Gli extraterrestri arriveranno?

I film di fantascienza, i romanzi, la mitologia ufologica e perfino la scienza continuano a proporre il tema della ricerca della vita fuori della Terra e di eventuali civiltà aliene.

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Nel 1977 venne proiettato nei cinema “Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo” del regista Stephen Spielberg. Il film ripropose un tema peculiare della tradizione cinematografica del primo incontro tra esseri umani e alieni, riletto all’epoca in un’inedita visione ottimistica.

Non era la prima volta che Spielberg si cimentava con il tema: molto prima del debutto sul grande schermo, e prima ancora delle numerose esperienze per la TV, il regista appena diciassettenne aveva girato con un budget di appena 500$ “Firelight”, uno sci-fi che raccontava dell’avvistamento di misteriose luci nel cielo e della sparizione di persone, animali e oggetti. Il lungometraggio, che venne proiettato una sola volta il 24 marzo 1964 al Phoenix Little Theatre davanti a 500 spettatori, si concludeva in maniera non troppo confortante: Gli alieni stavano prelevando pezzo dopo pezzo una cittadina terrestre per farne uno zoo sul proprio mondo.

I film di fantascienza, i romanzi e la mitologia ufologica ripropongono temi simili raccontando talvolta di alieni ostili che mirano alla conquista della Terra e al dominio dell’umanità. Da secoli ci chiediamo se esistono altre forme di vita intelligente nel cosmo, e oggi grazie allo sviluppo tecnologico siamo in grado di intraprendere una ricerca che forse tra qualche decennio ci darà una risposta.

Anche grandi scienziati si sono posti il problema della possibile esistenza degli extraterrestri cercando di trovare una risposta soddisfacente.

Un giorno Edward Teller, il padre della bomba H, ed il fisico Enrico Fermi, passeggiando nei giardini di Los Alamos discutevano sul problema degli alieni. Una volta giunti in mensa, durante il pranzo altri scienziati si unirono alla discussione, gli animi si riscaldarono, ma Fermi rimase in disparte silenzioso. Dopo aver ascoltato le diverse posizioni alzò la testa e disse: “Allora, dove sono?“.

La frase oggi è nota come ‘paradosso di Fermi’.

La domanda di Fermi non è banale, e la risposta non è scontata. Come mai, nonostante solo nella nostra galassia ci siano non meno di 200 miliardi di stelle, non abbiamo notizie di nessuna civiltà aliena? La risposta non è scontata come sostengono gli ufologi che ritengono assolutamente certa la presenza degli alieni sulla Terra.

Negli anni ’60 gli astrofisici Cocconi e Morrison in un articolo discussero della possibilità di intercettare le comunicazioni radio di una civiltà aliena. L’astronomo Frank Drake, influenzato dall’articolo, puntò il radiotelescopio verso due stelle relativamente vicine al Sistema Solare, Tau Ceti ed Epsilon Eridani.

Questo tentativo seppur infruttuoso può essere considerato l’avvio del programma SETI. Il programma nacque nel 1961 presso il National Radio Astronomy di Green Bank in West Virginia durante una riunione informale a cui partecipano una dozzina di astrofisici ed astronomi tra i quali proprio l’astronomo trentunenne Frank Donald Drake, che aprì la riunione presentando una formula matematica, conosciuta oggi impropriamente come equazione di Drake, in quanto tecnicamente si tratta di un’analisi matematica probabilistica. La formula vuole tentare una stima di quante civiltà aliene evolute sono presenti nella nostra galassia.

L’equazione di Drake recita: N = R*x fp x ne x fl x fi x fc x L,
Dove:
N è il numero di civiltà extraterrestri presenti oggi nella nostra Galassia con le quali si può pensare di stabilire una comunicazione;
R* è il tasso medio annuo con cui si formano nuove stelle nella Via Lattea;
fp è la frazione di stelle che possiedono pianeti;
ne è il numero medio di pianeti per sistema planetario in condizione di ospitare forme di vita;
fl è la frazione dei pianeti ne su cui si è effettivamente sviluppata la vita;
fi è la frazione dei pianeti fl su cui si sono evoluti esseri intelligenti;
fc è la frazione di civiltà extraterrestri in grado di comunicare;
L è la stima della durata di queste civiltà evolute.

Quante sono le civiltà extraterrestri attualmente esistenti in grado di comunicare?

Come detto, l’equazione di Drake in realtà è solo una formula probabilistica e nessuno conosce l’esatto valore della maggior parte dei termini che la compongono cui vengono attribuiti valori arbitrari.

Se il valore di N fosse molto basso (il più basso possibile che equivale a 1), la nostra potrebbe essere l’unica civiltà esistente nella Via lattea. L’equazione venne analizzata anche dallo scienziato e scrittore di fantascienza Isaac Asimov in un libro intitolato “Civiltà extraterrestri“.

Nel libro, pubblicato nel ’79, con grande rigore scientifico Asimov analizzò la possibilità dell’esistenza di civiltà aliene utilizzando i migliori dati disponibili all’epoca, deducendo l’esistenza di oltre mezzo milione di civiltà in essere nella Via Lattea. Drake dal canto suo si mostrò molto più prudente calcolandone solamente 600.

Altri ricercatori hanno di recente azzardato altre ipotesi, arrivando a sostenere che la nostra è l’unica civiltà intelligente e in grado di comunicare esistente in tutto l’universo osservabile.

Possibile?

Non sappiamo se le civiltà sono poche come sostenuto da Drake, o molte di più come calcolato da Asimov, tuttavia da qualche decennio siamo in ascolto e qualcosa è stato captato.

Nel 1977 l’astronomo Jerry Ehman, effettuava un controllo di routine delle stampe dei dati provenienti dal Big Ear Radio Observatory della Wesleyan University, dove era ricercatore volontario. Le stampe, come sempre, erano ricoperte da file di numeri e lettere: per lo più 1 e 2. Queste cifre corrispondono all’intensità dei segnali radio: da 1 a 9 per le intensità minori, seguiti dalle lettere dell’alfabeto con l’aumentare dell’intensità.

L’astronomo passò ad osservare le stampe relative a qualche giorno prima, il 15 agosto. All’improvviso, una breve ma sorprendente stringa di 6 caratteri catturò il suo sguardo: circondata dall’usuale rumore di fondo di vari 1 e 2, la sequenza 6EQUJ5 fu come un fulmine a ciel sereno. Ehman afferrò una penna rossa e tracciò una linea attorno alla stringa e scrive a margine una singola parola “Wow!

Il segnale wow!
Il segnale wow!

La scritta “Wow!” diverrà il nome del segnale da lui appena scoperto: a distanza di quattro decenni il “Segnale Wow!” rimane il più celebre candidato a segnale di origine extraterrestre che potrebbe, forse, provenire da una civiltà avanzata nella galassia.

Il “Segnale Wow!” corrisponde a un segnale della durata di circa 72 secondi proveniente dalla regione prossima alle tre stelle conosciute come Chi Sagittarii, e il cui picco di intensità è rappresentato dalla lettera U, nella frequenza 1420 MHz.

Il segnale, secondo l’astronomo Antonio Paris, del St. Petersburg College, in Florida potrebbe essere stato prodotto da due comete di recente scoperta, la 266P/Christensen e la 335P/Gibbs, che nel 1977 si trovavano ad intersecare la porzione di cielo in prossimità della fonte del segnale, che potrebbe, quindi, essere stato prodotto dalla nube di idrogeno che le accompagna.

Il segnale, non si sarebbe mai più manifestato perché le comete si sono spostate altrove. L’ipotesi, controversa, non è unanimemente accettata, soprattutto dagli astronomi che in origine rilevarono il segnale.

Cosa ha “sentito” il Big Ear quella mattina del 15 agosto 1977? Fu veramente un segnale inviato da una civiltà extraterrestre? Non lo sappiamo, anche perché il segnale non si è mai più ripetuto.

Il segnale “Wow!”, tuttavia, non è stato l’unico ad essere stato captato.

La sigla SHGb02+14a identifica una sorgente radio individuata dal progetto SETI@home nel marzo 2003 e annunciata su New Scientist il 1º settembre 2004. La radiosorgente è stata rilevata per tre volte, su una frequenza radio di circa 1420 MHz, la stessa frequenza che, grazie alla prossimità a una delle frequenze principali a cui l’idrogeno assorbe e irradia fotoni, si ritiene possa essere utilizzata da extraterrestri.

SHGb02+14a è posta in un punto tra le costellazioni dei Pesci e dell’Ariete, una direzione in cui non si osserva alcuna stella a distanza inferiore a 1000 anni luce. Il suo segnale è estremamente debole e la frequenza del segnale ha una rapida deriva, che corrisponderebbe all’emissione proveniente da un pianeta orbitante a una velocità circa 40 volte superiore a quella della Terra intorno al Sole. Ogni volta che il segnale è stato ricevuto, la frequenza osservata è stata sempre di 1420 MHz. Tuttavia il segnale, secondo SETI @home, potrebbe essere stato causato dal rumore di fondo o essere un artefatto casuale.

Tra gennaio e febbraio 2011 il SETI segnalò la ricezione di altri due segnali presumibilmente “non naturali” e “di probabile origine extraterrestre”, puntando le antenne su 50 candidati pianeti scoperti pochi mesi prima dalla Missione Kepler. Non essendosi più ripetuti i segnali, si suppone che fossero dovuti a interferenze terrestri. Tuttavia il SETI continuerà ad osservare quella regione di cielo su altre frequenze radio.

Bisogna anche tenere presente che la ripetizione del segnale è una delle condizioni, stabilite arbitrariamente, affinché si possa prendere davvero in considerazione un segnale come di possibile origine aliena. Questo ha un senso, perché la ripetizione sistematica del segnale testimonierebbe la precisa volontà di inviarlo ma non tiene conto di altri fattori: ad esempio, nel 1974 il radiotelescopio dell’osservatorio di Arecibo inviò un’unica emissione radio verso l’ammasso globulare M13, distante circa 24.000 anni luce. A prescindere dalla distanza del bersaglio, se eventuali alieni in ascolto avessero le stesse “regole d’ingaggio” stabilite per il SETI, non prenderebbero mai in considerazione il messaggio inviato da Arecibo.

A proposito dell’invio di segnali verso le stelle con il proposito di far sapere che esistiamo ad eventuali civiltà in ascolto, alcuni esperti, tra cui il fisico Stephen Hawking e il fisico e scrittore di fantascienza David Brin, hanno criticato pesantemente il SETI attivo in quanto, non potendo conoscere a priori le intenzioni e le conoscenze tecnologiche degli eventuali extraterrestri che riceveranno il messaggio, si rischia di mettere in pericolo il nostro pianeta, rivelandone la posizione.

Altri scienziati e filosofi hanno rilevato che il silenzio dalle stelle potrebbe essere dovuto proprio alla prudenza. Chi può sapere le reali intenzioni delle eventuali civiltà che popolassero il cosmo? Forse esistono innumerevoli civiltà tra le stelle che cercano di non rendere manifesta la loro esistenza per paura delle possibili conseguenze.

Un segnale raccolto dal radiotelescopio russo Ratan-600 di Zelenchukskaya, nel Caucaso nel maggio 2015, è arrivato dalla stella HD 164595, distante 95 anni luce e un po’ più vecchia del Sole, ma simile per dimensioni e luminosità.

Si trova nella costellazione di Ercole e nella sua orbita ha almeno un pianeta delle dimensioni di Nettuno, e forse altri non identificati. C’è chi parla di un segnale inviato da una civiltà extraterrestre, ma i ricercatori del Seti che lo hanno segnalato sul loro sito, si sono mostrati scettici.

Tuttavia gli esperti dell’Osservatorio astrofisico speciale dell’Accademia russa delle scienze (Sao-Ras), hanno deciso di esprimere ufficialmente la loro posizione dopo il clamore suscitato sui media di tutto il mondo. Ora anche gli astronomi russi cercano di riportare tutti alla realtà, affermando che ”il successivo processamento e le analisi del segnale hanno rivelato la sua origine molto probabilmente terrestre”.

Un altro segnale suggestivo denominato il codice “Weird” è stato ascoltato dal radiotelescopio dell’osservatorio di Arecibo nel 2017. Il segnale sembrava provenire da molto vicino, una stella situata a soli 11 anni luce, chiamata ROSS 128.

Anche in questo caso, però, all’eccitazione del rilevamento è seguita la delusione quando ulteriori indagini ha rivelato che il segnale, probabilmente, è stato solo un riflesso emesso da qualche satellite in orbita geostazionaria posizionato proprio nell’area di cielo che Arecibo stava ascoltando.

Siamo soli quindi?

È decisamente ancora troppo questo per dirlo, la nostra civiltà è troppo giovane e l’universo è immenso.

Là fuori, forse altre civiltà prosperano e si espandono e magari sanno che esistiamo. Magari gli alieni sono già in viaggio su enormi astronavi verso la Terra. Non sappiamo se in futuro questo possa accadere e non sappiamo come si mostreranno, saranno benevole culture superiori o spietati esseri in cerca di mondi da conquistare?

Se esistono, prima o poi li scopriremo, nel frattempo possiamo solo continuare a cercare e a porci domande.

Fonti:

Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo: quando Spielberg inventò la sua magia [recensione]

Civiltà aliene e l’equazione di Drake

 

Wow! 40 anni, e quel 6EQUJ5 è ancora un enigma