La bufala della Grande Muraglia Cinese

Come NASA ed ESA hanno involontariamente alimentato una leggenda metropolitana

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Una delle leggende metropolitane più diffuse e coriacee è quella che riguarda la Grande Muraglia cinese, che vuole che essa sia l’unica costruzione umana che si può vedere dallo spazio.

Costruita a partire dal 215 a.C. circa per volere dell’imperatore Qin Shi Huang  (il primo imperatore cinese) – lo stesso a cui si deve il cosiddetto Esercito di terracotta di Xi’an – la sua lunghezza è stata considerata, fino a poco tempo fa, di 6.350 chilometri con altezze variabili.

Recenti misurazioni effettuate tramite GPS e raggi infrarossi porterebbero invece la lunghezza di questo straordinario manufatto, dichiarato dall’UNESCO patrimonio dell’umanità nel 1987 e inserito nel 2007 fra le sette meraviglie del mondo moderno, a ben 8852 chilometri.

Ma quando nasce la convinzione che questa spettacolare serie di fortificazioni sia visibile dallo spazio? Il primato di questa bufala spetta all’archeologo William Stukeley che nel 1754, 200 anni prima che l’uomo poggiasse piede sulla Luna, scrisse sulla Grande Muraglia: “Fa una notevole figura sul globo terrestre e potrebbe essere individuata dalla Luna”.

In base a quale criterio Stukeley scrisse una cosa del genere, di un oggetto che nel punto più largo raggiunge 9 metri di ampiezza, mentre mediamente è larga sei metri e mezzo, meno di una porta di calcio, non è dato sapere. L’astronauta Alan Bean, della missione Apollo 12, novembre 1969, così descrisse la Terra vista dal nostro satellite: “Una meravigliosa sfera, principalmente bianca, con un pò di blu e qualche chiazza di giallo e occasionalmente un po’ di vegetazione verde”. Tutto qui.

E non potrebbe essere altrimenti perché vedere la Grande Muraglia dalla Luna, equivarrebbe a riuscire a vedere un capello da una distanza di circa 6 chilometri! La situazione non cambia molto se cerchiamo di scorgerla dalla Stazione Spaziale Internazionale che orbita a circa 405 chilometri dalla superficie terrestre. Vedere quella costruzione equivarrebbe a vedere un capello castano da una distanza di 6,2 metri su sfondo marroncino/verdognolo.  Praticamente impossibile.

Ma allora perché questa leggenda metropolitana continua ad imperversare? La colpa è… della NASA, l’agenzia spaziale statunitense e dell’ESA, l’agenzia spaziale europea. Si, proprio loro che con improvvidi comunicati hanno alimentato questa leggenda. La NASA smentendo gran parte dei suoi astronauti, sostenne che in particolarissime condizioni, praticamente perfette, la Grande Muraglia è visibile dallo spazio. L’astronauta William Pogue pensava di averla vista dallo Skylab (la prima e unica stazione spaziale americana), ma scoprì che in realtà stava guardando il Gran Canale della Cina vicino a Pechino. Vide la Grande Muraglia con il binocolo, ma disse che “Non era visibile ad occhio nudo”.

Ed è naturale perché individuare un oggetto di ampiezza così ridotta, mediamente 6,30 metri, da un’altezza di 300 o 400 km, richiede un potere risolutivo che l’occhio umano non possiede.

Nell’ottobre 2003, l’astronauta cinese Yang Liwei ha dichiarato che non era stato in grado di vedere la Grande Muraglia Cinese. In risposta, l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha emesso un comunicato stampa che riporta che da un’orbita fra 160 e 320 chilometri, la Grande Muraglia è visibile ad occhio nudo. Nel tentativo di chiarire ulteriormente le cose, l’ESA ha pubblicato una foto di una parte della “Grande Muraglia” fotografata dallo spazio. Tuttavia, una settimana più tardi, in un comunicato stampa (non più disponibile nel sito web della ESA), hanno ammesso che la ” Grande Muraglia ” nella foto era, in realtà, un fiume.

Insomma le due agenzie spaziali hanno, presumibilmente in modo involontario, alimentato affermazioni precedenti prive di basi scientifiche, finendo per consolidare una leggenda metropolitana tanto affascinante quanto falsa.