Politica

Mattarella difende i risparmi degli italiani ma lo spread continua a salire a causa dell’instabilità politica

Dunque, il presidente Mattarella non ha permesso al presidente del consiglio incaricato di far partire una squadra di governo tra le cui fila fosse schierato un ministro apertamente critico con l’euro e L’unione Europea. Sostanzialmente fa parte delle sue prerogative, già Pertini, Ciampi, Scalfaro e Napolitano esercitarono questa prerogativa e la cosa non suscitò grandi polemiche perché la maggioranza di governo non si impuntò sul nome ma preferì non scontentare il capo dello stato.

Stavolta il fatto notevole è che Movimento 5 stelle e Lega, ovvero i membri della maggioranza, si sono irrigiditi sulla scelta del professor Savona all’economia e hanno provato a forzare la mano a Mattarella, ben consapevoli che il rischio era la rottura con il Presidente della Repubblica ed il Presidente del Consiglio incaricato è stato costretto a rimettere il mandato.

Non intendo entrare sulla costituzionalità o meno dell’agire di Mattarella né sulle ipotesi che da più parti vengono ventilate sulla messa in accusa di Mattarella per alto tradimento o attentato alla costituzione, che, a mio avviso, finiranno in una bolla di sapone e sono solo mosse di propaganda, bisogna, però, riconoscere che da entrambe le parti è mancata una certa flessibilità che avrebbe permesso di far partire un governo che, certamente, sarebbe stato, nel bene o nel male, rivoluzionario per il nostro paese.

Mattarella, a mio avviso, ha fatto sapere chiaramente, e con largo anticipo, che non avrebbe approvato la nomina di Savona, peraltro personaggio inviso anche al presidente della BCE Mario Draghi. È anche vero, però, che Mattarella avrebbe dovuto tenere conto del sentimento prevalente nel paese nei confronti di un governo tecnico del Presidente, un paese in cui i cittadini ricordano bene l’amministrazione controllata imposta dalla BCE e da Napolitano con la presidenza Monti, una prospettiva che ha fatto drizzare il pelo alla maggioranza degli elettori.

Dall’altra parte, è molto sospetto il comportamento di di Maio e Salvini, nel momento in cui, invece di sostituire il professore inviso all’Europa con un personaggio di più basso profilo, ad esempio Giorgetti, sempre leghista, che avrebbe potuto poi inserire Savona tra i suoi consulenti, hanno preferito impuntarsi ed arrivare allo scontro frontale. La dinamica degli eventi porta ad una fortissima suggestione che fa pensare ad una volontà dei due leader vincitori delle elezioni del 4 marzo di riportare rapidamente il paese al voto per capitalizzare il sentiment popolare che, secondo i sondaggi più aggiornati, assegnerebbe a 5 stelle e Lega una notevole crescita elettorale.

Si è, dunque, trattato di un’abile strategia per obbligare il Presidente della repubblica a ricorrere ad un odiato tecnico per arrangiare un governo di transizione in grado di approvare la manovra finanziaria (ma è improbabile che Cottarelli trovi una maggioranza in parlamento che lo sostenga) per poi andare nuovamente al voto tra ottobre e novembre?

Mi sembra strano che Mattarella sia caduto in un trappolone del genere ma è evidente che, in mancanza di una maggioranza in grado di sostenere il governo tecnico, Cottarelli sarebbe presto costretto a farsi da parte; solo PD e LeU sembrerebbero disponibili a sostenere il governo tecnico, mossa che sarebbe si di responsabilità ma che probabilmente costerebbe molto cara, elettoralmente, ai due partiti del centrosinistra. Non a caso Berlusconi, che pure non si è mai dimostrato particolarmente entusiasta della possibile partenza di un governo Salvini-di Maio, si è affrettato a dichiarare che Forza Italia non sosterrà un governo Cottarelli in parlamento, non parliamo di Fratelli d’Italia che invoca l’inpeachment del capo dello Stato per alto tradimento.

Certo, Mattarella non poteva decidere una nomina più infelice, Cottarelli nell’immaginario popolare è uomo del centrosinistra, fu responsabile alla spendig review nominato da Letta e confermato da Renzi anche se poi quest’ultimo, successivamente, lo defenestrò, inoltre, è noto che Cottarelli sia ben inserito all’interno del Fondo Monetario Internazionale e che sia, quindi, organico a quei poteri forti economici cui gran parte dell’opinione pubblica assegna gran parte della responsabilità per la difficile situazione economica italiana.

Insomma, c’è qualcosa che non quadra in tutta questa serie di eventi, non possono essere solo la paura dello spread o le parole preoccupate dei leader delle principali potenze europee la causa del fallimento del tentativo di Conte, peraltro personaggio tecnico stranamente proposto come primo ministro dai movimenti politici che più di ogni altro battono da anni sul fatto che dalla caduta di Berlusconi nel 2011 non abbiamo più avuto un primo ministro eletto ma solo nominati scelti dal Presidente della Repubblica.

Mi pare evidente che vi sono stati dei movimenti dietro le quinte di cui il pubblico non è stato portato a conoscenza e, alla luce della risalita odierna dello spread, che mentre scrivo ha raggiunto quota 230, non si capisce nemmeno come si concretizzerebbe “la difesa dei risparmi degli italiani” portata da Mattarella come giustificazione per il suo veto a Savona.

Ora cosa succederà?

Cottarelli, come da rituale, ha appena accettato l’incarico con riserva e già si parla di un governo di tecnici dai nomi noti per essere ben integrati nelle varie strutture del Fondo Monetario Internazionale e svariate istituzioni economiche. Si tratta di un governo che anche se non dovesse ottenere la fiducia del parlamento potrebbe comunque occuparsi dell’ordinaria amministrazione ma durerebbe probabilmente solo per i mesi estivi. Se il governo Cottarelli sarà in grado di ottenere i voti “responsabili” necessari, probabilmente il suo governo ci porterà almeno fino a dicembre con voto a febbraio o marzo ma se, come appare probabile, si tratterà di un governo neutrale ma di minoranza è possibile che Mattarella sarà costretto a sciogliere le camere in tempo per poter indire elezioni anticipate entro settembre o ottobre.

Insomma, a dispetto delle dichiarate buone intenzioni del Presidente della Repubblica, l’instabilità politica italiana ci sta portando a grandi passi verso quel baratro economico che Mattarella ha dichiarato di voler evitare ed i risparmi degli italiani non paiono poi così tanto al sicuro, inoltre, dopo questo teatrino di oltre tre mesi si è diffusa nell’opinione pubblica l’idea che la nomenclatura farà di tutto per evitare un governo di stampo populista e, come dicono tutti gli ultimi sondaggi, nuove elezioni a breve gioveranno solo a Lega e Movimento 5 Stelle i cui consensi potrebbero crescere a dismisura. È probabile che, in caso di nuove elezioni, il movimento dei grillini eroderà ulteriormente la base elettorale del PD e pescherà voti anche tra gli astenuti del precedente giro e tra coloro che votano d’abitudine a sinistra. Al contrario, la Lega finirebbe di assorbire quanto è rimasto dell’ex elettorato di Alleanza Nazionale, e ben lo sa Giorgia Meloni che, infatti, è stata la prima ieri ad alzare i toni accusando di alto tradimento il Presidente della Repubblica ed ha alzato i toni in un estremo tentativo di salvare quanto resta del suo partito. Continua invece ad ondeggiare Berlusconi, sospeso tra un passo di lato per favorire il governo della Lega e dei 5 stelle e le intenzioni di non votare la fiducia né a Conte né a Cottarelli, convinto che il suo ritorno in campo nel pieno della legittimazione potrebbe far guadagnare preferenze al suo partito. La realtà è che, forse, potrebbe recuperare qualcosa soprattutto tra gli astenuti dell’ultima tornata elettorale e molto dipenderebbe dal ripresentare il centrodestra unito, anche con la Lega. Se la Lega dovesse rompere con il centrodestra è possibile che il prossimo parlamento sarà largamente egemonizzato da Lega e 5 Stelle.

Resta una sola incognita: i parlamentari.

Quanti saranno i parlamentari di Lega e Movimento 5 Stelle, per non parlare di quelli di Forza Italia e di Fratelli d’Italia, disposti a rischiare di rinunciare a 5 anni di introiti da parlamentari in caso di mancata rielezione in nome di un ideale?

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