La prostituzione nel Medio Evo

Il mestiere più antico del mondo nel Medio Evo tra condanne morali della Chiesa e comportamenti opportunistici di sovrani e vescovi

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In un precedente post abbiamo  affrontato il tema della sessualità nel Medio Evo (clicca qui) con la doverosa avvertenza che affrontiamo un periodo convenzionale di 1000  anni durante i quali costumi e morale si sono evoluti ed adattati ai diversi contesti storici e culturali.

La sessualità al di fuori del matrimonio e della funzione di procreazione era fortemente osteggiata dalla Chiesa che entrava a gamba tesa persino nell’alcova familiare. Intorno all’anno Mille si faceva grande uso di un abito a prova di qualsiasi tentazione erotica: una lunga camicia da notte di tessuto pesante, la chemise cagoule, che, indossata sia dall’uomo che dalla donna, aveva un’unica apertura in corrispondenza degli organi sessuali in modo da permettere la copula senza doversi nemmeno spogliare.

Paradossalmente la Chiesa tollerava entro certi aspetti la prostituzione vista come il male minore di fronte a “devianze” ritenute più depravate e peccaminose quali l’omosessualità, la masturbazione, il sesso anale e naturalmente, l’adulterio.

In questo contesto non deve stupire se le autorità civili ma anche religiose favorirono la creazione dei primi bordelli dove esercitare il più “antico mestiere” del mondo.

L’Ordinanza che regola il governo delle terme di Southwark del vescovo di Winchester, ad esempio, regolamentava, all’inizio del XII secolo, questo stabilimento che era di proprietà del vescovo. Nel 1309 un altro vescovo, Giovanni di Strasburgo, costruì addirittura a sue spese un nuovo bordello nella sua città. Ovviamente al di la dei presunti effetti “mitiganti” rispetto a presunte pratiche più degenerate, quello che interessava a vescovi ed autorità civili erano le cospicue rendite che i bordelli portavano nelle loro casse.

Ma chi erano le prostitute? Nella stragrande maggioranza si trattava di povere donne, spesso violentate, o di schiave vendute dai loro padroni, magari dopo averle ingravidate. Prostituirsi era spesso l’unica possibilità per sopravvivere. Queste disgraziate dalla reputazione malfamata spesso seguivano gli eserciti durante le loro campagne, ma si aggregavano altresì alle crociate, a bande di predoni e perfino a comitive di pellegrini.

Alcuni vescovi e teologi sospettavano di meretricio perfino le donne che partivano in pellegrinaggio verso i luoghi santi. In una lettera inviata da san Bonifacio a Cutberto di Canterbury, in pieno VIII secolo, il santo ammonisce l’arcivescovo circa il rischio che comporta, per la loro purezza, il far partire le donne inglesi per i pellegrinaggi a Roma: non solo poche di loro, sostiene infatti, riescono a mantenere la verginità, ma tutte le città di Francia e Lombardia – ossia dell’Italia del Nord – ormai pullulano di pellegrine inglesi trasformatesi in puttane.

Dopo l’anno Mille, con la rinascita delle città la prostituzione diventa un fenomeno organizzato. Nelle città dove i commerci fioriscono, l’incremento demografico si fa sensibile, le botteghe artigiane spuntano come funghi,  la prostituzione tende a diventare stanziale. Si esercita in quartieri distinti, zone a “luci rosse”, e le prostitute spesso sono obbligate ad indossare un segno di riconoscimento che le qualifica, un “velo giallo”.

Addirittura il Re d’Inghilterra Enrico II emanerà una serie di disposizioni per regolamentare l’esercizio della prostituzione, creando un apposita figura di funzionari, i balivi, per verificare ciò che accadeva nei bordelli e garantire che tutto – a cominciare dall’igiene – fosse in ordine.

In controtendenza re Luigi IX, detto il Santo, provò ad offrire alle puttane parigine una cospicua somma di denaro in cambio del loro pentimento e soprattutto di un drastico cambio di regime di vita. Si trattò di una lodevole intenzione che però si concluderà con un fiasco clamoroso. Delle circa 12.000 prostitute parigine su una popolazione complessiva di circa 150.000 abitanti, soltanto 200 risposero all’appello del Re e ritirarono il denaro del riscatto.

Nel Trecento proliferarono bordelli di lusso in molte città d’Europa e nel Rinascimento alcune grandi cortigiane, quelle che potremmo definire delle “escort” di alto bordo, oltre a posare per illustri artisti, passarono agli onori delle cronache per le loro capacità di intrattenere i facoltosi clienti anche con altre arti oltre a quelle di Venere: donne che sapevano cantare, ballare, suonare strumenti e addirittura partecipavano in vesti discinte ai banchetti in onore dei papi, come quello tenutosi a Roma nel 1501 e organizzato da Cesare Borgia per il padre Alessandro VI.

Fonti:

La vita segreta del Medioevo di E. Percivaldi

alcune voci di Wikipedia.