verso nord, nell’Africa orientale. Da lì hanno attraversato il Nord Africa per popolare il resto del mondo“.

La scoperta non solo retrodata l’avvento degli erectus ma scopre che gli stessi erectus sono coevi di una specie conosciuta come Paranthropus robustus. Questo è interessante perché anche un altro ominide non umano, l’Australopithecus, risale a questo stesso tempo e luogo. Resti fossilizzati di Australopithecus sediba sono stati scoperti in un sito vicino chiamato Malapa e risalgono a circa 1,98 milioni di anni fa.

Se le datazioni dello studio sono corrette, i tre generi di ominidi Homo erectus, Paranthropus e Australopithecus hanno vissuto nella stessa epoca a partire da 2 milioni di anni fa anche se non ci sono certezze su eventuali interazioni.

La presenza di H. erectus in questa fase iniziale dell’evoluzione umana ha fatto trasalire molti antropologi che ritengono l’Australopithecus sediba specie ancestrale precedente del Homo erectus.

I ricercatori hanno datato i fossili con diverse tecniche: la datazione con piombo all’uranio è stata utilizzata su pietre di flusso, la risonanza con spin di elettroni serie uranio è stata utilizzata per datare i denti e il paleomagnetismo è stato applicato ai sedimenti delle caverne. Insieme, questi metodi hanno prodotto date tra 2,04 milioni e 1,95 milioni di anni.

Il cranio P. robustus, chiamato DNH 152, è stato relativamente facile da identificare, ma lo stesso non si può dire per il cranio DNH 134 , che consiste in un piccolo cappuccio cranico appartenente a un bambino morto ad un’età stimata tra i 2 e 3 anni. Il “campione conserva caratteri che lo allineano morfologicamente” al Homo. erectus, inclusa una forma a goccia e un volume cerebrale relativamente grande.

Ma il documento presenta anche un punto oscuro: identificare una specie di ominide da un cranio immaturo e parziale è una proposta forse eccessiva. Data la presenza di altre specie umane coeve, vale a dire Homo habilis e Homo rudolfensis, non è irragionevole pensare che il fossile di DNH possa rappresentare qualcosa di diverso da H. erectus. Dopo tutto, le specie umane esistono da circa 2,8 milioni di anni.

Scrivendo il suo articolo di accompagnamento su Insight, Susan Anton ha evidenziato alcuni punti: “Quanto sono ferme le identificazioni delle specie? Il DNH 152 è stato riconosciuto come P. robustus sulla base della morfologia dentale, ma il DNH 134 [designazione] è meno solido. Le dimensioni e la forma della DNH 134 braincase … giustificano il suo attribuzione a Homo e precludono la sua affiliazione con due specie di Homo che vivevano sul continente all’epoca ( H. rudolfensis e H. habilis ). H. erectus ha una [trincasi] di forma distintiva rispetto ad altre specie Homo primitive e una che è presente anche in individui giovani; su questa base, gli autori hanno riconosciuto DNH 134 come [ H. erectus ]”.

Un altro aspetto importante di questa ricerca è stata la scoperta di strumenti in pietra e ossa risalenti a circa 2 milioni di anni, sono gli strumenti più antichi mai trovati nell’Africa meridionale. Altri strumenti sono stati trovati altrove, in Algeria e in Etiopia.

La presenza di tre generi di ominidi contemporanei è legata ai cambiamenti climatici che si verificarono tra 2,3 milioni e 1,8 milioni di anni fa. Il clima caldo e umido del Sud Africa stava diventando fresco e asciutto, trasformando le foreste in praterie. Per i membri della specie Homo, questa transizione è stata ideale, date le diete flessibili e la nostra predisposizione alla vita nomade.

Lo stesso non si può dire per Paranthropus e Australopithecus, che probabilmente hanno faticato ad adattarsi al mutare dell’ambiente. Come sottolineato dai ricercatori nello studio, questi cambiamenti avrebbero colpito Paranthropus in modo particolarmente duro essendo una specie che basava la sua sopravvivenza su radici e tuberi. Mentre Paranthropus e Australopithecus lottavano per non estinguersi, i nuovi Homo erectus hanno riempito il vuoto lasciato da questi.

Ancora una volta i cambiamenti climatici hanno influito sull’evoluzione delle specie che hanno contribuito a creare la nostra, quella dei sapiens che oggi più che mai deve trarre un’importante lezione sugli odierni mutamenti climatici che ci chiamano in causa stavolta in prima persone.

Fonte: https://gizmodo.com/this-tiny-skull-cap-is-rocking-what-we-know-about-an-an-1842643777