Attualità, Criminalità

Diritti umani e carità cristiana contro la necessità dell’espiazione. È ancora pericoloso Riina?

di Massimo Zito

Ebbene si, parliamo di lui, di quel mostro orrendo di Totò Riina, tornato prepotentemente agli onori della cronaca ieri, quando la cassazione ha annullato con rinvio, per difetto di motivazione, la sentenza del 2014 del tribunale di sorveglianza che respingeva l’istanza di scarcerazione e passaggio agli arresti domiciliari presentata dalla difesa di Riina.

Posto che, al contrario di quanto si sta diffondendo sui social, la cassazione non ha ordinato la scarcerazione del capo dei capi ma ha chiesto al tribunale di sorveglianza di motivare meglio la sua decisione, abbiamo alcune considerazioni da fare.

Personalmente, sono uno di quelli che pensa che per certi criminali, una volta giudicati colpevoli, vada chiusa la porta della cella e poi gettata la chiave, non posso esimermi dal chiedermi quanto sia davvero pericoloso un uomo di oltre ottant’anni, cardiopatico e con una doppia neoplasia renale e se, nel suo caso, la stessa giustizia che nel tempo ha liberato e, in qualche modo, perdonato moltissimi membri delle Brigate Rosse, ideologi e assassini, spesso dichiaratamente non pentiti, possa sancire che il trattamento non può essere lo stesso per tutti.

Riina è un mostro, ha sulla coscienza, posto che ne abbia una, decine di assassinii, è stato condannato a decine di ergastoli ed è, probabilmente, ancora il capo indiscusso di cosa nostra. Può bastare la dimensione criminale di quest’uomo, ormai avviato verso la morte, a farci derogare dai principi di umanità e carità cristiana che di solito ispirano la nostra giustizia e che permeano tutta la nostra costituzione?

Concedergli il diritto ad una morte dignitosa è davvero un insulto alle sue vittime?

Probabilmente si e, in fondo, gli unici che desiderano il trasferimento ai domiciliari del capo dei capi sono solamente i suoi parenti, probabilmente qualche mafioso della vecchia guardia e lui stesso. Inoltre, resta da capire quanto sia effettivamente capace di agire e, soprattutto, se le sue condizioni siano davvero così gravi… La sentenza del tribunale di sorveglianza è del 2014, la richiesta quindi è ragionevolmente ancora precedente, in questi anni che sono trascorsi prima della decisione della cassazione, quanto si sono ulteriormente deteriorate le condizioni di Riina?

In breve, è possibile stabilire se, e quanto, il capo dei capi sia ancora pericoloso?

Io non so dire se sia giusto concedergli i domiciliari o no ma sto diventando intollerante davanti all’indignazione da social, davanti a tutte quelle persone, purtroppo numerose, che giudicano leggendo un titolo ad effetto e nemmeno una riga dell’articolo. Il carcere, nel nostro ordinamento, oltre alla funzione espiatoria ne ha anche un’altra, fondamentale, rieducativa. Chiaro che un condannato a tot ergastoli, che ha sulla sua scheda stampigliato il fatidico “fine pena: mai” non ha prospettive di reinserimento nella società ma è proprio la società a dove decidere se iniziare ad ispirarsi ad un principio basato sulla vendetta e abbandonare i principi umanitari che da sempre la ispirano.

Non so se Riina possa avere diritto ad aspirare ad una “fine dignitosa” e non so nemmeno se questa fine è davvero prossima come sostengono gli avvocati della difesa, visto che lo sostengono da almeno 3 anni. Sono certo, però, che in galera o ai domiciliari nulla cambierà per le sue vittime, che resteranno tali, e per la loro memoria.

Falcone, Borsellino,  Montana, Cassarà, Mattarella, Reina, Russo sono solo alcune dei cognomi delle sue innumerevoli vittime e il loro ricordo non può essere scalfito.

A mio parere, e lo ribadisco, l’unico punto da stabilire e se Totò Riina sia ancora pericoloso e se sia davvero ad uno stadio terminale.

Sono questi, secondo me, gli unici parametri in grado di fare la differenza in una decisione che, in un senso o nell’altro, andrà a toccare la coscienza collettiva della nostra società forse cambiandola per sempre.

 

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