Venezia, la Wall Street del Mediterraneo

Tra l'XI e il XII secolo Venezia diverrà il centro finanziario e commerciale più importante del Mediterraneo sviluppando un proto capitalismo fortemente innovatore per il tempo

Venezia

Venezia assurge già nel XII secolo un primato incontestato nel Mediterraneo quale piazza dei commerci e delle finanza internazionale. I cittadini veneziani in grado di finanziare imprese commerciali erano cresciuti significativamente. Le loro navi solcavano tutto il Mediterraneo dapprima isolate, poi raccolte nelle mude o carovane, convogli armati e scortati che, prima del 1200, svolgevano il loro compito protettivo nell’Adriatico, disperdendosi su varie direzioni fuori del canale d’Otranto.

Erano sostanzialmente due i modi con i quali questa “Wall Street” del Mediterraneo finanziava i propri traffici. La prima, la rogadia, la più vecchia e sperimentata consisteva in un imprenditore che produceva o acquistava una merce affidandola poi ad un mercante incaricato di venderla in una piazza lontana. Si poteva ricorrere a prestiti a breve scadenza con tassi di interesse piuttosto salati per l’acquisto della merce.

L’altra forma, tipicamente veneziana e che progressivamente si affermerà sulla prima era la colleganza. Nella sua forma unilaterale, chiamata commenda, essa consisteva in un finanziere che affidava il proprio capitale ad un mercante e, al ritorno di questi, riceveva il capitale in restituzione mentre i profitti venivano divisi nella misura dei tre quarti al finanziatore e di un quarto al mercante.

Questa forma di finanziamento dei commerci permetteva ad un bravo mercante di raccogliere anche sette od otto colleganze contemporaneamente ognuna dei quali, se tutto andava bene, gli fruttava un quarto dei profitti. Spesso il ricavato era così sostanzioso che il mercante poteva trasformarsi lui stesso in un finanziatore.

Questo dava vita ad una diversa forma di colleganza, quella bilaterale. In questo tipo di colleganza, il capitalista forniva i due terzi del capitale, mentre il mercante forniva un terzo del capitale più il proprio lavoro. I profitti erano divisi nella misura del cinquanta per cento ciascuno.

I capitalisti veneziani di norma erano molto prudenti ed evitavano di investire una parte significativa del proprio patrimonio in un’unica colleganza, già a quei tempi si praticava un’attenta diversificazione degli investimenti al fine di ridurre i rischi.

A Venezia, i grandi affari e le grandi sostanze nascono infatti dall’accumulazione di piccole società e di piccoli profitti, e i documenti tra l’XI e il XII secolo comprendono, infatti, atti notarili stipulati per il prestito di una moneta d’oro, di una moneta e mezza, una somma relativamente modesta pur considerando che la moneta fino alla fine del XII secolo era ancora piuttosto rara.

Sarà Venezia nel 1172 infatti la prima città mercantile a coniare una moneta stabile, il grosso d’argento nel titolo e nel peso (2 grammi e 178 mg, a 968/ 1000) per trecento anni.

Il proto capitalismo veneziano non si fermava certo però alle due forme di finanziamento dei commerci succintamente descritti in apertura di questo articolo. Un notevole interesse riveste una sorta di società di capitali ante litteram. Si trattava di una struttura imprenditoriale che riuniva molti soci che apportavano sia capitale che il proprio lavoro. Profitti e perdite venivano ripartite proporzionalmente al capitale conferito.

Per chi, infine, non amava i rischi della navigazione, c’era un altro tipo ancora di società, che consisteva nel puro e semplice prestito di capitali da utilizzare ad negotiandum sulla piazza di Venezia, con suddivisione degli utili in parti uguali.

Le principali merci oggetto del commercio internazionale veneziano andavano da quelle di natura alimentare (olio e formaggio su tutti), alle spezie, i panni lavorati, i filati, il cotone, l’allume, e il ferro della Stiria e il legname del Cadore, per non parlare del sale, vero e proprio monopolio veneziano.

Iniziano a comparire anche i primi traffici di esseri umani, anche se il commercio degli schiavi si svilupperà in modo significativo soltanto alcuni decenni dopo. Lo “strumento” che rendeva grande Venezia nei commerci era la galera a remi e vela che proprio in quel periodo viene perfezionata e prodotta quasi in serie dall’Arsenale veneziano, un complesso portuale nel quale lavoravano centinaia di artigiani specializzati ed operai.

Le galere militari e quelle commerciali permetteranno a Venezia di dominare il Mediterraneo orientale per secoli. Il cuore finanziario ed economico della città lagunare era Rialto dove era ubicato l’importantissimo Ufficio dei Pesi e delle Misure. Il quartiere fitto di botteghe artigiane addossate le une con le altre aveva anche una nutrita colonia tedesca. Per collegare meglio il quartiere “finanziario” con il resto della città nel 1172 fu costruito il ponte sul Canal Grande.

Sembra si trattasse di un ponte di barche, certamente apribile nel mezzo per consentire il passaggio alle navi da carico che solcavano numerose il Canalazzo, dirette ai palazzi e ai fondaci dei mercanti.

Infine “l’impero commerciale” veneziano non può essere completo se non consideriamo l’importanza strategica delle colonie veneziane in Siria, in Palestina, a Tiro nel Libano. La più importante di tutte era però a Costantinopoli, dove nonostante la decadenza dell’impero bizantino, la città ponte tra Europa ed Asia, rimaneva sempre il mercato più ricco di opportunità dell’intero Mediterraneo.