Ascoltare Mozart aumenta l’intelligenza?

L' "Effetto Mozart" è una controversa teoria scientifica elaborata nel 1993 dai fisici Gordon Shaw e Frances Rauscher, secondo cui l'ascolto della Sonata in re maggiore per due pianoforti (KV 448) di Wolfgang Amadeus Mozart avrebbe causato un temporaneo aumento delle capacità cognitive di un gruppo di volontari

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Ascoltare musica crea un rilascio costante di dopamina, l’ormone del benessere, e questo migliora le prestazioni cognitive. Tutta la musica che ci piace ci dà una sensazione di euforia, ma la musica classica pare abbia una influenza maggiore. Una delle prime sperimentazioni sull’effetto della musica sul cervello è stata condotta nel 1988, quando il neurobiologo Gordon Shaw e lo studente Xiaodan Lung, hanno tentato di studiare l’attività cerebrale, attraverso un computer, presso l’Università della California, a Irvine.

Essi hanno scoperto nelle simulazioni che le cellule nervose sono collegate fra loro con gruppi di altre cellule predisposte ad adottare determinate frequenze in base a specifici ritmi musicali. In seguito si unirono altri due ricercatori, Frances Rauscher e Katherine Ky, nella creazione di uno studio che fu ribattezzato con il nome di “Effetto Mozart“. Nel 14 ottobre 1993, l’esperimento venne pubblicato dalla rivista “Nature“, che ha pubblicato una breve sintesi dei risultati del loro esperimento

Cosa hanno dimostrato i primi esperimenti?

Questa equipe di neurobiologi, dell’Università della California, ad Irvine, sosteneva che facendo ascoltare agli studenti 10 minuti di Sonata, i soggetti avrebbero dimostrato un miglioramento nelle capacità di ragionamento spazio temporali. L’aumento del QI del gruppo Mozart era però transitorio, cioè era durato solo il tempo necessario per fare il test: da dieci a quindici minuti.

Rauscher, Shaw, e Ky riproposero l’esperimento nel 1995 dividendo, stavolta, settantanove studenti in tre gruppi. Anche in questo caso, il gruppo che aveva ascoltato la selezione di Mozart mostrò un aumento dei punteggi del QI spaziale. Inoltre un ulteriore test ha dimostrato che l’ascolto di altri tipi di musica non ha avuto lo stesso effetto. Si è dimostrata così una correlazione tra un maggiore QI e i soggetti che hanno una preferenza per la musica classica. Sfruttando la risonanza mediatica dello studio, Don Campbell, un insegnante di musica del Texas, utilizzò l’idea scrivendo un bestseller, “The Mozart Effect” (1997). 

Le divergenze nel mondo scientifico

Per gran parte del mondo scientifico l’effetto Mozart è solo un mito, ma per altri ha un fondo di verità. Come stanno quindi le cose? Sicuramente è provato scientificamente che l’ascolto di una buona musica, come ad esempio quella del compositore austriaco, fa aumentare il livello del neurotrasmettitore che solleva il tono dell’umore nel cervello. Questo neurotrasmettitore di fatto migliora le prestazioni cognitive. Ma lo stesso effetto positivo si avrebbe ascoltando un cd qualsiasi che ci piace  o mangiando una barretta di cioccolato, secondo Glenn Schellenberg, professore di psicologia dell’Università di Toronto.

Le recenti indagini sulla musica di Wolfgang Amadeus Mozart

In uno studio austriaco del 2010, sono invece stati comparati 39 esperimenti, incentrati sulle musiche di Mozart. I ricercatori in questione hanno concluso che la teoria che questa musica migliori le capacità spaziotemporali non è suffragata da sufficienti prove. Il che non significa che, se siete grandi appassionati di Mozart, ascoltarne le sonate non abbia effetti positivi sul vostro cervello. 

A sostegno invece della musica del compositore austriaco, di recente, un team di ricercatori dell’Università del Texas Health Science Center, di Houston, hanno fatto una eclatante scoperta. I chirurghi che ascoltavano Mozart prima di cercare i polipi nel colon di un paziente, ne trovavano percentualmente di più di chi non aveva ascoltato la sua musica. Potrebbe essere che i medici avessero un debole per la musica classica. Ma se, poniamo, fossero stati fan di un cantante moderno, l’effetto sarebbe stato simile?

Un aiuto contro l’epilessia

Come abbiamo detto ci sono discordie tra gli studiosi. Ma molti esperimenti vanno a favore dell’effetto Mozart. L’ascolto di questa composizione sembrerebbe ridurre l’entità e la frequenza delle crisi in pazienti affetti da epilessia. I ricercatori dell’Università di Pisa e dell’IRCSS Stella Maris, Gianluca Sesso e Federico Sicca hanno raccolto e analizzato i risultati degli studi effettuati negli anni in una meta-analisi pubblicata su “Clinical Neurophysiology“. La sonata del celebre compositore, dicono i due ricercatori, sembra essere efficace contro i sintomi dell’epilessia, riducendo le crisi e anche le attività cerebrali anormali, tipiche dei pazienti epilettici.

E’ stato  dimostrato che la musica può essere utile nel trattamento di condizioni come autismo, demenza, disturbi del sonno, morbo di Parkinson, e tanti altri disturbi. Ma tra le patologie in cui la musica sembra offrire un aiuto inaspettato c’è l’epilessia, una delle patologie neurologiche più diffuse al mondo. In Italia ne sono affette almeno 500 mila persone. Le conseguenze della malattia stessa e degli effetti avversi dei farmaci antiepilettici sono neurologiche e cognitive, ma anche psicologiche e sociali, e incidono significativamente sulla qualità della vita dei pazienti, con costi sanitari molto alti. Non solo, circa il 30% di chi è affetto da questa patologia non risponde ai medicinali: perciò la ricerca in questo campo si concentra anche su approcci diversi che si integrino al trattamento farmacologico della malattia. Come appunto le sonate di Mozart.

Tutti questi studi ed esperimenti che sono stati fatti dagli anni ’80 fino ad adesso, sono davvero interessanti, ma sono ancora al centro di dibattiti e controversie scientifiche. Da una parte c’è chi sostiene che l’ “Effetto Mozart”, ovvero i benefici che la musica del compositore austriaco, sia unico; dall’altra chi pensa che gli stessi effetti possano venire da altre musiche e anche dalla cioccolata. Nei prossimi anni, il progresso delle neuroscienze e delle tecniche di immagini cerebrale potrà forse dare risposte più definitive. Non ci resta quindi che aspettare e nel frattempo ascoltare Mozart o il nostro CD preferito, che di certo male non fa. 

Fonti: https://www.galileonet.it/epilessia-effetto-mozart-musicoterapia/

https://www.focus.it/comportamento/psicologia/ascoltare-mozart-rende-davvero-piu-intelligenti