Complottismo

L’urinoterapia

di Oliver Melis per Reccom Magazine

Da qualche tempo si va diffondendo, soprattutto grazie al web e ad alcuni personaggi sciagurati, una nuova moda “salutistica, quella di bere la propria “amaroli“. L’amaroli altro non è se non la propria urina, raccolta e conservata allo scopo di berne un certo quantitativo tot volte al giorno allo scopo di curare varie tipologie di disturbi fisici e di recuperare quella parte di sostanze nutritive, assunte in eccesso e per questo escrete dal nostro organismo, che vi si troverebbero dentro.

L’urina è costituita in gran parte d’acqua e per il resto di urea, una sostanza dalle proprietà antimicrobiche. Per quanto riguarda la scienza ma anche per il buon senso, nonostante le proprietà antimicrobiche dell’urea, l’urina non è certamente un toccasana per il corpo umano visto che attraverso la minzione il nostro organismo se ne libera.

Gli antichi sciamani e poi i primi medici prescrivevano di bere urina per curare malattie come l’acne, l’asma, l’emicrania e il cancro ma, se questo era tollerabile in epoche lontane in cui la scienza arrancava nel buoi e la ricerca medica era ferma e decotti e tisane, oggi non è più accettabile che vi sia chi, approfittando dell’ingenuità e dell’ignoranza altrui, prescrive di bere la propria urina a persone che avrebbero bisogno di cure ben più serie.

Nonostante non vi siano evidenze scientifiche sulla sua efficacia, l’uso di beveroni a base di urina è ancora prescritto in alcune forme di medicina alternativa. Ad esempio, avrete sentito qualche volta che per lenire il dolore e disinfettare ferite o punture delle meduse ci si può urinare sopra… Lasciate perdere, rischierete solo di infiammare ancora di più la ferita.

L’urinoterapia è un genere di cura tornata in voga negli ultimi anni ed è considerata da alcuni forti sostenitori della naturopatia come una panacea, in grado di curare ogni malattia, dalla semplice influenza sino a problemi molto più gravi come le polmoniti o il morbo di Parkinson.

Nell’antichità l’urinoterapia veniva definita come “Frutto della Vita”, “Acqua Santa”, “Nettare Celeste” e, ancora oggi, chi utilizza questa pratica considera l’urina come un vero e proprio elisir, asserendo che essa è un distillato del nostro sangue (l’urina è il prodotto del filtraggio ematico operato dai reni), una sorta di fluido di altissima potenzialità salutistica.

L’urinoterapia nella storia

L’origine dell’urinoterapia sembrerebbe risalire ad alcuni antichi riti Indù della tradizione tantrica, nei quali la sostanza veniva definita amaroli. L’urina, espulsa dagli organi sessuali veniva bevuta per aumentare le prestazioni sessuali stesse. Esistono riferimenti storici in testi greci, romani ed etruschi che confermano l’utilizzo dell’urina come cura per alcune malattie. Tra i più noti naturisti c’erano Galeno e Ippocrate nell’antica Grecia mentre lo scrittore Plinio, nella sua Storia Naturale, consigliava l’utilizzo dell’urina per le ferite da morso e le malattie della pelle e il romano Diodoro Siculo riferiva dell’uso dell’urina che alcune popolazioni antiche facevano per la cura dei denti. Anche nelle culture asiatiche, soprattutto tra i monaci tibetani, esisteva la pratica di bere la propria urina.

Nonostante queste presunte doti, l’unica utilità dell’urina in campo medico si traduce nell’analisi chimico fisica che ne viene fatta per fini diagnostici (esame delle urine).

Oliver Melis è owner su facebook delle pagine NWO ItaliaPerle complottare e le scie chimiche sono una cazzata

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