Ambiente

Fukushima: ogni essere umano ricevette una dose di 0,2 millisieverts dopo l’esplosione

Sui social media stanno circolando una serie di notizie allarmanti sulle conseguenze dell’esplosione del reattore numero 2 della centrale nucleare di Fukushima-Daiichi nel 2011, avvenuta in seguito ad uno tsunami causato da un terremoto di grado 9.0 avvenuto al largo delle coste giapponesi. In effetti, come riferimmo in un articolo dedicato a marzo, la bonifica dell’area della centrale sta incontrando notevoli difficoltà e procede molto più a rilento del previsto, con costi molto maggiori di quanto preventivato.

Un team di scienziati del The Norwegian Institute for Air Research ha condotto uno studio sulle conseguenze a largo raggio dell’esplosione. Le conclusioni di questo studio sono state riprese dal New Scientist e, secondo quanto risulta dai dati pubblicati, gli effetti della ricaduta radioattiva dell’esplosione si sono certamente sentite in tutto il mondo ma non ci sono ragioni di panico o allarme: in sostanza, ogni essere umano, in seguito all’esplosione, avrebbe ricevuto una quantità di radiazioni inferiori a quelle cui ci esponiamo quando ci sottoponiamo ad una radiografia. Ogni anno, milioni di persone in tutto il mondo si sottopongono ad analisi con la TAC ricevendo dosi di radiazioni molto più elevate rispetto a quelli dovuti dall’esposizione indotta dall’evento di Fukushima.

Dopo l’esplosione furono rilasciate grandi quantità di materiale radioattivo, principalmente cesio 137, di cui circa l’80 per cento si è depositato nell’oceano, tuttavia, secondo il professor Nikolaos Evangeliou, autore dello studio, “Quello che ho trovato è stato che abbiamo ricevuto una dose di raggi X ciascuno.”

Il team di Nikolaos Evangeliou ha condotto la prima indagine globale sull’esposizione alle radiazioni causata dal tracollo di Fukushima. La maggior parte dei dati è arrivata dall’Organizzazione del Trattato globale sul divieto dei test , che utilizza una rete globale di stazioni per misurare i livelli di radiazione nell’ambiente.

Per quantificare l’effetto biologico dei livelli di radiazioni assorbite dal tessuto umano, gli scienziati utilizzano un’unità chiamata Sieverts. Dopo il disastro di Fukushima, ogni persona ha ricevuto, in media, 0,2 millisievert (mSv) di radiazioni.

Si tratta di un dosaggio minimo, inferiore al livello di fondo annuo di radiazioni nel Regno Unito, che è di circa 2,7 mSv all’anno. Una radiografia del torace standard espone a circa 0,1 mSv, mentre una tipica TAC produce 15 mSv.

Se si dovesse essere esposti ad esposizioni per un Sv, probabilmente si sperimenterebbero sintomi come nausea estrema e vomito.

Le persone che vivevano nei pressi della centrale di Fukushima hanno ricevuto una dose di radiazioni leggermente superiore, tra 1 e 5 mSv. Mediamente  Giappone, la popolazione è stata esposta ad una dose di radiazioni era 0,5 mSv.

L’ecosistema che circonda il sito di Fukushima ha subito un colpo più pesante, con un evidente calo nella diversità riportato per uccelli, insetti e popolazioni di mammiferi. Appena avvenuta l’esplosione, circa 160.000 persone furono costrette ad allontanarsi dalle loro case dopo l’evento, e migliaia di loro sono ancora sfollate.

A distanza di sei anni, la bonifica del sito procede a rilento a causa dell’altissimo livello di radiazioni che continua ad emettere il reattore 2 e si prevede che tempi e costi saranno molto maggiori di quanto inizialmente preventivato e resta la certezza che la zona di Fukushima resterà inabitabile per diversi decenni.

 

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