Quanti “coloni” servirebbero per popolare un nuovo pianeta?

Individuare il "numero magico" che permetta di evitare l'estinzione della colonia e l'assenza di malattie genetiche non è l'unico rebus da risolvere

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Uno degli interrogativi più affascinati di una, per adesso lontana, colonizzazione dello Spazio può ricondursi ad un numero. Un numero che indichi il livello minimo di uomini e donne necessari per impedire l’estinzione della specie umana in un eventuale nuovo habitat.

In qualche misura abbiamo già alcune indicazioni che provengono dal nostro lontanissimo passato, circa 80.000 anni fa, in seguito a spaventose eruzioni cataclismatiche, la popolazione della Terra che secondo le stime doveva oscillare tra gli 1 e i 3 milioni di individui, scese alla drammatica cifra di 10.000 esseri umani.

Praticamente ad un passo dall’estinzione! 

Ebbene questo numero cosi esiguo ha consentito il superamento di una gravissima crisi demografica che ci aveva portato vicini all’estinzione della razza umana.
Ma se diecimila individui sono rispetto a 7 miliardi, un numero davvero basso, se dobbiamo inquadrare queste 5.000 coppie nell’ottica di popolare un’eventuale colonia su un promettente esopianeta, la cosa si complica e non di poco.

Secondo la Bibbia, tutto il genere umano nasce da una singola coppia, Adamo ed Eva e dai loro figli. Va da sé che il racconto biblico è, dal punto di vista scientifico, totalmente irrealistico ma ci permette di mettere a fuoco uno dei problemi principali di una colonia minima.

Un numero ridotto di individui comporta inevitabilmente il proliferare di rapporti incestuosi. I figli di consanguinei corrono grossi rischi di nascere con malattie genetiche o altre deformazioni e di non vivere a lungo. Le loro malattie, come bombe genetiche a scoppio ritardato, possono rimanere sepolte anche per generazioni nel DNA.

Esistono casi famosi in letteratura come quello dell’isola di Pingelap, nel Pacifico, i cui abitanti sono i discendenti dei 20 sopravvissuti a un tifone che colpì l’isola nel Diciottesimo secolo. Oggi un abitante su dieci dell’isola è affetto da una forma acuta di daltonismo.

Un altro caso interessante è quello dell’aristocrazia europea, gli Asburgo su tutti, che per secoli si è sposata tra i suoi ranghi relativamente ristretti, producendo monarchi e principi con disabilità o malattie mortali di vario tipo.

Per evitare quindi che un’ipotetica colonia spaziale possa proliferare tramandando questi pericoli genetici il numero deve essere necessariamente più ampio. Il dibattito tra scienziati è in corso, secondo alcuni, il numero minimo di individui indispensabili per impedire un’estinzione e scongiurare anche i rischi genetici è di circa 5.000 coppie fertili.

Un numero ancora molto alto per un processo di colonizzazione spaziale, trasportare infatti 5.000 persone comporterebbe l’esigenza di allestire una flotta di astronavi cosi imponente da risultare probabilmente insostenibile dal punto di vista economico.

Altri più ottimisti indicano in circa 500 coppie fertili il “numero magico” per garantire la prosperità di questa ipotetica colonia. Naturalmente non è soltanto una questione numerica,  lo stato di conservazione di una specie è un indicatore della probabilità che quella specie continui a sopravvivere. Molti fattori sono tenuti in conto quando si valuta lo stato di conservazione di una specie: non solo il numero degli esemplari, ma l’aumento o la diminuzione generale col tempo della popolazione, il successo della riproduzione, le minacce conosciute, la grandezza delll’areale disponibile e la sua adattabilità alla biologia terrestre e così via.

Al momento però possiamo continuare a scervellarci tranquillamente sull’individuazione del numero perfetto, la tecnologia per la colonizzazione spaziale è ancora insufficiente per affrontare la sfida più grande della storia dell’umanità: spargere il seme dell’uomo oltre la Terra.