Musica

Le grandi canzoni del secolo scorso: Perfect day di Lou Reed

Perfect Day è un brano musicale scritto dall’artista statunitense Lou Reed e pubblicato su 45 giri il 24 novembre 1972 come lato B di Walk on the Wild Side. entrambi i brani erano parte dell’album Transformer.

La storia vuole che Lou Reed abbia scritto questo brano dopo una giornata passata a Central Park insieme alla sua fidanzata (e futura prima moglie) Bettye Kronstad ma l’interpretazione del pezzo come dedica romantica è stata spesso messa in dubbio a causa delle problematiche, legate all’uso di droghe, che affliggevano Lou all’epoca.

Infatti, alcuni critici hanno visto nel testo della canzone una romanticizzata metafora della sua tossicodipendenza. In realtà, questa interpretazione è dovuta principalmente all’inclusione di questa canzone nel film di Danny Boyle Trainspotting. Il testo sembra suggerire che, nonostante una “giornata perfetta” trascorsa al parco in compagnia della propria amata a mangiare panini e dar da mangiare agli animali, l’autore non riesce a scuotersi di dosso la sensazione agrodolce della nostalgia di cose passate, con la paura che si rivelino solo eventi partoriti dalla propria mente, forse annebbiata dall’uso delle droghe.

(EN)« Just a perfect day
You made me forget myself
I thought I was someone else
Someone good »
(IT)« Proprio una giornata perfetta
Mi hai fatto dimenticare me stesso
Ho pensato di essere qualcun altro
Una brava persona »

La ripetizione del verso finale sembrerebbe proprio evocare sentimenti di rimpianto piuttosto che di conforto.

Nel 1997 Perfect Day ebbe un nuovo momento di gloria quando la BBC la utilizzò in un servizio promozionale trasmesso in televisione e nei cinema nel quale Lou Reed insieme ad altri artisti di livello mondiale cantavano un verso a testa.

 

L’esecuzione ebbe un tale successo di pubblico che il 17 novembre la canzone venne pubblicata come singolo di beneficenza a favore di Children in Need e la BBC produsse un videoclip natalizio che raggiunse il 1º posto della UK Singles Chart e rimase in classifica per 22 settimane, contribuendo con £2.125.000 alla fondazione e vendendo un milione e mezzo di copie da allora fino al 2012.

httpss://www.youtube.com/watch?v=dfddYDRIFGY

Resta comunque indubbio che nel 1972 “perfect day” rappresentava l’america che guardava la realtà, fotografandola senza moralismi, senza falsi giudizi di valore. Guardandola e basta. Con onestà. Una realtà che ci viene raccontata senza trucco, perché non si ha paura di vedere il lato oscuro che c’è in ognuno di noi, le debolezze, le fragilità, la cattiveria e l’egoismo.

C’è chi non ha paura di dirci che in amore si può soffrire, che è probabile incontrare persone sbagliate e che spesso i sentimenti degenerano perché non sono puri, perché nessuno di noi può dirsi davvero puro. C’è qualcuno che non ha paura di dichiarare che se si prendono droghe è per disperazione, per alienazione, per distruggersi e non per ergersi a pensatori o guide spirituali. Questa persona era Lou Reed. Un artista capace di esplorare il lato oscuro della realtà, le cose di cui nessuno parla e di cui nessuno vuole parlare. Gli angoli bui della vita che ciascuno di noi conosce ma che preferisce non illuminare per salvaguardare l’etichetta, il buon nome, il posto e il ruolo che si occupa nella società, indossando continuamente maschere.

Lou Reed era capace di metterci tutti davanti a uno specchio, contrapponendosi fortemente alla retorica hippy di pace e amore libero che imperversava in California in quegli anni. Un artista profondamente sensibile, che aveva toccato con mano il dolore e visto con i suoi occhi il buio. Lou aveva paura di dormire perché il buio e la perdita dello stato di coscienza lo riportavano alla serie di elettroshock (all’epoca una terapia molto utilizzata) cui i suoi genitori lo obbligarono a sottoporsi da adolescente, per essere curato dalla sua presunta omosessualità. Basta analizzare alcuni suoi album per rendersi conto di questa sensibilità emersa dal dolore, della sua sublime poesia.

Perfect Day è semplicemente la “perfect song“. La canzone che ognuno vorrebbe sentirsi dedicare. La più bella di quell’album e forse la più bella in assoluto di questo artista.

You made me forget myself
I thought I was someone else
Someone good

Sono, forse, questi i versi più belli di quella che, alla fine, è una stupenda poesia d’amore. La meraviglia di accorgersi che nel mondo c’è qualcuno capace di farti dimenticare quello che sei, capace di farti sentire migliore.

Ill verso conclusivo della canzone, “You’re going to reap just what you sow” (Raccoglierai ciò che hai seminato), canta la consapevolezza di dover lavorare duramente per poter superare i  problemi. Si tratta di un concetto profondo e difficile da spiegare ma Lou riesce a sintetizzarlo in un breve, indimenticabile, verso di questa dolcissima canzone.

httpss://www.youtube.com/watch?v=qupH9aLF4hA

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