Molti parchi nazionali rischiano di morire a causa dell’invasione di specie non autoctone

Molti parchi nazionali sono stati invasi da specie non autoctone molto aggressive che minacciano la sopravvivenza degli esemplari endemici. Diverse sono le strategie per fermarli: dall'uccisione alla sterilizzazione

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Le fitte foreste del Parco Nazionale dei Vulcani delle Hawaii sono minacciate da un terribile nemico che rischia di comprometterne l’ecosistema: la rana coqui o coquì, una minuscola raganella grande appena pochi millimetri. La minuta raganella, specie endemica di Porto Rico ma trapiantata in altri luoghi del mondo, si caratterizza per il suo canto acuto che risuona per tutta la notte.

Se vederla è quasi impossibile, viste le dimensioni ridotte, sentirla è la principale caratteristica delle notti portoricane. Per trovarla però, i disinfestatori del parco delle Hawaii hanno sviluppato particolari abilità e una volta rintracciata, la sopprimono.

La ragione di tanta crudeltà da parte degli esseri umani risiede nel tentativo di ristabilire l’equilibrio paesaggistico poiché le piccole coquì si sono riprodotte in maniera esponenziale: si contano ben 20.000 esemplari per acro, più del doppio della loro densità media a Puerto Rico.

L’ecologo del parco David Benitez, ha dichiarato: “Le foreste hawaiane sono caratterizzate dalla loro quiete e la rana coquì la distrugge e preda anche gli insetti nativi della foresta e ciò potrebbe provocare carenza di cibo per gli uccelli endemici”.

il Parco Nazionale dei Vulcani delle Hawaii ha così deciso di dare battaglia alle specie invasive. A livello nazionale, oltre 6.500 specie straniere si sono trasferite negli Stati Uniti, causando collettivamente più danni all’ambiente, all’economia e alla salute umana rispetto a tutte le catastrofi naturali messe insieme, riferisce la US Geological Society. La coqui è tra le centinaia di quelle specie che hanno invaso i parchi nazionali, che sono stati creati con lo scopo centrale di proteggere e mostrare il patrimonio naturale americano.

Jennifer Sieracki, coordinatrice del programma sugli animali invasivi del Park Service, ha dichiarato: “La metà dei parchi ha segnalato problemi con le specie invasive, Ma sospettiamo che la stragrande maggioranza dei parchi ne sia infestata”.

Le specie non gradite e da eliminare sono più di 300 tra le quali si possono individuare gatti, topi, cinghiali e falene e riuscire a gestire 85 milioni di acri sta diventando un’impresa titanica.

Poiché la diffusione di specie invasive si estende spesso oltre i confini del parco, l’unico modo per fronteggiarle sarà quello di unire le forze con altre agenzie e comunità, afferma Sieracki: “Abbiamo bisogno che tutti lavorino insieme per affrontare questo problema.”

Nei suoi 20 anni al Volcanoes National Park, Benitez ha combattuto con un esercito di specie invasive: ratti, gatti selvatici, erbacce e funghi sconosciuti. Isole come le Hawaii sono particolarmente vulnerabili agli intrusi nocivi perché la loro flora e fauna uniche si sono evolute in un ambiente estremamente isolato, in assenza delle pressioni che rafforzano la fauna selvatica continentale. A 3.500 chilometri dalla più vicina massa terrestre, le Hawaii ospitano circa 8.800 specie endemiche, tra cui oltre 500 specie a rischio di estinzione, più di qualsiasi altro stato.

Quando una specie aggressiva raggiunge nuove terre, gli animali nativi possono essere predati senza che si difendano. Benitez indica i serpenti come primo esempio: “Non ci sono serpenti nativi alle Hawaii, anche se occasionalmente i serpenti vengono intercettati vicino ai porti. Le conseguenze di una colonia stabile di serpenti potrebbero essere catastrofiche e irreversibili”.

Gli scienziati stimano che ci siano fino a 15.000 serpenti per miglio quadrato e che siano più numerosi degli umani: spesso mandano in corto circuito i sistemi elettrici. Hanno spazzato via 10 delle 12 specie di uccelli endemici di Guam, incluso il martin pescatore Guam, visto per l’ultima volta nel 1986 . Il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti ha speso milioni nel tentativo di sterminare i serpenti, incluso il bombardamento a tappeto  con topi morti imbottiti di paracetamolo, che è tossico sia per i serpenti che per altri animali.

I ratti invece, hanno divorato intere colonie di uccelli marini, persino intere specie. In effetti, i ratti hanno causato tra il 40 e il 60 percento di tutte le estinzioni di uccelli e rettili registrate negli ultimi quattro secoli. La minaccia è così grave che lo stato dell’Alaska ha creato un “programma di risposta all’eradicazione del ratto” attivando una collaborazione con la Guardia costiera degli Stati Uniti che impedisca alle navi infestate di approdare sulle isole vulnerabili.

È importante specificare che l’arrivo di specie invasive non è sempre stato casuale. Alcuni furono portati in America dai primi esploratori che desideravano il bestiame per il cibo, compresi bovini, ovini, caprini e maiali. Quindi anche l’uomo ha una grande responsabilità rispetto alla salvaguardia dell’ambiente.

Oggi molti di questi discendenti di animali si sono riprodotti senza controllo. I suini selvatici sono un problema particolarmente distruttivo e in crescita. Più di 6 milioni di suini selvatici vagano in almeno 35 stati, dalla Florida alla California. Ogni anno costano fino a $ 2,5 miliardi in danni all’ambiente, a proprietà e fattorie.

I maiali selvatici si stabiliscono in foreste con ruscelli e portano la brucellosi, la peste suina, e una malattia simile alla varicella fatale per i coyote e le volpi selvatiche. I fanghi dei maiali si trasformano in allevamenti di zanzare, che possono diffondere ulteriori malattie sia agli esseri umani che alla fauna selvatica.

Alle Hawaii, dove le zanzare erano assenti fino ai primi del 1800, la malaria aviaria trasmessa dagli insetti sta ora spingendo verso l’estinzione molti uccelli endemici, tra cui i coloratissimi mieli delle isole. Le infezioni sono più elevate a basse altitudini, ma il riscaldamento globale sta aumentando la minaccia, consentendo alle zanzare di sopravvivere a quote sempre più elevate, uccidendo sempre più uccelli. “I nostri uccelli non si sono evoluti con i patogeni che causano la malaria. Le zanzare possono essere irritanti e fastidiose, e stanno contribuendo alle estinzioni.” Ha dichiarato Benitez.

Alcuni parchi hanno programmi di gestione per sterminare le specie pericolose, ma uccidere gli animali non è molto popolare. Ad esempio, il controllo dei gatti selvatici può essere estremamente controverso. Tuttavia i gatti selvatici invasivi, che cacciano anche quando non hanno fame, rappresentano una delle maggiori minacce alla fauna selvatica: circa il 50 percento delle depredazioni sono effettuate dai ratti; 36 per cento dai gatti; e il 10 percento dai maiali. Ma i gatti sono i più distruttivi, secondo i ricercatori, perché hanno ucciso più adulti riproduttori rispetto ai cuccioli, con ripercussioni più durature per la popolazione faunistica.

Secondo gli scienziati, i gatti uccidono da uno a quattro miliardi di uccelli ogni anno, oltre a 12,3 miliardi di piccoli mammiferi e centinaia di milioni di rettili e anfibi. Alcuni parchi intrappolano i gatti e li danno ai rifugi per animali nella speranza che possano essere adottati. Altri li catturano, sterilizzano e li liberano, ma gli esperti sostengono che tali programmi non hanno dimostrato di ridurre con successo la predazione dei felini sulla fauna selvatica.

Di recente, Benitez ha assistito a una nuova invasione. Circa dieci anni fa, gli alberi dell’isola hanno misteriosamente iniziato a morire: l ‘ʻaiʻa, un endemico fiore della famiglia dei mirti che produce fiori che variano di colore dal rosso fuoco al giallo, è una specie iconica hawaiana che può crescere per cento piedi e vivere per secoli. Centinaia di migliaia di “alberi” sono morti a causa di un fungo introdotto che intasa il sistema idraulico naturale degli alberi, impedendo all’acqua di fluire verso le fronde.

Gli alberi diventano rapidamente marroni e rossi, e poi muoiono, motivo per cui la malattia è stata chiamata Rapid ʻhihia morte”, dice Benitez. “Una volta che un albero viene infettato, non c’è cura. È davvero preoccupante”.

Il meccanismo per il trasporto della malattia non è ancora ben compreso“, afferma Ryan Perroy, professore di geografia presso l’Università delle Hawaii a Hilo, che sta aiutando a monitorare la diffusione. “Pensiamo che l’agente patogeno entri attraverso una ferita, che potrebbe essere creata da una tempesta di vento, persone che usano macchinari pesanti o ungulati selvatici, come pecore, capre, bovini e maiali”. Perroy utilizza telecamere ad alta risoluzione e altri sensori per migliorare la diagnosi precoce della malattia e mappare la probabile progressione.

L’uso di tale mappatura preventiva sta aiutando il servizio del parco a identificare i luoghi in cui ci si aspetta che le specie invasive si diffondano. Altre tecnologie utili includono telecamere a circuito chiuso, impiegate per tracciare i movimenti degli animali e stimare le dimensioni della popolazione e analisi del DNA fecale per confermare l’identità degli invasori e determinare cosa stanno mangiando.