La formazione di Urano

Gli astronomi ritengono che l'inclinazione sia la prova di un violento impatto avvenuto poco dopo la sua formazione che potrebbe anche averne accresciuto la rotazione che avviene in sole 17 ore

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Urano è il settimo pianeta del Sistema Solare. Posto oltre Saturno, completa la sua orbita attorno al Sole in 84 anni. Il diametro medio di Urano è quattro volte quello della Terra, ma è cosi lontano dal nostro pianeta che non è molto facile vederlo a occhio nudo, per questo è stato il primo pianeta del sistema solare ad essere scoperto con un telescopio.

A individuarlo sul finire del Settecento fu il musicista e astronomo dilettante William Herschel grazie a un telescopio di sua fabbricazione. Herschel chiamò quel corpo celeste Georgium Sidus («astro georgiano») in onore di re Giorgio III d’Inghilterra; altri lo chiamarono invece Herschel in omaggio al suo scopritore. Il nome Urano fu proposto per la prima volta nel 1850 come richiamo a Urano, il Dio del cielo della mitologia greca.

Urano ha una caratteristica unica: il suo equatore è inclinato rispetto al piano dell’orbita di oltre 90 gradi rispetto al piano del sistema solare.

I suoi anelli e le orbite delle sue 27 lune conosciute richiamano i personaggi delle opere di William Shakespeare e Alexander Pope.

A causa dell’inclinazione la sua rotazione appare, come quella di Venere, retrograda (da est a ovest, mentre gli altri pianeti del Sistema Solare ruotano da ovest a est). Urano è stato raggiunto fino a oggi da una sola sonda spaziale, La Voyager 2, che l’ha sorvolato il 24 gennaio 1986; negli ultimi anni il telescopio spaziale Hubble e i grandi telescopi a terra hanno permesso di studiarlo in modo sistematico.

Gli astronomi ritengono che l’inclinazione sia la prova di un violento impatto avvenuto poco dopo la sua formazione che potrebbe anche averne accresciuto la rotazione che avviene in sole 17 ore. Fino ad ora erano sconosciuti i dettagli di questa apocalittica collisione perché le simulazioni prevedevano dovesse essere presente una massa di detriti post impatto molto più grande rispetto alla massa totale delle lune che Urano possiede.

Ora, un team di ricercatori ha utilizzato una nuova strategia per studiare la formazione delle lune attorno ai pianeti gelidi. E proprio il gelo è la chiave che spiega cosa è successo ad Urano. I ricercatori hanno scoperto che gli impatti dei giganti nel sistema solare esterno freddo e buio hanno conseguenze diverse rispetto agli impatti che avvengono molto più vicini al sole, come la collisione che ha causato la formazione della nostra luna.

L’impatto avrebbe coinvolto la proto-Terra e un corpo delle dimensioni di Marte chiamato Theia, entrambi principalmente composti da rocce piuttosto che da sostanze ghiacciate. Il materiale scagliato nello spazio dall’impatto si è quindi solidificato piuttosto rapidamente, consentendo alla luna neonata di intrappolarlo gravitazionalmente.

Nel caso di Urano, secondo il modello sviluppato per lo studio, il materiale emesso nello spazio durante lo scontro era molto più volatile, presentando composti come acqua e ammoniaca, e perciò rimase gassoso molto più a lungo. Il crescente proto-Urano catturò gran parte di questo gas, lasciandone una quota più piccola per formare le lune.

Il modello realizzato dai ricercatori tenendo conto di queste differenze suggerisce che l’oggetto che si schiantò contro Urano aveva una massa compresa tra tre e cinque volte quella della Terra ed era ghiacciato.

Questo modello è il primo a spiegare la configurazione del sistema lunare di Urano e può aiutare a spiegare le configurazioni di altri pianeti ghiacciati nel nostro sistema solare come Nettuno“, ha scritto in una nota l’autore principale dello studio Shigeru Ida, del Earth-Life Science Institute presso il Tokyo Institute of Technology in Giappone.

Oltre a ciò, gli astronomi hanno ora scoperto migliaia di pianeti attorno ad altre stelle, i cosiddetti esopianeti, e le osservazioni suggeriscono che molti dei pianeti scoperti di recente, noti come super-terre, nei sistemi esoplanetari potrebbero consistere in gran parte di ghiaccio d’acqua“, ha detto Ida. “E questo modello può essere applicato anche a questi pianeti“.

Fonte: https://www.livescience.com/mystery-uranus-knocked-on-side.html